La maggioranza di Crocetta, eccetto l’Udc, rigetta la proposta di referendum contro le trivellazioni, provvidenziale però il voto favorevole della Sardegna che salva il massimo istituto di democrazia in possesso dei cittadini. Sandro Pappalardo (FdI): “Governo Crocetta svenduto ai poteri forti”

L’Ars ha rigettato la proposta di referendum contro le trivellazioni petrolifere che riguarda le norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo, previste nello “Sblocca Italia” e nel decreto Sviluppo.

L’Assemblea regionale non ha raggiunto il quorum di 46 voti favorevoli (la maggioranza più uno dei parlamentari, pari a 90) per i due quesiti concernenti l’art.38 dello “Sblocca Italia” e all’art.35 del decreto Sviluppo: il primo ha ottenuto 38 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astenuti; il secondo 32 favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti.

La Sicilia si sfila, quindi, dal gruppo delle regioni che richiedono il referendum abrogativo, prona alla linea renziana del Pd nazionale. Ma per fortuna nello stesso giorno, in cui Crocetta e i suoi compari con il loro voto provano a negare  ai cittadini la possibilità di esprimersi, giunge provvidenziale il voto favorevole della Sardegna che, accodandosi così a Basilicata, Puglia, Marche e Molise, contribuisce a raggiungere il numero minimo di regioni necessario per proporre un referendum (cinque ndr).

A votare no i deputati del Pd (Crocetta incluso), due deputati del Megafono (Digiacinto e Malafarina), uno del Pdr (Lo Giudice), uno dell’Mpa (Gennuso). Favorevoli, invece, i deputati di Sicilia democratica, Udc (la maggioranza quindi si è divisa), Pid, M5S, Ncd, Lista Musumeci.

Proprio la Sicilia, che è tra le regioni con il più alto numero di richieste di ricerca ed esplorazione di idrocarburi, si piega alla volontà del governo nazionale. A dare una bella lezione alla nostra isola è stata la Puglia che, pur essendo a guida Pd, ha votato unanime per il sì. “Appartenere a un partito – ha commentato il presidente della Regione Michele Emiliano, Pd – non significa accettare tutto quello che il vertice del partito ha deciso”. Ma i nostri rappresentati all’Ars non sembrano pensarla alla stessa maniera – ci riferiamo a chi con il suo voto ha tentato di mettere il bavaglio alla libertà di espressione -, mostrandosi più inclini al ruolo di lacchè che di deputato.

Dalle opposizioni e dall’Udc si sollevano numerose le voci di protesta.

Sandro Pappalardo, coordinatore per la Sicilia Orientale di Fratelli d’Italia, manifesta il suo sdegno: “Non ci stupisce nulla più – spiega Pappalardo – di questo Governo regionale svenduto ai poteri forti, all’antimafia di facciata, ai Tutino, ai Sampieri, e pure ai petrolieri. Il Pd e Crocetta danno la loro approvazione alle trivellazioni in una terra che ha pagato uno scotto durissimo, sia in termini ambientali sia in termini di vite umane, nei confronti dell’oro nero”. “Crocetta, da sindaco di Gela, non ha fa nulla per difendere la sua città e avviare un’opera seria di bonifica e rigenerazione ambientale. I siciliani sanno chi li governa e chi, dietro il vessillo della rivoluzione, li ha presi in giro svendendo la nostra terra e sospendendo l’espressione della libera volontà popolare “.

Valentina Zafarana  (M5S), su Facebook rievoca un aneddoto emblematico del suo pensiero sulla vicenda: “Feci bene a consegnare un cappello da petroliere texano a Crocetta che sta ancora seduto sulla più alta poltrona siciliana a rappresentarvi!”.

Molto critica l’Udc che si è distinta da un’obbediente e supina maggioranza: “Oggi è stata scritta una brutta pagina della storia del parlamento siciliano. Contrari e assenti dovranno rendere conto ai siciliani dell’isolamento della nostra regione rispetto a un tema delicatissimo come quello della difesa della nostra terra e del nostro mare ”, affermano in una nota congiunta i parlamentari dell’Udc all’Ars Mimmo Turano e Margherita La Rocca Ruvolo.

“Fortunatamente – continuano i due deputati dell’Udc – con la decisione assunta oggi dal Consiglio regionale della Sardegna sono state raggiunte le condizioni minime previste dall’art. 75 della Costituzione per poter proporre un referendum per l’abrogazione di alcune parti dell’art. 38 dello Sblocca Italia e dell’art. 35 del Decreto sviluppo”.

“Dobbiamo ringraziare ancora una volta il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e i deputati regionali del PD se la Sicilia spalancherà le porte alle trivelle”. Ad affermarlo è Angelo Attaguile, deputato nazionale del gruppo Lega Nord e Autonomie e segretario nazionale del movimento ‘Noi con Salvini’ commentando il voto negativo dell’Assemblea Regionale Siciliana sulla proposta di referendum abrogativo sulle norme che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo, previste nello ‘Sblocca Italia’ e nel decreto ‘Sviluppo’.

“Sono incredulo sullo scempio che si è consumato ieri  all’Assemblea Regionale Siciliana, continua l’on. Angelo Attaguile, dove scientemente il Partito democratico ha deciso di scippare ai siciliani la possibilità di esprimersi sull’abrogazione di una norma nazionale che ha ricadute pesantissime sull’ambiente e sui territori.

Quello che più mi sconvolge, conclude Angelo Attaguile, è che la scelta di affossare il referendum sia stata fatta da quel PD che si erge a difensore dell’ambiente, come nell’illogico rifiuto alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, ma che ieri non ha esitato un attimo a svendere la Sicilia”.

Vincenzo Adalberto

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