vendicari 02-08-2013
Nato a Catania nel 1970, Luca Zuppelli è un docente di Discipline Plastiche, diplomato in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha lavorato come assistente presso lo studio di Arnaldo Pomodoro. Peculiarità delle sue opere è la scultura in negativo, <a href="https://www.flickr.com/photos/luca-zuppelli/2441037630/in/photostream/"
https://www.flickr.com/photos/luca-zuppelli/2441037630/in/photostream/
sculture in pietra, marmo, legno, ma non è delle sue doti artistiche che voglio raccontarvi, bensì della sua ‘impresa romantica’.

Luca Zuppelli è un quarantacinquenne sportivo che da praticante del windsurf, sin dall’adolescenza, ha deciso nel 2013 di passare alla barca a vela e di circumnavigare la Sicilia.
Gli brillano gli occhi quando mi racconta che ,con l’aiuto di suo fratello Marco, iniziò la ricerca dell’imbarcazione che gli avrebbe permesso di realizzare il suo sogno, una barchetta del 1969 da andare a ritirare ad Agrigento.
Battezzata “Gilda” (come la mamma defunta), l’imbarcazione è una Musard 350 (La Naverre), una barca a vela di appena 3,50 metri di costruzione francese, con albero di legno, e chissà quante avventure da raccontare, viene poi ristrutturata con pezzi riciclati, l’arte, e in questo caso, l’arte del bricoleur, che Luca possiede, trova applicazione anche in questa impresa di restauro, realizzata con la complicità del fratello.
Dare forma ai sogni, mettendosi in gioco, non temendo i limiti, per dimostrare a sé stessi che si può andare sempre oltre, sembra questo lo spirito con cui,l’artista ,si approccia alla vita.
punta bianca agrigento
Il sogno di Luca, comincia a prendere forma, il 31 luglio del 2013 quando decide di uscire in mare con la sua “Trinacria svelata” ( questo il nome che ha voluto dare alla sua sfida, creando un logo apposito da stampare sulla vela, e sulle t-shirt che ha omaggiato lungo il suo viaggio) e iniziare la circumnavigazione della Sicilia, circa 1400 km di periplo, partendo da Campo di mare, dalla Playa di Catania direzione Brucoli (SR), il giorno successivo raggiunge Siracusa nord Panagia, e da lì a seguire: Marzamemi, Isola delle Correnti, Marina di Modica, Casuzze, Costa Ellenica, Manfria, Licata, Marianello, Marina di Palma, Zingarello, Giallonardo, Torre Salsa, Capo San Marco, Mazara del Vallo, Petrosino, Marsala, Trapani, Custonaci, Riserva dello Zingaro, Castellammare, Cinisi, Isola delle Femmine per concludere, il 30 agosto 2013, a Cefalù ,questa prima tranche di tappe delle coste siciliane, per via del sopraggiunto incarico come insegnante di cattedra presso un liceo artistico di Catania.
La responsabilità nei confronti degli alunni lo ha costretto a rinviare all’estate seguente, quella del 2014, la conclusione di quest’impresa sportiva, che egli stesso ama definire ,‘poetica, romantica’
Trentatré tappe, tutte in senso orario, controvento, navigazione a vista, senza motore, solo con l’ausilio dei remi, quando non ne aveva perso uno.
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– Che rapporto hai con i tuoi alunni, come ti approcci a loro?
“Cerco di ascoltarli, quando riesco ad essere sulla loro stessa lunghezza d’onda li sprono a essere curiosi, mettersi in gioco, gli suggerisco di staccarsi dai dispositivi multimediali e di disconnettersi dai social ogni tanto, per coltivare degli hobby, per confrontarsi con gli altri dal vivo… La connessione internet e la perenne reperibilità delle persone non è che un’ illusione, in realtà si è sempre più soli, e allo stesso tempo si ha paura di restare soli con sé stessi, paura di ascoltarsi, meditare, conoscersi…”
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– Come hai fatto un mese intero nel 2013 a sopravvivere, a passare le notti e i giorni, specialmente quelli senza un alito di vento, sei partito solo, avevi un telefonino?
“Sono partito da solo, con me pochi viveri, qualche scatoletta, delle bottiglie di acqua, un telo per ripararmi dal sole. Un telefonino per le emergenze, ma da solo con me stesso.
Ho dormito sulle spiagge, ho conosciuto molte persone, molte mi hanno anche aiutato quando ho avuto qualche disavventura, come quando si è incagliata la barca in uno scoglio, e quasi distrutta ho dovuto reperire i pezzi per riparala dopo aver raggiunto a nuoto la costa.
Nelle giornate in assenza di vento mi mettevo a scrivere il mio diario di bordo, oppure suonavo l’Ukulele, lasciandomi cullare dal dolce movimento dell’acqua nell’attesa. Ho scritto tanto, ho pensato tanto. L’intimità con sé stessi, può servire a riflettere e a ritrovare il giusto ascolto dei propri bisogni e delle proprie emozioni.
Lontano dal caos relazionale i sensi migliorano, il dialogo interiore si accende, ci si concede il tempo per rafforzare la capacità di auto – accudirsi.”

