Marco Iacona –

 

La morte di Pippo Fava pesa ancora sulla coscienza di questa città come un macigno. Trentun anni dopo, ci si interroga sui sentimenti di un luogo che non conosce la parola rimorso. Città che a leggere gli auguri di Capodanno formulati da intellettuali falsi e autentici non ha strumenti per decrittare un solo avvenimento – uno che sia uno – dell’ultimo mezzo secolo e più. Non ha punti di riferimento, abbandonata a se stessa. Preda di umori e capricci di chi alza la voce più degli altri. Per molto tempo la morte di Pippo Fava come tutto il resto è stata oggetto di commenti di urlatori di professione, contenti che Catania sia quel che sia: luogo a sovranità sconosciuta. Nonostante il tempo trascorso si stenta a dare a Fava quel che è di Fava e il 5 gennaio appare come un giorno tra i tanti annegato nel caos delle feste di fine/inizio anno.

Così per la città, ma non per tutti gli abitanti. Ne siamo contenti, anche se le manifestazioni – certe manifestazioni – a volte celebrano più gli officianti che gli scomparsi. Ma sottilizzare in casi come questi è perfino di cattivo gusto. Accontentiamoci.

 

Il Teatro Stabile di Catania, il 4 gennaio, ha ricordato a palazzo della Cultura il direttore dei “Siciliani” col suo presidente Nino Milazzo in prima linea, nella sala Umberto Spadaro, e con interventi di Elena Fava e Sergio Sciacca. In particolare sono state riproposte pagine del “Il proboviro” opera buffa sugli italiani datata 1972 e per la regia di Federico Magnano di San Lio. Lo stesso giorno, a Palazzolo Acreide paese natale di Fava è stato proiettato il film “I ragazzi di Pippo Fava” con annesso dibattito sul giornalismo. A parlane, insieme a Damiano Chiaramonte, Elena Brancati e Riccardo Orioles sono stati due giovani giornalisti siciliani a cui la “Fondazione Fava” ha assegnato un importante riconoscimento: Lorenzo Tondo, di Repubblica-Palermo, che ha ricevuto il premio “Fava Giovani” e Ismaele La Vardera, a cui è andata una menzione speciale per l’inchiesta sul sistema illecito di reclutamento degli scrutatori a Villabate.

Il 5 gennaio invece gli assessori Rosario D’Agata e Orazio Licandro a nome anche del sindaco e della giunta hanno depositato una corona d’alloro davanti alla lapide a pochi passi dal Teatro Stabile dove il giornalista venne stato ucciso. Nel pomeriggio alle 17 e 30 si è svolto un presidio dei cittadini sotto la lapide dell’ex via dello Stadio. Alle 18 al Centro Zo – piazzale Asia, zona stazione centrale – la “Fondazione Fava”  ha consegnato il premio Fava al giornalista dell’Espresso Lirio Abbate. Sono intervenuti al dibattito “La mafia comanda (ancora) a Catania?”: Sebastiano Ardita, Rosy Bindi e Claudio Fava. L’ultimo dei tre ha espresso tutto il proprio pessimismo verso una città i cui referenti occulti in trent’anni non sono mai cambiati. La Bindi invece ha descritto Pippo Fava come un cercatore di verità, che non ha temuto di rendere nota anche a costo della vita.

Il deputato Ars Marco Forzese ha reso noto una dichiarazione definendo Fava “Eroe siciliano”, L’Assostampa Catania per bocca del suo presidente Lo Porto ha definito Fava “Intellettuale scomodo e giornalista controcorrente”, la cui testimonianza è ancora viva. Infine alle 21, presso la sede di “Città Insieme” – Catania, via Siena – si è svolta l’assemblea dei “Siciliani Giovani” intorno al tema: “il giornale, l’organizzazione, i progetti.

 

 

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