La Chiesa Cattolica, proprio sul finire del secondo millennio, è stata scossa al suo interno da una importantissima guerra teologica, determinata dalla pubblicazione del saggio intitolato “Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso” del gesuita Jacques Dupuis. Il Cardinale Ratzinger, prefetto alla Congregazione per la dottrina della fede lo pose sotto processo. Come mai questa guerra mondiale tra i teologi cattolici di tutto il mondo? Il motivo è semplice: Jacques Dupuis era in quel momento il massimo esperto di teologia delle religioni, una parte della teologia che studia il rapporto tra le varie religioni e in particolare il loro ruolo all’interno dell’azione di Dio nel mondo. In apparenza, sembra una materia caratterizzata da un linguaggio criptico da alta teologia, in realtà, questa parte della teologia finisce per esaminare alcuni aspetti interessanti del fenomeno religioso legati soprattutto alla globalizzazione e all’incontro tra i popoli, le culture e, per conseguenza, anche le religioni. In questa prospettiva, la teologia delle religioni entra nel vivo del problematico rapporto tra fede e culture e del dialogo interreligioso. Non si tratta di un studio generico della religione e del fenomeno religioso, ma una riflessione sul pluralismo religioso e culturale presente nel mondo.

Uno dei lontani progenitori della teologia delle religioni è, per certi versi Niccolò Cusano, che affrontò il problema della pluralità delle religioni e dei riti in un’opera intitolata De pace fidei, un dialogo in cielo al cospetto di Dio tra i vari fondatori delle religioni per cercare insieme di giungere ad un’unica religione pur nella pluralità dei riti. Inoltre, dopo il crollo dell’impero romano d’Oriente, il Cardinale Cusano si pose il problema del dialogo tra il cristianesimo e l’islam.

La riflessione attuale è molto più complessa e trae spunto da problemi molto concreti legati alla globalizzazione e al rapporto tra le culture. Molto sommariamente, nella teologia delle religioni, si distinguono tre posizioni principali: l’esclusivismo, l’inclusivismo e il pluralismo.

Secondo l’esclusivismo, l’unica vera religione è il cristianesimo, Cristo è Dio ed è l’unico salvatore del mondo. Le altre religioni sono imperfette, piene di errori e non hanno alcun valore salvifico. Nell’inclusivismo, al contrario, pur lasciando una posizione privilegiata a Cristo e al cristianesimo si riconosce valore alle altre religioni, anche a quelle più lontane come l’animismo e l’induismo, e si ammette entro certi limiti il loro valore salvifico. Uno dei maggiori sostenitori è stato il gesuita Karl Rahner. Infine, il pluralismo tende a ridurre Cristo ad una delle tante figure religiose presenti nel mondo e riconosce una perfetta eguaglianza tra tutte le religioni. Alcuni autori (John Hick, Paul F. Knitter) sostengono che i gruppi religiosi non dovrebbero occuparsi troppo dell’ortodossia, quanto praticare ortoprassi (azioni concrete in favore dell’uomo e del mondo).

Si tratta di una questione di cruciale importanza che si è posta molto prima dell’esplosione del caso Dupuis, in particolare, durante l’incontro di Assisi tra papa Giovanni Paolo II e i capi di tutte le religioni. Il Cardinale Ratzinger si oppose strenuamente a questo incontro. Secondo la sua opinione, l’incontro poteva generare un equivoco nell’opinione pubblica: l’idea di creare una sorta di ONU delle religioni e di mettere sullo stesso piano il cristianesimo con le altre religioni, Gesù Cristo e tutti gli altri fondatori di religioni.

La Chiesa Cattolica ha due grandi paure: la violenza delle frange integraliste dell’Islam e il morbido relativismo proveniente dall’induismo. Dall’Asia e dall’India, proviene l’idea secondo la quale, l’Assoluto è inconoscibile, e ogni tanto si mostra con delle figure denominate avatar, ognuna delle quali ne riflette la luce del mondo. Cristo sarebbe solo l’avatar per il mondo occidentale. Inoltre, dall’India viene anche una forma di spiritualità legata al corpo e al benessere fisico, molto invasiva e molto competitiva rispetto al cristianesimo.

