Letto e straletto l’articolo di Alberto Manguel su “Repubblica” del 13 luglio (“Breve storia delle letture estive”), avevo anche riflettuto sulle considerazioni di Sandro Vero su questo blog (“…e la chiamano estate”). L’estate non è la più intelligente tra le stagioni. Forse finanche la più stupida. Perfino Dan Brown passa per un tipo in gamba. E sotto sotto lo è, sotto il solleone intendo dire.

Le letture estive, si sa, sono le più leggere. Ho interrotto la “Recherche” quando è finito il campionato di calcio, avevo appena restituito Tommaso Moro alle scaffalature. Ho preso in mano roba sulla politica occulta, sulle Avanguardie e il loro rapporto con l’esoterismo e qualche fumetto tanto per non dimenticare, come scrisse Umberto Eco, quel che siamo stati. Se un giorno perderemo la memoria è da lì che dovremo ricominciare.

Charlie Brown cioè quel che è – e non che sarà – il cittadino medio americano, Snoopy l’unico che possa permettersi il lusso di sognare (e in estate va di più) e tutti gli altri. Parte del mio tifo è rivolto all’onestà italiana di “Alan Ford” fumetto eternamente incompleto, ironico e un po’ surreale tanto per rimanere in tema. Dovrebbe raccontare l’Italia. In fondo i difetti attraggono più dei pregi.

D’estate si legge siciliano. Vuoi perché gira vota e furria sono sempre le stesse cose. I proverbi, la mafia, i siciliani onesti, quelli che possono esserlo, quelli che non lo saranno mai. Il risultato non cambia. Siamo allo sfascio. Due o tre le scuole di pensiero. La colpa è dei politici – dunque adesso di Crocetta –, la colpa è dei siciliani non di quelli onesti però (e giù con le percentuali), la colpa non è manco dei siciliani fermi agli stupori tribali o famigliari, che governano una regione di oltre 5milioni di anime come possono, cioè male. Qualcuno ha mai messo mano alla burocrazia? Qualcun altro si è chiesto quante vale un diritto in Sicilia o cos’è lo spazio pubblico?  E come si fa a vivere in un luogo nel quale ciò che ha fatto nonno conta più di quello che farai tu?

Magia delle stagioni, tutto ciò in estate diventa dolce e leggero come lo zucchero a velo. Superfluo, discutibile. Leggero sta per consumabile con facilità. Sarà una questione di clima ma non sottovaluto l’obbligo del divertimento, che è regola della democrazia. Non è pensabile un 31 dicembre senza trenino, dunque non è concepibile un’estate orfana di spensieratezza, seppur artificiale.

Ogni cosa si abbassa di tono. La bronzea solennità di una sinfonia o l’esito sanguinario di un’opera verista passano sopra corpi radunati nella pubblica piazza, senza mietere vittime. Anche per questo, per sottile paradosso, in estate si digerisce meglio l’episodio di cronaca. Ne vediamo di ogni colore e sopportiamo: i codici morali ed estetici si aggiornano ad ogni ciclo. Ecco, in conclusione introdurrei nel linguaggio comune donne o uomini estivi. Esibizionisti, avidi di sguardi ed emozioni. Lettori onnivori, collezionisti di superficialità e cattivo gusto. Le carni al sole con accessori e quanto serve. Soltanto passeggeri, per fortuna.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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