di Daniele Lo Porto

CATANIA –Secondo me c’è un folletto maligno, o quanto meno dispettoso,  che si è impossessato degli amministratori e dei tecnici che si occupano di viabilità a Catania. Non può essere diversamente. 

Altrimenti sarebbe impossibile spiegare e spiegarsi alcuni provvedimenti che hanno contraddistinto l’anno e poco più di sindaca tura Bianco. Dall’abbattimento perentorio, esattamente un anno fa, del ponte del Tondo Gioeni all’inaugurazione della rotonda, che rotonda non è, di piazza Galatea. Nel mezzo mettiamoci la rimozione dei blocchi spartitraffico sul lungomare, nei pressi di piazza Mancini battaglia e il blitz che ha portato alla realizzazione di una “rotatoria naturale” tra corso delle Province, via Vittorio Emanuele Orlando e via D’Annunzio. E cominciamo da quest’ultima, perché anche la definizione di “rotatoria naturale” è quanto meno bizzarra, se la naturalezza della rotatoria è stata costruita con ben due blocchi di bruttissimi New Jersey bianco e rossi. Con la presunta intenzione di limitare la pericolosità della strada si è creato un circolo vizioso che già in questo periodo, con la città deserta, provoca rallentamenti e incolonnamenti tra i pochi automezzi in circolazione. La fantasia creativa dei tecnici alla viabilità ha raggiunto, a nostro parere, la massima espressione in questo intervento. Sarà la prova del nove, cioè il ritorno della città al traffico di sempre, già a partire dai primi di settembre, a stabilire qual è la sostenibilità dell’intervento tecnico in un’area così  fondamentale della viabilità cittadina.

Sul Tondo Gioeni si sono sprecati fiumi di inchiostro, vero e virtuale, accesi dibattiti e rinfocolate polemiche. La goliardata dei consiglieri di opposizione a Palazzo degli elefanti ha suscitato più di un sorriso e ancor più condivisione, a parte la piccata reazione dell’assessore Rosario D’Agata. Comprensibile, d’altronde. Resta il fatto che, al di là delle più o meno condivisibile scelte tecniche e delle motivazioni economiche (abbattimento o manutenzione?), ormai non si può tornare indietro, ma negare l’evidenza no. La rotatoria è rimasta incompleta, è pericolosa, rallenta il traffico ed ha praticamente reso irraggiungibile il Parco Gioeni, prima accessibile proprio tramite il ponte mentre ora costringe eventuale pedoni coraggiosi che vogliano andarci da via Etnea un lungo e tortuoso percorso.

Sulla rimozione dei New Jersey di plastica dal lungomare ci sarebbe altro da dire. Se certo erano antiestetici, è anche certo che, comunque, fossero in gran parte efficaci perché costringevano i conducenti di mezzi a due e quattro ruote a limitare la velocità, a non compiere inversioni a U pericolosissime e costituivano una boa di salvataggio per i pedoni che doveva attraversare quel tratto di strada a quattro corsie.

“La pista da kart”, come è stata scherzosamente ribattezzata la rotatoria oblunga di piazza Galatea, forse poteva essere disegnata con mano più ferma, ma tant’è. Quanto meno è uno spazio verde nel quale lo stallone morente del maestro Messina troverà, speriamo, pace in questa sua eterna sofferenza di opera d’arte non gradita dai catanesi e sfrattata da diverse collocazioni, l’ultima delle quali, e certamente la meno appropriata, quella di piazza Vittorio Emanuele, cioè piazza Umberto.

Proprio quest’ultima opera d’arte in materia di viabilità sarà inaugurata sabato prossimo tra rulli di tamburi ed effetti speciali, dall’Amministrazione cittadina in pompa magna. Ma, il dubbio è lecito, cos’altro ci riserva il futuro?

 

 

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