di Elisa Guccione

CATANIA- Ironia, eleganza ed un pizzico di sarcasmo sono gli ingredienti di “Se non fosse per il vizietto di guardare”, tratto dal fortunato film di Edouard Molino, in scena al teatro Erwin Piscator nell’ambito della rassegna “Il Teatro dei Saitta.  Una messa in scena, diretta da Salvo Saitta, delicata e divertente allo stesso tempo che parla di omosessualità senza cadere nel ridicolo e nel grottesco.vcizietto La trama della rappresentazione è fedele all’idea voluta dall’autore, che grazie alla spontaneità dell’intero cast, capitanato da un ispirato e coinvolgente Eduardo Saitta, riesce a regalare ad una sala gremita e generosa negli applausi un’ottima prova teatrale che non subisce negativamente il confronto con il cult cinematografico degli anni settanta, ma si pone l’obiettivo di svecchiare il repertorio drammaturgico e utilizzare così le luci della ribalta come strumento di denuncia sociale.12189535_10205536500559945_1891668148902160460_n

La tranquilla vita coniugale di Renato, Massimo Procopio, e Lulù, Eduardo Saitta, viene stravolta dalla notizia del matrimonio del figlio Alfredo, Alessandro Caramma, incidente di percorso del bisessuale compano inscenando così una serie di esilaranti equivoci e fraintendimenti nel goffo tentativo di apparire ai futuri consuoceri i tradizionalisti Giulio Candido, Aldo Mangiù, e Timorata, Katy Saitta, come una famiglia “normale”. A Lulù, quindi, per salvare le apparenze e risultare credibile non resta altro che indossare i panni della madre a cui la futura nuora Eleonora, Loredana Scalia, ruberà il proprio pargoletto. Scoppiettante il momento della presentazione delle famiglie accolte dal discutibile e goliardico maggiordomo Tommy, Rosario Valenti, nel momento in cui appare la bizzarra mamma.

12196229_10205536500759950_4401187713864652675_nBravi Eduardo Saitta e Massimo Procopio i quali riescono a mantenere una particolare autonomia creativa riuscendo a non farsi influenzare dal noto esempio di Tognazzi e Serrault, creando un crescendo di emozioni che esplodono sul finale quando l’onorevole Giulio Candido per sfuggire alla stampa dovrà utilizzare gli abiti e il trucco di coloro giudicava nocivi per la morale.

Elisa Guccione  

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