Lo strumento del passaparola, grande motore da traino del settore turistico, è stato spesso sottovalutato e successivamente trascurato e, in qualche caso, abbandonato completamente.
Studi, indagini, rilevazioni e progetti di fattibilità effettuati dall’IS.NA.R.T., Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, Società Consortile per Azioni “in house” al sistema camerale, dimostrano invece l’importanza di questo strumento e oggi cercano di ridare “dignità” al passaparola, facendolo rientrare, con i dovuti accorgimenti, fra gli strumenti moderni del marketing applicato al turismo. Nell’ottica dello sviluppo del progetto “Ospitalità Italiana”, che si avvale degli studi e delle rilevazioni dell’ISNART, abbiamo intervistato il dott. Giovanni Cocco, Direttore Generale dell’ISNART.
Cocco_3«I nostri studi conclamati e ripetuti negli anni ci dimostrano che, indipendentemente dalla nazionalità (siano essi italiani, francesi o spagnoli), la vacanza in una destinazione si decide per il passa parola. Questo è conclamato non solo dai nostri dati ma anche dal social media Facebook dove, dei 24 milioni di utenti italiani, l’84%decide di fare una vacanza sulla base dell’esperienza dei propri amici. Noi con questo Marchio – che non sostituisce la “stelle” – diamo segnalazione delle aziende che offrono la qualità. Ma facciamo un’altra cosa. A tutte le aziende che abbiamo visitato, noi lasciamo una sorta di “action plan” cioè un elenco di cose che loro devono fare indipendentemente che ottengano o non ottengano il marchio. Noi consegniamo un disciplinare oggettivo per vedere le aree di miglioramento e questo lo diamo a tutti. Altra azione di miglioramento, è la comunicazione, in Italia e nel mondo, della presenza di nuove realtà con il Marchio Ospitalità Italiana. Questo fa sì che altre imprese, per spirito di emulazione e imitazione, siano interessate al percorso di certificazione.
Grazie a degli accordi territoriali vogliamo offrire gratuitamente alle imprese turistiche la possibilità di essere certificate senza costi. Sino ad oggi – continua a spiegare Cocco – abbiamo certificato quasi settemila strutture in Italia (di cui 2200 alberghi, 2500 ristoranti oltre 1000 agriturismi, e oltre a questo abbiamo quasi 1700 ristoranti nel mondo tutti specificatamente regionalizzati), su oltre 13-14 mila viste e certificate da valutatori esperti. Abbiamo – purtroppo il 50% delle strutture non certificate, ma di contro abbiamo visitato quasi il 15% di tutti gli alberghi italiani e ne abbiamo misurato la sostenibilità in termini di parametri Ecolabel».
In questo contesto, rientra l’accordo con Eskaton International per la diffusione del marchio “Ospitalità Italiana”
«Si, grazie al tale accordo possiamo siamo portare il progetto nelle imprese siciliane. Insieme alle Camere di Commercio e Eskaton International facciamo conoscere il progetto e spieghiamo il tutto. Ci sono più di settanta milioni di turisti che amano il Made in Italy e che cercano imprese di qualità dove andare a gustare prodotti locali e godere delle strutture di qualità».
E all’estero si usano gli stessi parametri?
«Abbiamo anche qui un disciplinare che non è come quello italiano orientato al servizio, ma al prodotto. Oggi, infatti, il più grande problema dell’Italia è il falso made in Italy e l’Italian outing, cioè quei prodotti che sono fatti all’estero ma vengono etichettati come italiani. Questo è oggi il nostro portafoglio, quasi 8.700 strutture certificate in Italia e nel mondo con il marchio “Ospitalità Italiana”. Questo contraddistingue una grande famiglia di piccole aziende con le quali stiamo facendo dei grandi progetti su internet che individualmente non potrebbero far grandi cose ma uniti in rete sì. Immaginiamo se per un momento usciamo dalla dimensione dei 1700 ristoranti nel mondo ed entriamo nella dimensione dei loro clienti otteniamo dei numeri che per l’Italia sono stratosfericamente importanti: abbiamo calcolato, ad esempio, che in questi ristoranti si servono 109.000.000 di posti a sedere in un anno. Che significa? Circa settanta milioni di persone passano ogni anno dentro questi ristoranti nel mondo. Quale migliore occasione per presentare ai turisti un’Italia di qualità? E quindi le aziende siciliane che fanno parte di questo grande circuito “Ospitalità Italiana”? Questa è l’anima del progetto. Ripartendo da due assunti base: l’enogastronomia (riconosciuto come plus dell’Italia) e il passaparola, noi possiamo sviluppare a cifre double digit, l’Italia…e la Sicilia!». (L.G.N.)

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