di Daniele Lo Porto

CATANIA – Vita triste quella dei figli d’arte in politica. L’infanzia segnata dall’impossibilità di giocare con papà affaccendato a soddisfare clientes; le sirene di polizia e carabinieri che magari sembravano provocare qualche apprensione; la negazione di una vita normale: lavoro, stipendio, mutuo, lavatrice nuova, famiglia, ferie, preoccupazioni, gioie.

Dev’essere difficile crescere con un papà votato al sacrificio della politica, che si fa vedere più spesso in televisione o incollato ad un muro che nel salotto di casa o in garage a lubrificare la bicicletta. Sono traumi, sicuramente: in alcuni casi per i figli di papà politici, in milioni di casi per i cittadini che subiscono quei papà poco attenti alla propria famiglia e molto alla cosa (loro) pubblica (o, meglio, privata).

FOTO TOTI LOMBARDOMa fortunatamente ci sono delle eccezioni e almeno due vanno sicuramente ricordate. La prima riguarda Salvatore, detto Toti, Lombardo. Un ragazzo come tanti, bello e vivace, tanto sicuro di sé, dicono, (chissà da chi ha preso), studente modello. E cosa succede? Nel 2012 il figlio di Raffaele, noto ex presidente della Regione, ex presidente della Provincia, ex parlamentare europeo, ex vice sindaco di Catania, ex assessore regionale, insomma un imprenditore agricolo prestato alle istituzioni, decide di darsi alla politica: ci sono le elezioni regionali in vista. Cioè un concorso pubblico per 90 posti a 15.000 euro al mese per cinque anni. Niente di che: sempre di precari si tratta. Papà Raffaele e mamma Rina non sono d’accordo: lo affermano urbi et orbi, ma il ragazzo è testardo, si vuole candidare e non c’è niente da fare. Mamma e papà non lo sostengono più di tanto: se in uno dei comizi ci sia tutta la burocrazia regionale, tutta la dirigenza della sanità siciliana, tutti quelli che contano per rendere omaggio al ragazzino-candidato deve essere solo una coincidenza.

E’ anche una coincidenza che il nome di Toti Lombardo, schierato a supporto di Gianfranco Miccichè, colui che ha consegnato la Sicilia a Rosario Crocetta, non dimentichiamolo, esca “secco” su migliaia di schede. Ha tante amicizie, frequenta le discoteche e le sale studio all’Università, tutto regolare quindi. Chi pensa che sia stato il papà a dare severi ordini di scuderia finirà all’inferno. Insomma, per farla breve Toti viene eletto, ma non è il più votato del fronte ampio, ma già in via di disfacimento dei così detti “lombardiani”. Nicola D’Agostino farà di più e meglio e, non a caso, finirà l’esperienza sedicente autonomista.

Adesso, si avvicinano le elezioni amministrative. Si voterà anche al Comune di Bronte, città che negli ultimi anni è il baricentro della politica internazionale. Ha regalato alle Istituzioni un senatore-contadino che ora, nella vecchiaia, fa il sindaco, ma non sarà ricandidabile. Peccato. Sta dando un sottosegretario all’Agricoltura, Bronte è terra di pistacchi, si sa, che è stato ex presidente della Provincia, ex parlamentare europeo, ex vice presidente della Regione, ex tante altre cose da quando aveva 22 o 23 anni.

FOTO CARLO CASTIGLIONEInsomma: un dirigente d’azienda, come si qualifica, prestato alla politica. Ma cosa succede nella ridente cittadina etnea? Succede che Carlo Castiglione, 20 anni, nipote del sindaco Pino Firrarello e figlio di Giuseppe, il sottosegretario in quota Ncd, l’unico partito che ha più cariche che voti, si voglia candidare al Consiglio comunale. Nonno Pino è contrario, lo dichiara in un’intervista pubblicata su questo giornale; papà Pippo non si esprime, ma lui è uomo di poche parole. Per fortuna. Insomma Carlino come Toti si candiderà, nonostante l’ostilità dei congiunti e lo dimostra il fatto che non utilizzerà il logo di famiglia, Ncd, appunto. Ma scommettiamo che anche Carlino, fronte spaziosa, sguardo volitivo e profondo, scoprirà di avere tanti amici a Bronte? Forse più di quanti possa immaginare.

Scrivi