A quanto pare i risultati delle elezioni regionali non sono del tutto soddisfacenti per Matteo Renzi e il Pd; lo rivela lui stesso, al di là di chi parla comunque di vittoria, quando afferma che queste sono per lui «ore di difficoltà». In particolare dalle analisi dell’Istituto Cattaneo risulta che il Pd è andato peggio dell’era Bersani, passando dal 25,9 al 25,2. I rottamatori hanno perso il loro smalto?

Certo, dopo il 40% delle elezioni europee, il risultato di oggi lascia da pensare e fa riflettere sulla fretta che Renzi ha esibito nel far mutare pelle a un partito fondato da Antonio Gramsci e che ha avuto un leader carismatico come Enrico Berlinguer. Pensava forse di poter realizzare la stessa operazione perfettamente riuscita di Bettino Craxi, ma questa volta con la benedizione di un successo elettorale che il leader socialista mai aveva potuto sognarsi, schiacciato tra Dc e Pci. Ovvero trasformare il Pd, da partito di sinistra che – a suo tempo – non tollerava nessuna altra formazione alla propria sinistra, in un partito moderato, “della nazione”; un partito ormai spalmato sui luoghi di potere, formato da una classe dirigente perfettamente adattata e ambientata nelle istituzioni, nelle quali ha trovato le proprie nicchie ecologiche donde trarre ulteriore alimento per il consenso e le clientele; e la presenza degli “impresentabili” ne assicurava di numerose e fameliche.

Ma ha avuto troppo fretta. Non ha tenuto conto che, se i rottamati hanno profonde rughe sul proprio viso e impresentabili trascorsi di potere, nondimeno il Pd resta comunque il partito di riferimento di un popolo che – per fedeltà al proprio passato, per diffidenza verso formazioni ritenute non affidabili (come il M5S) o per semplice mancanza d’altro – ha ancora un cuore che pulsa in sintonia con certi valori tipici della sinistra. E il mostrarsi sempre a fianco di Marchionne, la collateralità mai mimetizzata con la confindustria, l’attuazione nelle riforme più sentite di linee guida da essa ispirati (come nel “jobs act”, nella scuola e tra poco nell’università), nonché la polemica quasi esclusiva verso lavoratori e sindacati, condita da una certa sicurezza arrogante e liquidatoria verso le minoranze, tutto ciò non ha certo giovato all’immagine di Renzi verso questo popolo. Che semplicemente non è andato a votare e così ha di fatto assicurato la vittoria delle altre formazioni politiche e causato la batosta percentuale.

Un errore dovuto alla troppa impazienza, alla sicurezza di aver capitalizzato un consenso ormai ritenuto stabilizzato, all’idea che la politica abbia perso ogni idealità e che i valori della sinistra siano definitivamente tramontati, sì da essere ridotti a un semplice “culto del cambiamento”, come ha sostenuto tempo fa la ministra Boschi rispondendo a una precisa domanda. Ma v’è chi ancora non è d’accordo su ciò e caparbiamente crede ancora che il Pd non possa essere una semplice forza moderata. Sono pochi, ma in una percentuale ancora sufficiente a far perdere le elezioni, anche se solo con l’assenteismo.

Coraggio Mr Renzi, ancora uno sforzo e meno fretta; il lavoro per fare del Pd una formazione moderata di centro è più lungo del previsto. Bisogna tenere pazienza.

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