Secondo l’Investment Support and Promotion Agency of Turkey (ISPAT) la Turchia ha un grande potenziale come destinazione di investimenti diretti esteri. La convinzione dell’ISPAT sembra essere confermata dai dati rilasciati dal Ministero dell’Economia turco, secondo i quali, gli investimenti diretti esteri arrivati in Turchia nel mese di gennaio 2014 sono aumentati del 51% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo la cifra di 1,2 miliardi di dollari. I settori che maggiormente hanno beneficiato di tali investimenti sono stati il settore dei servizi, con 491 milioni di dollari, l’industria manifatturiera, con 269 milioni, e il settore energetico con 44 milioni. Il Ministero dell’Economia ha inoltre comunicato che 180 nuove imprese internazionali si sono costituite a gennaio 2014, portando il numero delle aziende internazionali che operano in Turchia a 37.246, di cui circa 1.100 italiane. Il profilo economico della Turchia è considerato interessante in modo particolare dai Paesi del MENA, per i quali la Repubblica turca si classifica come il secondo partner commerciale dopo l’Europa. Sul totale degli investimenti diretti esteri che arrivano in Turchia, gli investimenti dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, infatti, ammontano circa al 10%. Diversi sono gli esempi di investimenti provenienti dai Paesi del MENA, tra i quali figura il caso della kuwaitiana Banca Burgan, entrata nel mercato turco nel 2012 grazie all’acquisizione dell’Eurobank Tekfen di Istanbul. Ad attrarre gli investimenti esteri diretti in Turchia sarebbero la crescita del PIL, uno sviluppo demografico favorevole e l’aumento della produzione industriale.

Secondo i dati pubblicati nella giornata di lunedì 31 marzo dall’Istituto di Statistica turco (Türkstat), nel 2013 la crescita del PIL è stata pari al 4%. Si tratta di un valore superiore alle previsioni del Governo che, nel Programma di Medio Termine 2014-2016, aveva stimato un più modesto 3,6%. Tra i principali fattori che hanno contribuito a questo risultato, figurano i consumi privati, una forte domanda interna e, per quanto riguarda i settori, l’intermediazione finanziaria (+1,3%), l’industria manifatturiera (+0,9%) e le costruzioni (+0,4%). Le reazioni del Governo di Ankara sono state di estrema soddisfazione. Il Ministro delle Finanze, Mehmet Şimşek, ha infatti sottolineato come la Turchia sia riuscita ad ottenere tali risultati nonostante la volatilità finanziaria legata alle politiche della FED, le tensioni politiche regionali e globali, la crisi in Europa e l’innalzamento dei prezzi del petrolio. Nonostante i risultati positivi ottenuti dalla Turchia nel 2013, gli entusiasmi sono tuttavia mitigati dalle preoccupazioni legate alle previsioni relative alla crescita del PIL per il 2014. In particolare, si teme un calo dei consumi interni e degli investimenti anche per effetto delle misure adottate dalla Banca Centrale turca a difesa della lira e delle limitazioni adottate di recente all’utilizzo delle carte di credito

T. G. M.

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