Salvo Reitano

Immobile, sprofondato sulla poltrona del soggiorno di casa, ore 20,30 di una domenica di febbraio.  Il grande schermo della Tv  rimanda con i colori dell’alta definizione la faccia di un uomo che ha reso più bella e gioiosa la mia adolescenza e la mia giovinezza. “Un Gigi Riva, c’è solo un Gigi Riva”…urlano i tifosi del Cagliari allo stadio Sant’Elia.
Lo vedo muoversi lentamente, la sua faccia da icona, il suo viso scavato, i capelli ormai tutti bianchi. Quando prende il microfono per ringraziare il presidente del Coni Giovanni Malagò, venuto da Roma per consegnargli il Collare d’Oro, la massima onorificenza sportiva mai prima d’ora conferita ad un ex calciatore, il bomber di tutti i tempi si commuove. La voce rotta, gli occhi lucidi, mentre l’intera Italia del pallone si ferma  per lui. Schermata 2017-02-15 alle 14.51.20
Sprofondo ancora di più sulla poltrona. Alzo il volume per sentire meglio. Può succedere in una domenica sera di questa Italia appannata che il magone abbia il sopravvento e gli occhi cominciano a scintillare di gocce salate in un misto di gioia e nostalgia.
La mente che monta spezzoni di un film in bianco e nero. Esterno giorno, uno stadio, primi piani, un vecchio televisore, la festa dello scudetto, quel gol a volo d’angelo allo Stadio San Paolo contro la Germania Est, il 22 novembre del ’69 che ci apri le porte dei mondiali messicani,  un sortilegio, l’invenzione di un genio con le fattezze di calciatore, le notti a fare l’alba di Mexico ’70, papà che mi chiama: Salvuccio sveglia, il caffè è pronto sta per cominciare Italia – Germania. Sento le vibrazioni e le emozioni attraversare ogni parte di me, brividi lungo la schiena e le lacrime che diventano un fiume e quel magone che non mi vuole lasciare e io non voglio che mi lasci, tanto è bello e struggente.
Ci sono pochi  momenti nella vita di un uomo  che si riverberano come  un’eco  per anni, perché quei giorni amati e vissuti, grazie alle prodezze del tuo campione,  furono quelli dove l’impossibile divenne realtà per rimanere conservato e custodito per sempre nel cuore.
Schermata 2017-02-18 alle 19.03.55Nel giorno del meritato omaggio al più grande campione di tutti i tempi è anche giusto che i ragazzi che fummo si lascino prendere dalle emozioni.
Gigi Riva questo lo sa, ne è consapevole e mentre riceve il premio gradisce e apprezza l’entusiasmo del suo stadio e di un Paese intero. Si commuove ancora, cita le sue nipotine. “Voglio ringraziare il presidente del Coni perché è partito da Roma per venire a casa mia a darmi un trofeo bellissimo, questa è la semplicità, nessun altro lo aveva mai fatto”.
La curva del Cagliari è lapidaria: “Onore a te Gigi che hai reso grande questa maglia”, il bellissimo striscione rossoblù.
Ma per tutti Gigi Riva è stato il sogno, e non solo per quel magico sinistro che ci regalò tante emozioni. Per chi non l’ha mai visto giocare, Rombo di Tuono come lo chiamava Gianni Brera, se non in qualche immagine in bianco e nero pescata qua e la su YouTube, ma conosce a memoria la sua storia e i suoi gol e per chi, invece, ha avuto la fortuna di vederlo su quello stesso tappeto verde del Sant’Elia, o al vecchio Amsicora teatro dello scudetto, e mentalmente rivive quei momenti irripetibili. Le ovazioni da parte del pubblico sembrano non finire mai con la Curva Nord che continua ad urlare a gran voce “C’è solo un Gigi Riva”.
Mentre il vecchio campione fa il giro dello stadio con il cuore in tumulto, mi viene da pensare: chissà sotto quale  forma gli saranno tornati in mente i pomeriggi in campo, i gol, le gioie, le amarezze, gli infortuni, lo scudetto, la maglia azzurra e i tanti anni vissuti da calciatore. O magari, lui così schivo e refrattario alle celebrazioni, avrà solo chiuso gli occhi e assaporato tutto l’amore dei tifosi rossoblu tenendoli stretti nello scrigno segreto del suo cuore. Emozioni forti, certamente, per uno che è stato: eroe, leggenda vivente, patrimonio del Cagliari, della Sardegna e di tutto il calcio italiano. Perché puoi dire quello che vuoi ma come Gigi, nessuno mai, mai più.
Ha poco senso ricordare cosa è stato  Rombo di Tuono. Gigi Riva non ha bisogno di ulteriori elogi, retorica o frasi di circostanza  soprattutto quando insieme al talento calcistico si affianca una rettitudine morale e una umanità che non ha avuto eguali nella storia di questo sport e mai ne avrà. Schermata 2017-02-15 alle 14.57.56
L’Italia sportiva, con la sua massima espressione che è il Coni ha voluto ringraziare l’ultimo autentico “eroe” della pedata patria: un uomo che galoppava verso l’area avversaria puntando gomiti d’acciaio nelle costole degli avversari, trascinandosi sulle spalle almeno due marcatori, aggredendo l’aria di rigore prima di lasciar partire quel sinistro imprendibile e micidiale con la palla che diventava una scheggia difficile da parare per qualsiasi portiere. I suoi gol, basterebbe rivederli in sequenza rallentala, furono un prodigio di coordinazione e coraggio, di furia muscolare e di ispirazione, parola sacra che mi piace usare senza alcun falso pudore. Due volte sacrificò le gambe in maglia azzurra. E mai un lamento. Fedelmente, passò con il Cagliari e per il Cagliari, dalla A alla B, senza la minima esitazione. Accolse il tributo sardo come una culla del destino, senza smancerie e mai tradendo. “C’è solo un Gigi Riva”, perché è un uomo straordinario prima ancora d’essere stato un grande “esecutore” di gol. Mai una parola spropositata, mai un giudizio non misurato dove essere taciturni è ancora una virtù in questo paese di ciarloni. Per tanti della mia generazione è stato un campione assoluto e trasversale, la bandiera del Cagliari, un eroe nazionale, per me è stato è e sarà sempre semplicemente: Gigi Riva. Il mito della mia spensierata fanciullezza, i suoi  gol in in bianco e nero, e la vita con mille colori e mille speranze.
È stato la figurina da attaccare sul diario di scuola, la maglietta bianca di lanetta con i bordi rossoblù e il numero 11 cucito dietro la schiena con ago e filo dalla mia mamma. È stato i calzoncini corti, le scarpette di gomma dura, i  ginocchi sanguinanti di ritorno da un campetto di fortuna realizzato in uno spiazzo nel quartiere dove abitavo, le porte con le pietre, le partite che d’estate, liberi dagli studi, duravano fino a notte inoltrata e lì cercavo in maniera spasmodica e maniacale di imitare le sue pose, le sue movenze, il tuo tiro. Già…il tuo tiro. Quel sinistro unico, potente, magico, imprendibile.
Per me e per tanti della mia età è stato un sogno che è diventato realtà. C’è una canzone che dice “Quando Gigi Riva tornerà, non ci troveranno ancora qua con la vita in fallo laterale e il sorriso fermo un po’ a metà. Tornerà la voglia di sognare, quando Gigi Riva tornerà”.
Rombo di Tuono lascia il campo mentre l’ovazione continua. Io asciugo l’ultima lacrima e mi accorgo che per una volta il tempo si è fermato ad aspettare.

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