di Agnese Maugeri

CATANIA- Anche quest’anno la città etnea come da tradizione ha ospitato la XII edizione del Trailers Film Fest, numerosa la partecipazione dei catanesi e in particolar modo dei giovani sia durante i workshops al Monastero dei Benedettini che nelle serate di proiezioni al Teatro Metropolitan.

Quattro giornate intense che hanno visto decretare molti vincitori e consegnare numerosi premi, il più importante “L’elefantino D’argento”, simbolo della città di Catania, per il miglior Trailer Italiano è stato vinto dal pluripremiato film “Il capitale umano” di Paolo Virzi.

Il premio al miglior Trailer Europeo aggiudicato da “Nynphomaniac” di Lars Von Trier, miglior Trailer Word al film hollywoodiano “Gravity” di Alfonso Cuaron, e infine miglior Trailer Premio del Pubblico vinto da Pif (Pierfrancesco Diliberto) per il suo “La mafia uccide solo d’estate”.

logo perez defTra i tanti incontri avvenuti al Trailers Film Fest hanno riscontrato una notevole importanza l’omaggio alla memoria del registra Carlo Mazzacurati con la proiezione del suo ultimo film “La sedia della felicità” e le presentazioni in anteprima dei film “Maze Runner- il labirinto” di Wes Ball prodotto dalla 20th Century Fox e “Perez” di Eduardo de Angelis prodotto da Medusa in co-produzione con l’attore protagonista Luca Zingaretti.

L’incontro con il regista e con il protagonista di “Perez” si è tenuto al Monastero dei Benedettini prima della proiezione avvenuta la stessa sera al Metropolitan, tanti i giovani che hanno riempito l’auditorium della facoltà di Lettere e Lingue di Catania. Il film un noir atipico per il cinema italiano interamente girato in una Napoli diversa da quella conosciuta, che appare come una fredda metropoli difficilmente riconducibile alla città partenopea, ma sono proprio i suoi palazzi alti e austeri e la luce grigia e cupa che riescono straordinariamente e a relazionare il personaggio e la sua storia con l’ambiente che lo circonda.

Demetrio Perez è un avvocato d’ufficio che difende i delinquenti, rassegnato e inerte si lascia trascinarefoto 5 dalla vita, così come spiega Luca Zingaretti durante l’incontro, il suo è un racconto di nascita e rinascita, ha una figlia Perez che si innamora di un ragazzo invischiato con la camorra e per salvarla, per difenderla, l’avvocato farà di tutto cambiando la sua situazione e affrontando le difficoltà in un percorso ricco di colpi di scena che porteranno verso la rivincita del protagonista.

Conclusasi la presentazione abbiamo incontrato Zingaretti e De Angelis che hanno gentilmente risposto alle nostre domande.

Lei oltre a essere l’attore protagonista del film è anche co-produttore, cos’ha trovato di intenso in questa storia tanto da coinvolgerla in diversi aspetti?

«Questo è un film con vari livelli di lettura, quando mi è stato consegnato il copione l’ho letto tutto d’un fiato ma ancora non si sapeva se e quando il film si sarebbe realizzato. La storia di Perez parla di rinascita, un uomo che si rimette in piedi riprendendo lentamente possesso della sua identità. Leggendola mi sono commosso così ho chiamato Edoardo e gli ho detto che volevo fare il film ma inoltre volevo anche co-produrre aiutandolo nella realizzazione, credo che anche il pubblico resterà coinvolto dalla vita e dall’evoluzione di quest’uomo».

Nella sua carriera ha interpretato molti ruoli che parlano di uomini di legge, come si accosta allo studio dei personaggi soprattutto quando hanno un elevato spessore civico e sociale?

«Ho iniziato interpretando ruoli da cattivo vedendo la legge dalla parte dei delinquenti per esempio nella Piovra 8 ero un boss mafioso, poi interpretai anche uno stupratore, non scelgo mai un ruolo per il suo valore sociale, ma amo i soggetti che hanno qualcosa di cui parlare per ridare loro memoria. Sono un attore che mette i suoi personaggi su un manichino e li studio, non mi immedesimo mai in loro e non li giudico cerco solo di comprenderli e di restituirli al pubblico».

 Il personaggio di Perez cos’ha lasciato in Zingaretti?

«Perez è un padre come me e anch’io per mia figlia lotterei contro tutto e tutti, è un uomo che ha perso il gusto, il contatto con la vita e poi a un foto 1certo punto della sua esistenza accade qualcosa che non si sarebbe mai augurato e si ritrova a far i conti con tutto ciò che aveva abbandonato, con quello che nella vita aveva lasciato aperto e incompiuto e questo accade a ognuno di noi, arriva sempre un momento in cui ci ritroviamo a far i conti con il nostro passato per poter andare avanti. È una storia che ho voluto fortemente raccontare io in prima persona».

 Cosa pensa riguardo alle polemiche sugli incentivi all’arte e al cinema che vengono negati dallo stato e dalle regioni, come sta accadendo alla fiction di Montalbano?

«La Sicilia è una terra bellissima con una forte identità dal punto di vista sociale e culturale, io in questi anni sono venuto da ospite e ho imparato ad apprezzare la vostra terra. In merito alla polemica sul luogo delle riprese di Montalbano non mi voglio pronunciare; per quanto riguarda il mondo del cinema in Italia ormai è sempre più difficile montare un film ma del resto è difficile anche aprire un negozio o portare avanti un’attività, c’è la crisi economica e bisogna necessariamente fare i conti con questa nuova realtà».

Eduardo De Angelis, lei è il regista di “Perez” un noir italiano, ci parli della sua scelta mostrare Napoli sotto un aspetto inedito, fatta di grandi spazi e di cemento, facendola apparire come una città sconosciuta a molti?foto 2

«Il mio intento non era quello di rappresentare una città, io cercavo un luogo che fosse emblematico per raccontare il sentimento di questa storia, e l’ho trovato nel “Centro Direzionale” di Napoli una sorta di cuore freddo all’interno di una città bollente un posto avulso al tessuto sia architettonico che sociale del resto della città, ma per la narrazione mi servivano queste architetture asimmetriche imponenti che schiacciano l’individuo. Ho trovato in luoghi reali quello che cercavo dal punto di vista creativo e poetico, volevo anche una città che rappresentasse la violenza e Napoli sa essere violenta ma rappresenta anche l’accoglienza e questo paradosso appartiene all’umanità e alla mia visione del mondo che poi proietto nel cinema; anche le immagini sono state montate con un ritmo che ricorda un respiro affannoso e tormentato rispecchiando lo spirito e i sentimenti di Perez».

 Agnese Maugeri

 

 

 

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