Vince la linea promossa dall’Italia che da oggi, dopo l’accordo politico raggiunto dal Consiglio dell’Ambiente svoltosi in Lussemburgo, è libera di non coltivare prodotti transgenici. L’apprezzamento della Coldiretti siciliana.

di Salvo Reitano

Continua il cammino per la tutela del made in Italy. Finalmente, dopo quattro anni di dibattiti, nei giorni scorsi è stato raggiunto a Lussemburgo un accordo politico dei ministri dell’ambiente dell’UE, che lascia liberi gli Stati membri di coltivare o di vietare – parzialmente o completamente – gli OGM sul loro territorio.

La palla passa ora alla presidenza italiana per trovare un accordo legislativo con il nuovo GG.jpgParlamento europeo.

“Chiedo a ogni Paese dell’Unione un aiuto per arrivare a chiudere entro la fine dell’anno il “dossier” sulla libertà di coltivazione o meno Ogm nell’Ue, dopo l’accordo politico raggiunto con due sole astensioni, quella di Belgio e Lussemburgo”.

Lo ha detto il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ai partner europei che ha aggiunto: “Da parte dell’Italia c’é il massimo impegno a chiudere il “dossier” e credo che se riuscissimo a ottenere questo obiettivo, daremo un segnale molto forte ai nostri Paesi anche sull’unità dell’Europa“.

“L’accordo é un buon compromesso in quanto – ha tenuto a precisare il ministro Galletti – molti Paesi Ue volevano una soluzione meno stringente, altri invece chiedevano una soluzione più stringente, ad esempio l’Italia“.

S.jpg“Credo però – ha sottolineato – “che il senso di responsabilità e la voglia di venire fuori da una situazione confusa ci abbia indotto tutti a trovare una sintesi con l’accordo approvato“.
Il ministro ha detto anche di essere consapevole “che alla presidenza italiana spetta un compito difficile, quello di trovare un accordo finale – sulla base dell’intesa politica raggiunta oggi – con il Parlamento europeo”.

“Ci sarà su questo – ha concluso – il massimo impegno della presidenza italiana“.

”Piena soddisfazione” è espressa  anche dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina per l’accordo in merito al nuovo testo elaborato dalla Presidenza greca che modifica la Direttiva 2001/18/CE sugli Ogm.
“L’intesa raggiunta – ha sottolineato il ministro – introduce la necessaria flessibilità che consente agli Stati membri di decidere in merito alla gestione della propria agricoltura, permettendo di vietare o limitare la coltivazione degli Ogm nel proprio Paese.

Il compromesso evidenzia, nonostante il diverso approccio di alcuni Stati Membri, la volontà generale di superare i problemi legati al sistema vigente”. “Ribadisco – ha aggiunto Martina – l’importanza di un’adozione rapida della Direttiva, auspicando che il relativo iter possa concludersi durante il semestre di Presidenza italiana, quantomeno con il raggiungimento dell’accordo politico nella fase della co-decisione con il nuovo Parlamento europeo“.

“In questo modo, il Governo attua pienamente la strategia di difesa delle produzioni agricole di qualità italiane richiesta tra l’altro con mozioni unanimi anche dal Senato e dalla Camera”.

Apprezzamento anche dalla Coldiretti che plaude alla decisione che rende “l’Italia libera di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi otto cittadini su dieci 10 che si oppongono al biotech nei campi”.

“I ministri dell’ambiente dell’Ue hanno preso questa decisione – commentano il presidente e il direttore della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli e Giuseppe Campione –   lasciando agli Stati membri la scelta di coltivare o di vietare  gli Ogm sul loro territorio. La procedura che potrà essere perfezionata nel semestre di presidenza italiana dà il via ad una svolta profonda nel quadro normativo europeo”.

“Per l’Italia e per la Sicilia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura  non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare – dicono ancora Chiarelli e Campione – ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”.

“E del resto è impensabile – concludono – che in una Regione leader per il paniere di produzioni uniche si vadano ad ipotizzare alternative non basate sulla tradizione e sulla qualità naturale”.

Salvo Reitano

 

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