PALERMO – Continuano ad emergere particolari inquietanti in seguito al duplice omicidio di ieri avvenuto in una cava di Trabia, in Contrada Giardinello Buttitta, -sottoposta a sequestro giudiziario dal 2007- in cui veniva prodotto pietrisco per massicciata ferroviaria.

A parlare, attraverso un comunicato stampa,  è l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, che in merito alla vicenda, afferma: “Osservo che l’ingiustificata e ingiustificabile furia omicida di Francesco La Russa è esplosa dopo nove mesi dalla sua messa in mobilità, e solo in concomitanza al clamore che ha suscitato l’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Caltanissetta e che ha finito per scatenare attacchi personali nei confronti di tutti coloro che gestiscono i beni sequestrati alle mafie accusati di arricchirsi in danno dei titolari delle imprese dei proposti e dei loro dipendenti. Sicuramente l’osservanza del prescritto segreto delle indagini preliminari avrebbe contribuito ad evitare il formarsi di giudizi sommari ed affrettati oltre che infondati”.

Circa poi le voci sollevatesi a poche ore dall’efferato omicidio, che hanno dipinto l’assassino come una vittima della crisi, come se ciò valesse a giustificarne in qualche modo l’operato, l’avvocato ribatte:“Francesco La Russa non è una vittima della crisi economica o delle politiche dell’Amministrazione Giudiziaria. E’ un criminale che ha distrutto 2 famiglie. Non solo era in mobilità ma aveva rifiutato di essere assunto alle medesime condizioni presso la Cava Valle Rena di Altofonte che dista solo 10 km da Cava Giardinello. Chi versa in condizioni economiche difficili non rifiuta il lavoro che gli viene offerto”.

All’origine di tutta la vicenda, il calo delle richieste di materie prime, che l’avv. Seminara, sempre nel comunicato sopracitato, spiega così: “L’accordo di mobilità raggiunto tra il datore di lavoro, assistito da Confindustria Palermo, e la RSA aziendale, assistita dalla FILLEA CGIL e dalla FILCA CISL” è stato “motivato dalla minore quantità di volumi estratti a causa della riduzione delle commesse” e dunque i vertici sindacali hanno dovuto prendere atto “dell’inevitabilità della mobilità in questione”. In parole povere, o l’azienda metteva in mobilità “massimo n. 5 lavoratori dipendenti risultanti in esubero rispetto alle esigenze produttive dell’azienda, su una forza complessiva di n. 17 unità” o si sarebbe rischiato il fallimento. Per tutti.

Ma non finisce qui. Il defunto Dr. Gianluca Grimaldi, direttore di entrambi i siti produttivi, infatti, aveva già ventilato a La Russa, nonostante tutto, l’eventuale reintegro in azienda, qualora la situazione economica fosse migliorata. Continua infatti l’avv. Seminara: “D’intesa con le organizzazioni sindacali, pur non essendo previsto per legge, la Cava Giardinello srl si è impegnata a reintegrare nel proprio organico i dipendenti in mobilità, qualora si fossero verificati i presupposti di incremento delle produzioni e ciò per tutto il periodo della durata della mobilità, facendo osservare che invece, la legge prevede che solo per i primi sei mesi ciò costituisce un obbligo per il datore di lavoro, rimanendo per il periodo successivo liberato il datore di lavoro d’assunzione anche di soggetti diversi da quelli in mobilità”.

L’alternativa alla mobilità dunque, sarebbe stata l’assunzione presso la cava Valle Rena, ad Altofonte, distante appena 10 km dal luogo della tragedia: “Nello specifico caso del La Russa, -continua l’avv. Seminara- è opportuno sottolineare che l’amministrazione giudiziaria, avendo la necessità di realizzare una maggiore produzione di aggregati presso l’altra cava sita in località Altofonte, Cava Valle Rena, ha manifestato – anche reiteramente – attraverso il direttore di cava (il compianto Dr. Gianluca Grimaldi, direttore di entrambi i siti produttivi) la possibilità di assumerlo alle medesime condizioni contributive e retributive presso la citata Valle Rena srl., ottenendone un netto, quanto immotivato rifiuto”.

Teresa Fabiola Calabria

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