di Alberto Molino

A giugno 30.000 tassisti, sparsi tra Barcellona, Parigi e Milano, hanno scioperato contro tutte le forme di “abusivismo” della loro professione ed in particolare una. A settembre, i tribunali delle città di Amburgo e Berlino hanno emanato la sentenza che vieta, sul loro territorio, l’utilizzo dell’applicazione incriminata. A Vancouver è già stata ritirata. Si tratta di Uber, servizio di trasporto automobilistico privato, reso possibile grazie al collegamento diretto, via smartphone e tablet, di passeggeri e autisti.

uberX-3-phones-togetherL’applicazione è nata nel 2010, a San Francisco, dall’idea Travis Kalanick e Garrett Camp che, guardando all’industria dei taxi come un settore senza concorrenti, hanno inventato un sistema rapido, veloce e soprattutto all’avanguardia per ovviare al problema delle licenze. Uber, infatti, gestisce soltanto le transazioni: il pagamento non avviene faccia a faccia tra chi si offre come autista e il passeggero, né è necessario denaro contante. Chi si fa trasportare, dopo essere salito a bordo di un’autovettura messa a disposizione del software e contattata tramite un messaggio di testo, paga, senza intermediari e con carta di credito, l’azienda la quale, in un secondo momento, verserà la somma spettante sul conto dell’autista. Ora, raccontato così il processo potrebbe sembrare un po’ macchinoso, in realtà basta scaricare l’applicazione, trovare l’automobile più vicina sulla mappa virtuale e il gioco è fatto.

I tassisti d’ogni parte del globo sono infervorati perché si vedono sottratte quote di mercato da uno stupido (o geniale?) programma, per cellulari del XXI secolo; non sono mancate denunce, ricorsi e appelli in conseguenza della violazione delle leggi sul trasporto a tutela della categoria. Il problema più grande consiste nel fatto che i prezzi di Uber sono veramente bassi e offrono servizi tra i più fantasiosi, a dispetto della classica corsa in taxi. Vediamone alcuni: UberX , il trasporto è low cost ed effettuato dentro un’auto di uso quotidiano; UberTAXI, un taxi in versione Uber; UberBLACK, la corsa avviene dentro una berlina; UberSUV, la corsa avviene a bordo di un SUV; UberLUX , la corsa avviene dentro un’auto elegante, rara e costosa. Di recente è stato aggiunto UberPOP, un servizio molto economico, a volte totalmente gratuito, destinato a coloro che desiderano condividere un viaggio con qualcuno. Ovviamente i prezzi vengono stabili dalla società.

«La nostra azienda è stata valutata 18 miliardi di dollari, mentre Google Ventures ha investito 258 milioni solo per entrare a farne parte» ha dichiarato al Wall Street Journal Kalanick, l’amministratore delegato di quello che in quattro anni è diventato un colosso, poi ha aggiunto: «Le resistenze da parte dei tassisti sono inutili, bisogna cambiare le regole, Uber è diffuso in 130 città di cui 20 europee, adesso stiamo finalmente scardinando i corporativismi e vedendo un po’ di competizione, ma l’aspetto più importante è che noi permettiamo ai clienti di scegliere».

Alberto Molino

Scrivi