imgseltLeggo sul Corriere.it che secondo Gian Antonio Stella sul fronte del turismo ci batte persino la Norvegia, che nel sito web dedicato pubblica le informazioni in ben 16 lingue contro le due (italiano e inglese) di quello della Regione Sicilia.

Possibile?

Sono andato a controllare. Proprio così.

Non dico che sul sito della Regione Siciliana mi aspettassi di trovarci, come in quello norvegese, pure le versioni in polacco e danese, ma almeno quelle in francese, tedesco e spagnolo sì.

Poi, dal momento che la vita mi ha portato a parlare discretamente l’inglese, ho paragonato quello del sito norvegese con quello della Regione Siciliana. Il primo è fluido, moderno, insomma inglese vero, come lo parlano e scrivono gli inglesi e quelli che lo conoscono sul serio. L’altro non mi piace granché, ma “de gustibus”… A un certo punto però trovo

“… Palermo is known for the richness of ancient popular recipes: arancini with meat or cheese, fritters, fried vegetables and “stigghiole”.” Visto  che chi scrive cita giustamente le meravigliose stigghiole, non pensate che il traduttore avrebbe dovuto spiegare di che si tratta? O gli veniva troppo difficile e si è arreso?

Voglio dire, se sono un turista che sta pensando di andare in Mazumba, non mi puoi venire a dire nel sito turistico del Mazumba “devi provare gli sbampardi” e basta, perché non mi hai detto proprio niente. Non parliamo poi degli “arancini with meat or cheese”. Intanto non puoi dare per scontato che il turista sappia cos’è questa cosa che viene servita “con carne o formaggio”. Lo vuoi dire o no che si tratta di palle di riso con ripieno di ragù di carne o formaggio fuso? Il traduttore sei tu, per carità, ma non ti pare che un “Arancine (rice balls with a meat ragout or melted cheese filling)” renda meglio l’idea? E poi, scusami: chiami “arancini” le arancine palermitane! Senti, se sei catanese, bravo, ne hai avuto la possibilità e ci hai fregato, pazienza; ma se sei palermitano… beh se sei palermitano ti meriti la gogna in piazza Pretoria, e a quel punto la fontana della Vergogna si sarà meritata veramente il nome.

Dimenticavo: devo confessare che sono stato felice di NON trovare sul sito della Regione Sicilia le traduzioni in cinese e giapponese.

Mi spiego.

Mentre leggevo la traduzione inglese mi sono apparsi nella mente gli ideogrammi dipinti sulla Palazzina Cinese di Palermo. Come certo sapete, non significano niente. Giuseppe Venanzio Marvuglia, l’architetto, pensò che dal momento che né il re Ferdinando IV che l’aveva commissionata, né nessuno alla sua corte conosceva il cinese, non c’era alcun motivo per darsi la pena di sobbarcarsi la camurrìa di dipingerne di veri. L’importante era fare bella figura.

Intendiamoci: queste erano cose che succedevano ai tempi dei Borboni e oggi sarebbero impossibili, lo so, lo so… ma che ci volete fare, io mi sento più tranquillo così.

 

Carlo Barbieri

Scrivi