di Agnese Maugeri

CATANIA – Fotografie come dipinti capaci di cogliere e riproporre allo spettatore la stessa emozione che ha catturato l’attento sguardo dell’artista. Volti, gesti, sorrisi, attese immortalate in uno scatto che riesce a raccontare storie che volano dalla colorata India alla nebbiosa Londra, passando dal cielo ceruleo di Parigi alle intense tonalità del mare e della terra siciliana.

1977057_770867656288703_3911171510824751487_nL’autore di tali opere che abbiamo intervistato è un nostro conterraneo il suo nome è Turi Calafato.

Nato e cresciuto a Catania, appassionato sin dalla tenera età di fumetti e disegno, nell’adolescenza si avvicina al mondo del cinema girando insieme ad amici dei cortometraggi. Laureatosi in Farmacia inizia ad appassionarsi alla letteratura tanto da cimentarsi come scrittore di un romanzo, ma è durante un viaggio in India che si lascia conquistare dal suo unico grande amore la fotografia.

Autodidatta ma con un grandissimo talento, espone i suoi lavori nei musei di tutto il mondo, inserito fra gli artisti di PhotoVogue ha intrapreso una collaborazione con l’agenzia americana Art+Commerce. Chi osserva le foto di Turi Calafato resta affascinato dall’espressività dei soggetti, dai colori accesi e dalla forte carica empatica che i suoi occhi hanno catturato in giro per il mondo.

Cos’è per te la fotografia?

«Un bellissimo mezzo attraverso cui poter raccontare qualcosa e al tempo stesso esprimere parti di se stesso».

Un viaggio rivelazione che ti ha fatto scoprire una passione trasformata poi in lavoro, cos’è accaduto in India?

«Quello è stato un viaggio bellissimo(sono stato da solo in giro fra India e Nepal perimages-3 qualche settimana), ma non ho avuto nessuna rivelazione particolare, mi sono soltanto così tanto divertito a fotografare con una piccola macchina compatta che, quando sono tornato a casa, ho deciso che volevo imparare qualcosa nel campo della fotografia».

Sei un farmacista, uomo di scienza, ma da sempre hai sviluppato un’indole artistica scrivendo un romanzo, appassionandoti di letteratura, disegno, cinema e fotografia. Come riesci a coniugare questi due aspetti del tuo io?

«Cerco di farli coesistere per quello che è possibile, dopotutto è dalla frizione degli opposti che nascono le cose più interessanti.»

L’illustre fotografo siciliano Ferdinando Scianna sostiene che la fotografia ha poco a che fare con la pittura ma ha molte affinità con la letteratura. Cosa ne pensi?

«Un bellissimo pensiero con cui concordo e molto simile a quello di Tod Papageorge che accosta la fotografia alla poesia “Le migliori poesie sono quelle con le giuste parole nel giusto ordine; così sono le migliori fotografie quelle con i giusti oggetti nel giusto ordine”».

Un’autodidatta le cui foto sono state inserite nella famosa agenzia Art+Commerce in collaborazione con Photo Vogue, che espone in giro per il mondo; come hai affrontato questi importanti passaggi e consensi favorevoli?

«Chiaramente da autodidatta sono tutte cose che mi fanno piacere e che mi stimolano ad andare avanti».

69649_503300246378780_561470914_nSecondo la tua esperienza per trasmettere al pubblico la storia che si vuol raccontare basta un singolo scatto o un reportage?

«Non penso che ci sia una formula ben precisa, spesso per raccontare una storia è necessaria una serie di immagini che trasportano l’osservatore lungo il racconto, ma è pur vero che esistono foto che da sole contengono un mondo dentro».

Il Word Press Photo 2014, è stato vinto dal fotografo americano John Stanmeyer; nei suoi scatti lui unisce due aspetti importanti per un fotografo il viaggio e la comunicazione. Per te al giorno d’oggi la fotografia si occupa più di comunicazione o di arte?

«Secondo me lo scopo di qualsiasi fotografia è quello di tentare di comunicare con l’osservatore, se noi consideriamo la comunicazione come il volere informare l’osservatore su qualcosa, allora dipende dal genere di fotografia che si fa. Nella fotografia di reportage sociale è logico che l’interesse principale è comunicare, raccontare una storia, presentare un’idea. Ma in altri generi, come nella fotografia concettuale o nella moda, è predominante il lato artistico. Comunque la fotografia permette di unire questi due aspetti, basta pensare ai lavori di Jim Goldberg, dove fotografia sociale e arte si uniscono».

Da “Nihao” dalle forti e oniriche emozioni orientali, a “A day on the beach” scatti che raccontano l’estate nella nostra Sicilia, con i quali hai concorso al premio Leica. Cosa deve suscitarti un luogo per diventare un481434_473351356040336_599941790_n tuo soggetto?

«La mia scelta dei soggetti è molto istintiva, infatti ho una forte attrazione sia per la vita da spiaggia che per l’oriente».

I tuoi scatti sono stati definiti “espressivi” hai una predilezione per i volti e la luce è presente come una carica vitale. Quali sono i segreti per una buona foto, prediligi l’analogico o il digitale?

«E’ chiaro che si deve conoscere bene l’apparecchio fotografico per utilizzarlo al meglio, ma non c’è nessun segreto per fare una buona foto, ci sono solo una serie di fattori che devono essere presenti allo stesso tempo per far sì che un’immagine possa essere una ‘superficie significante'(come definita dal filosofo Vilém Flusser) dove gli elementi dell’immagine intrattengono un rapporto magico fra loro. Utilizzo sia l’analogico che il digitale, anche se ultimamente ho usato con maggior frequenza il primo».

Utilizzi molto i Social dove posti i tuoi scatti. La fotografia sembra ormai diventata di moda, tutti si dilettano fotografi immortalando ogni cosa 1621798_780561715319297_8191619607075896968_ncapiti sott’occhio se non se stessi tramite i famosi “Selfie”. Pensi che canali come Instagram possano sminuire il valore di una foto?

«Il fatto che la fotografia grazie alle nuove tecnologie sia sempre più diffusa è una cosa che mi fa piacere, ma c’è il problema che aumentano gli utenti che utilizzano la fotografia, ma di pari passo non aumenta la capacità di saper leggere una foto e quindi di comprendere appieno il linguaggio fotografico;  viviamo in un’epoca di bulimia delle immagini, dove la maggior parte sono soltanto contenitori vuoti. I social sono quindi un ottimo mezzo di diffusione, ma è importante saper fare una cauta selezione per seguire solo ciò che vale la pena senza sminuire la bellezza e l’importanza del saper raccontare per immagini».

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri, hai una foto preferita?

«Quando ho iniziato a fotografare la mia conoscenza nel campo era pressoché nulla e uno dei pochi fotografi che conoscevo, e stimavo, era Steve McCurry; chiaramente al tempo era anche fonte di ispirazione, ma adesso, nonostante conservo una gran stima per il suo lavoro, ho avuto la possibilità di avvicinarmi ad apprezzare altri fotografi (Martin Kollar, Michael Schmidt, etc.). Ci sono tantissime foto che amo, di tanti autori diversi, ma non penso di averne una preferita».

Progetti futuri, a cosa stai lavorando?10805685_824621244246677_3512463742356443734_n

«Sto continuando i progetti fotografici che ho iniziato negli anni precedenti ed al contempo ne sto sviluppando di nuovi, sono in fase di editing, che spero possiate vedere a breve; in questi giorni per esempio sto per inaugurare la mia partecipazione al Photographic Museum of Humanity dove presento la prima parte di un progetto ancora inedito».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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