– Quale motivo ti ha spinto verso questa ardua avventura?
“Il desiderio di conoscere la Sicilia da un altro punto di vista: quello dal mare. Ci sono coste e luoghi che non sono raggiungibili con l’auto e con nessun altro mezzo se non dal mare.”
costa ellenica 2
– Qual è stata la cosa che ti è rimasta impressa, in questo viaggio?
“L’accoglienza, la cosa più bella dei siciliani è l’accoglienza e la disponibilità. Ho avuto il piacere di confermare questa mia sensazione con questo viaggio.
Ho assaporato la libertà di poter fare a meno di tante cose, ho apprezzato il contatto con la natura, senza farmi prendere dal panico, quando qualcuno ipotizzava allarmato l’aggressione da parte di qualche balordo nella notte.
E’ stato un viaggio emozionante, ricco di avventure, ricordi, anche gli ostacoli che ho incontrato zigzagando, ovvero bolinando a 45°, per superare lo Stretto di Messina, hanno aggiunto sale al sale.”

– Nel 2014 la tua impresa è stata intaccata da una brutta notizia, la tragica e prematura scomparsa di tuo fratello Marco…
“Il 12 luglio dello scorso anno avevo ripreso la circumnavigazione da dove l’avevo interrotta nell’agosto del 2013, da Cefalù (Pa), avevo appena raggiunto Marina di Caronia (Me) intorno a mezzogiorno, quando ho ricevuto la telefonata di mia sorella che mi comunicava la notizia dell’uccisione di mio fratello in Messico… Una bella giornata che si è trasformata in tragedia.
In pochi minuti ho dovuto farmi forza, mettere in rimessa la barca e prendere il volo per organizzare un funerale. E’ una data che non dimenticherò mai, nel 2014 non sono riuscito per ovvi motivi a riprendere questa avventura.”
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– Quale pensiero hai formulato per portare a termine quest’impresa quest’anno?
“L’ho fatto in memoria di mio fratello, lui avrebbe voluto che completassi il giro, sono ripartito da Marina di Caronia, il 10 luglio, perché volevo essere in mare nel giorno dell’anniversario, l’ho sentito vicino a me il 12, mentre mi trovavo tra Mongiove (Me) e Punta faro (Me).
L’entusiasmo che mi aveva contagiato Marco ha permesso che raggiungessi le restanti tappe:
Capo S. Alessio, Fondachello, S. Maria la Scala (CT), per finire da dove avevo iniziato nel 2013, Campo di Mare (CT) il 16 luglio alle 12.30 esatte.”
riserva dello zingaro
-Per ciò che riguardava le condizioni meteo come ti sei orientato?
“Niente è così prevedibile, soprattutto i venti, navigando a vista e osservando il cielo evitavo di farmi cogliere di sorpresa da un temporale, facevo le mie osservazioni e mi muovevo di conseguenza, lo sappiamo che i metereologi non indovinano mai, nonostante i potenti strumenti di previsione, niente è perfettamente prevedibile, per quanto ci si prepari ad affrontare il mare il tempo ti sorprende, con una raffica propizia per raggiungere ancora una meta per quel giorno, o con un temporale o l’assenza di vento che ti tiene bloccato.”
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– Avevi mai avuto esperienze di navigazione prima?
“No, è stata la mia prima esperienza in barca a vela, sconoscevo la tecnica, ma forse da principiante non è stato un male navigare controvento, procedere lentamente, godersi il viaggio senza la fretta di raggiungere il traguardo, se avessi avuto un motore d’ausilio, ci avrei impiegato molto meno, forse non avrei neanche compiuto 33 tappe, certamente mi sarei perso tanti scorci a me sconosciuti, in cui sono approdato per riposare durante la notte.”
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Un artista poliedrico, che ha viaggiato tanto per il mondo, che ama suonare la chitarra, il blues, ama la scultura che gli permette di dimenticare la tecnica per fondersi con la materia da scolpire, ama scrivere e mi confida che vorrebbe organizzare ‘una personale’, anzi “la personale” dove poter accogliere gli amici in un’atmosfera festosa, senza dimenticare gli affetti che lo hanno supportato nel suo estro.
31-07-2013
– Cosa ti auguri per il tuo futuro?
“Mi auguro di avere sempre nuovi input, nuove sfide, nuovi modi per mettere alla prova me stesso. Ho la necessità di ritagliarmi dei punti di fuga, per stare connesso con me stesso.”

Anna Agata Mazzeo

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