Tratto da “Il senso della vita” di Davide Di Bernardo.

[…] I suoi figli stanno crescendo accanto a lei.

La fanno disperare spesso, soprattutto la ragazzina, ma la sera, quando anche l’ultimo è rientrato e la catenina nella porta è messa, lei è contenta.

Si butta sul suo grande e solitario letto matrimoniale, si gira sul fianco e prima di chiudere gli occhi, dopo aver ricordato i dolori della giornata e le paure per il domani, dopo essersi posta la domanda: <<Cosa posso cucinare domani?>>, appena prima di essere trasportata nel beato mondo dei sogni, M. sorride, perché i suoi sacrifici non sono stati vani, i tanti momenti di paura, di pianto, di pene, anche l’amore con un uomo che l’ha tradita, disillusa, uccisa nel profondo, nulla è vano, perché prima di dormire ascolta il respiro dei suoi quattro figli che all’unisono dormono nelle stanze accanto alla sua, e lei è felice, perché in loro continuerà a dare amore, perché loro sono il simbolo vivente del suo amore, perché loro sono i suoi figli.

Una sera, in un momento di sconforto disse al più grande:<<E come sarà quando non ci sarò più? Quando sarò distesa, immobile senza più respiro. Voi potrete guardarmi, ma io no!

Non potrò più guardarvi, non potrò più sapere cosa state facendo, ma voi mi guarderete. Sarete lì, a fissarmi, ed io sarò come non esserci, mentre voi mi fisserete, mentre sarò davanti a voi.>>

Lui, rispondendo anche per bocca dei fratelli:<<Noi ti fisseremo per un po’, ma tu potrai guardarci dall’alto, per sempre >>.

A mia madre.

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