Di Flora Bonaccorso

Il processo per l’omicidio di Luigi Ilardo – in corso al Tribunale di Catania ma che, lo ripetiamo, fa parte dell’inchiesta denominata “Trattativa Stato-mafia” – proseguirà il 24 aprile 2015 con l’esame del capitano Damiano, responsabile dei ROS di Caltanissetta all’epoca dei fatti. Alla stessa, il presidente della Corte scioglierà la riserva sulla richiesta del Pubblico Ministero di acquisire il documento datato 12 novembre 1997 e relativo all’interrogatorio del colonnello dei Carabinieri Michele Riccio innanzi all’autorità giudiziaria di Genova. In quella occasione, Riccio raccontò ai magistrati di fatti e vicende della mafia siciliana, così come le aveva apprese da Ilardo e annotate in alcune agende per non essere tradito dalla memoria.
Il Colonnello Riccio era stato incaricato dalla Procura di Palermo a gestire rapporti confidenziali con Luigi Ilardo, boss di Caltanissetta. Gli incontri avvennero per tre anni in modo informale, nel senso che Ilardo riferiva informazioni a contenuto collaborativo ma non era un vero e proprio collaboratore. In quel periodo Ilardo continuava a svolgere attività criminale, come ha confermato oggi in Aula il Colonnello Riccio durante il contro esame durato tre ore e mezza abbondanti.
Pochi giorni prima che si perfezionasse l’iter che lo avrebbe ammesso tra i collaboratori di giustizia, Luigi Ilardo morì in un agguato mentre rientrava nella sua residenza di Catania. L’ipotesi accusatoria poggia sulla circostanza, tutta da verificare, che Ilardo sia stato ucciso perché trapelò la notizia della sua collaborazione con la giustizia. Ma per la difesa non è così pacifico, considerato che per ben tre lunghi anni Ilardo riuscì a fornire informazioni pur non essendo un collaboratore di giustizia, e vi sono dati processuali non ancora sottoposti all’attenzione della Corte dai quali risulta che la collaborazione fosse fortemente sospettata negli ambienti criminali frequentati da Ilardo.
Se questi dati dovessero essere confermati, si tratterebbe di un dettaglio molto importante perché attiene alle motivazioni che avrebbero portato all’omicidio.
(Nella foto, il Colonnello Riccio attende l’inizio dell’udienza)

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