Jacques Dupuis ha sostenuto nel suo libro una posizione intermedia tra inclusivismo e pluralismo: un pluralismo convergente. Questo gesuita riconosce un grande valore alle tradizioni religiose non cristiane e soprattutto a quelle dell’estremo Oriente, dove ha insegnato per trent’anni. Ha sottolineato che ci sono degli aspetti del cristianesimo che sono conosciuti meglio anche al di fuori dei confini visibili dell’Occidente. Finisce per affrontare lo spinoso e delicatissimo problema del rapporto tra fede e cultura. Il cristianesimo – ed  in particolare, il cattolicesimo – sono profondamente intrisi di filosofia platonica e aristotelica. Dupuis comincia a porsi la domanda di come il cristianesimo possa essere letto, riletto ed interpretato alla luce di tradizioni non occidentali e con un differente linguaggio teologico. Parla apertamente di fecondazione incrociata tra le culture e anche tra le religioni.

Il saggio di Dupuis dà ampio spazio anche ad ulteriori riflessioni sull’azione dello Spirito Santo e della Chiesa nel mondo. Ed è su questo punto, che Dupuis sembra prestare molta attenzione alle ortoprassi. Parla di una Chiesa che deve sostenere le prassi di liberazione dei popoli oppressi, quindi deve occuparsi di problemi come la fame, la povertà, l’immigrazione, ecc.. Si interroga sulla “Terza Chiesa”, ossia di tutte le chiese che si trovano nei paesi del Terzo Mondo, una chiesa quindi sempre meno occidentale e meno romana. In questa sede non è possibile descrivere in dettaglio tutte le riflessioni e le argomentazioni di Dupuis. Certamente, appare chiaro come il suo pluralismo convergente, il suo Cristo, la sua visione di Chiesa siano molto lontani da quelli di alcuni settori più tradizionalisti della Chiesa Cattolica.

Ratzinger è intervenuto personalmente nella vicenda, l’ha influenzata ed è stato un arbitrio molto parziale. Soprattutto, il futuro papa Benedetto XVI ha fatto pesare la sua posizione teologica vicina all’esclusivismo. L’unico a non poter parlare è stato Dupuis, perché la disciplina del processo che si svolge davanti alla Congregazione per la dottrina della fede prevede la sospensione dalla cattedra e l’obbligo del silenzio. Dupuis è stato condannato e la sua opera è stata bandita. Nel 2000, papa Giovanni Paolo II ha emanato la dichiarazione Dominus Iesus che riproduce la visione ratzingeriana della questione:

  • Gesù Cristo è Dio, l’unico vero Salvatore del mondo e l’unico mediatore della salvezza;
  • la Chiesa è l’unico strumento visibile di salvezza, al di fuori dei suoi confini, lo Spirito opera secondo vie a lui note;
  • le religioni monoteiste (ebraismo, islam) si pongono ad un livello inferiore, seguono le altre religioni;
  • l’unica vera chiesa è quella cattolica, seguita da quella ortodossa, le chiese protestanti non sono chiese in quanto mancanti della successione apostolica.

Tutto il magistero di Benedetto XVI è stato rivolto a predicare l’unicità salvifica di Cristo e della Chiesa Cattolica. A questa via neointegralista, Ratzinger ha accoppiato i valori non negoziabili e un modello di vita non negoziabile. Quest’ultimo si ritrova nel Compendio di dottrina sociale della chiesa cattolica, ed è sostanzialmente una versione ecclesiale del conservatorismo compassionevole di George W. Bush.

L’attuale papa è figlio di un emigrante e proviene da uno stato martoriato dalla crisi economica ed ha molti elementi comuni con le idee di Dupuis. Sorge spontanea una domanda: Jacques Dupuis era un eretico o un profeta?

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