Salvo Reitano

Non conosciamo personalmente il sottosegretario alla Politiche agricole, Giuseppe Castiglione. Solo rarissimi incontri professionali. Di lui, negli ultimi tempi, sappiamo soltanto ciò che ce ne dice il video e le foto sui giornali, che non gli rendono certo un buon servigio. La sua faccia non ci sembra, per farla breve, da medaglia. Se dovessimo darle una collocazione temporale, ci sembra di poterla attribuire a uno di quei “fratacchioni” che nella pittura sacra del Rinascimento sono disposti a coro del Santo protagonista per farne meglio risaltare, con la loro goffa carnalità, l’ascesi. Poche volte le annunciazioni si sono realizzate con tanta puntualità. Annunciato era il traghettamento sulla sponda Pd e l’annuncio tanto atteso è arrivato.
La conferma ufficiale, sotto l’ombrellone,  per bocca dello stesso “fra Giuseppe”, uomo di punta del Nuovo Centrodestra  in Sicilia e “alfaniano” di ferro.
Stiamo lavorando – dichiara a BlogSicilia – ad un progetto politico con l’idea che negli ultimi anni ci ha guidato, ovvero, quella di riorganizzare l’area moderata costruendo un nuovo soggetto che possa tornare ad essere centrale nel panorama politico regionale ma anche nazionale”.
E continua: “Dall’altro lato c’è un Pd che perde la parte più a sinistra che decide a sua volta di creare un proprio movimento autonomo. Ci sono dunque tutte le condizioni affinché tutti i frammenti di centro che nel tempo si sono riuniti attorno al Nuovocentrodestra, all’Udc, al Gal di Antonio Scavone che propone intelligentemente la centralità del mezzogiorno, ai movimenti regionali come quello di Sicilia Democratica dell’amico compianto Lino Leanza e alle tante  formazioni civiche senza dimenticare ad esempio lo stesso sindaco di Verona Flavio Tosi, affinché si faccia tutti un passo indietro per poter costruire una grande area moderata che in Sicilia, se si voterà prima, sperimenteremo con una alleanza con il Partito democratico. Del resto, contrariamente, saremmo incoerenti con lo stesso ragionamento che stiamo portando avanti a livello nazionale“.
Sembra il certificato di nascita della nuova “balena bianca”. Sorprendente e obliquo. Castiglione e il Ncd  fra le braccia dei moralizzatori della politica, quelli del Pd, dei quali si fa fatica a tenere il conto dei sottosegretari indagati, lui compreso e salvato, lo scorso giugno, dalle mozioni di sfiducia presentate rispettivamente da Movimento 5 Stelle, Sel e Lega, dopo essere finito nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale per la gestione del Cara di Mineo. Decisivi, allora, proprio i voti del Partito democratico. Il governo si schierò al fianco del sottosegretario del Nuovo Centrodestra e fedelissimo di Angelino Alfano.
Oscilla come un pendolo, Castiglione, fra un’ipotesi e un’altra per poi lanciare l’affondo e salire sulla “carretta” PD alla ricerca di un lasciapassare per garantirsi un futuro politico dopo essere finito nella palude. “Se in Sicilia, si voterà prima – dice ancora a Blog Sicilia – sperimenteremo una alleanza con il Partito democratico. Del resto, contrariamente, saremmo incoerenti con lo stesso ragionamento che stiamo portando avanti a livello nazionale. Oggi il tempo richiede urgentemente di procedere alla costruzione di un nuovo soggetto politico abbandonando le vecchie sigle rappresentando la maggioranza dei moderati tanto in Sicilia quanto nel Paese. Nell’Isola potrebbe esserci il primo vero banco di prova se andremo alle urne prima della scadenza naturale”.
Nelle ultime settimane il Partito democratico in Sicilia, dopo l’affaire sulle presunte intercettazioni tra Crocetta e il suo medico personale, Matteo Tutino, si ritrova con più di un mal di pancia. Cresce il malessere verso il governatore e Renzi, che non lo ha mai amato, corre ai ripari.
Del resto il Pd sta diventando un container politico di merce alla rinfusa che  ormai apre le porte a tutti senza pregiudiziali morali, etiche, politiche, di coerenza e di trascorsi. E’ l’unico modo per froteggiare l’emoraggia di consensi che, paradossalmente, è provocata dalla perdita di un’dentità e di un progetto che non sia solo quello della sopravvivenza.  L’elettore tradizionale fugge dal Pd perché non si riconosce più in esso e il Pd è costretto a perdere ulteriormente fisionomia e identità accettando tutti i disperati della politica che spinti dall’istinto di sopravvivenza cercano un facile approdo.
Incalzato dalla domanda di BlogSicilia: “Si andrà al voto ‘siculo’ nella prossima primavera come ipotizzerebbe il premier Renzi? Il sottosegretario risponde:“Il tema vero e’ dare un governo alla Regione. Assicurare un esecutivo autorevole, credibile dopo una esperienza fallimentare. Quello di Crocetta e’ un governo senza progetto su ciò che si vuole fare sulle questioni più urgenti come, per dirne una, il risanamento finanziario o il bilancio 2016…”. E non si tira indietro nemmeno alla domanda: “E su un vostro ingresso in giunta?” “Lo abbiamo detto in tutte le salse e ripetuto più volte: non vogliamo entrare nel governo Crocetta. Se oggi si chiedesse il nostro impegno su un disegno di legge, un progetto di risanamento della nostra regione, un’idea su come procedere, noi siamo pronti a dare una mano”.
Dice e non dice, ma ci sembra di capire che la strada porta dritta ad un impegno diretto, magari con un assessore “castiglioniano”  per sostenere quel Crocetta del quale, in passato, hanno detto peste e corma.
La nostra è un’ipotesi di lavoro. Ma ci sembra l’unica plausibile spiegazione di quella specie di Alzheimer che sembra aver colpito il PD siciliano.
Cari lettori, a Renzi certamente Crocetta non starà simpatico, ma siamo sicuri che in questo momento non è disposto a brindare ad una sua caduta. Così fra dimissioni e fuggi fuggi è costretto a rimpiazzare le pedine. E allora chi, meglio di Castiglione, sodale di quell’Agnellino Alfano, titolare dell’Interno, che molti servigi gli ha reso per tenere a galla il governo?
Vedremo come andrà finire. Ma una cosa già l’abbiamo vista e la vediamo, nelle parole dei protagonisti e nei fatti che ne sono conseguenza.
Nel nostro Paese la politica si seguita a fare, non come nelle vere democrazie, su un confronto serio di idee e progetti, ma sull’eterno giochetto dei numeri e delle pedine. Dopo il Cara bisogna trovare altri uffici di collocamento politico. Il modo più sicuro per guadagnare elettori e soprattutto non perderli.

S.R.

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