di Elisa Guccione

CATANIA- È stata definita la più bella commedia di tutti i tempi. L’importanza di chiamarsi Ernesto, nata dal genio artistico di Oscar Wilde, racconta con ironia e realismo quella società britannica di fine ottocento oramai in inesorabile declino. Ad oltre dieci anni di distanza dal debutto e dalla prima messa in scena il regista e protagonista Geppy Gleijeses, con la traduzione di Masolino D’Amico, riprende nel 2014 un nuovo allestimento, adesso in scena fino a domenica 15 febbraio alla sala Verga, facendo registrare al Teatro Stabile di Calabria in collaborazione con il Teatro Quirino il tutto esaurito in ogni parte d’Italia.1800477_714330668665142_3214424696003948690_n

Tutto in questo spettacolo si muove in maniera elegante ed ironica facendo attraversare al numeroso pubblico presente, grazie ad un perfetto gioco teatrale, un particolare e studiato passaggio da un secolo all’altro. Il volere dell’autore è stato perfettamente rispettato in ogni particolare riproponendo quella maschera sociale tra l’aristocrazia dissoluta e viziosa e la classe media che cerca di equipararsi ad un ruolo ed una posizione sempre più desiderata. Ogni battuta, ogni singolo movimento scenico avviene con estrema naturalezza come i vezzi e i formalismi della vittoriana Lady Bracknell, interpretata da una eccellente Lucia Poli. Scintillante Valeria Contadino nel dare vita al personaggio di Gwendolen simbolo di una società attenta allo stile che costringe John Worthing, Geppy Gleijeses,  a farsi chiamare Ernest, perché è il nome preferito della giovane donna. Di grande presa Marianella Bargilli, nel ruolo del giovane Algernon, la quale riesce a creare una perfetta figura dell’androgino personaggio senza mai eccessi o esagerazioni. Completano il quadro arricchendone la scena Orazio Stracuzzi, Renata Zamengo, Giordana Morandini e Luciano D’Amico.

Elisa Guccione

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