Pina Mazzaglia

SANTA VENERINA (CT) – In pieno svolgimento presso l’azienda agricola della Tenuta San Michele di Santa Venerina la rassegna “Kyklops”, che con l’evento dedicato a Salvo Catania Zingale ha inaugurato il suo primo capitolo, dopo l’evento collettivo di ouverture. “Un ombra tra cemento e aria” il titolo della personale presso la galleria artistica allestita nella suggestiva location all’interno delle cantina della casa vinicola Scammacca del Murgo. Nato a Tripoli il 15 agosto 1967, di origine siciliana, Zingale si trasferisce a Ispica nel 1970 e successivamente a Comiso dove frequenta l’Istituto Statale d’arte, conseguendo il diploma di Maturità artistica nel 1986. La sua pittura realizzata su supporti, ottenuti accostando e inchiodando semplici tramezzi di legno multistrato ricavati da materiali di imballaggio, si accomuna a una certa idea del tempo, a una temporalità riconducibile alla conoscenza che, l’uomo ha delle sue frequentazioni: opere che rivivono la genesi di luoghi non utopici, luoghi che si materializzano ineludibili di forma e significato, tangibili di ricordi, come meta e bisogno dell’esserci. E alla forma l’artista pensa come traguardo significante a cui affidare il messaggio esperienziale, a un reale osservato e maturato riconsegnato alle superfici legnose, sapientemente collegate tra di loro con effetto di puzzle, che permettano di leggere la sua realtà: una forma afferrata che in ogni suo dettaglio riconsegni il sapore del ricordo, in un rapporto che pulsa e si agita nella vera essenza delle cose vissute e immaginate. In occasione del vernissage abbiamo avuto modo di incontrare l’artista comisano e discutere con lui della sua arte.  0f8c76ea-3b3b-4950-89d4-302ace481726

P.M.: Ci può raccontare come è iniziato il suo viaggio nella pittura? 

S.C.Z.: Da ragazzino, quando provavo a copiare ciò che mi capitava davanti agli occhi: illustrazioni di libri, fumetti, quadri appesi alle pareti di casa mia.

P.M.: Quali sono stati i suoi punti di riferimento?

S.C.Z.: Ho guardato e continuo a guardare con grande interesse artisti come Hopper, Richter e Kiefer il quale riesce a dipingere anche lo spazio circostante con le sue articolate installazioni.

P.M.: Quale è il suo rapporto con l’arte?

S.C.Z.: Alti e bassi!

P.M.: Quali sono gli strumenti, le tecniche con cui preferisci lavorare?

S.C.Z.: Pennelli e colori ad olio. Da qualche anno, utilizzo al posto della tela il supporto in multistrato che assemblo in base alla dimensione del pezzo da dipingere.

P.M.: Il messaggio principale che vuole trasmettere con le sue opere?

S.C.Z.: Non parlerei di messaggio, ma piuttosto di uno stimolo, o meglio, di un invito ad osservare con curiosità la relazione che intercorre fra la materia quasi neutra del legno e la plasticità policroma della pittura.

P.M.: Ci parli del suo lavoro “Un’ombra tra cemento ed aria”

S.C.Z.: Ho pensato di realizzare delle sequenze temporali che rappresentino momenti di quotidiana normalità, che è una costante del mio lavoro, come una scena tratta da un film, o guardare verso il cielo, oppure una foto di mia figlia all’uscita di scuola. Quasi tutti lavori accomunati da particolari dipinti di rosso che evidenziano una sfuggevole connessione con la nobile bevanda prodotta all’interno della location che li ospita.

P.M.: C’è un’emozione in particolare?

S.C.Z.: La solita: e cioè quella di cercare di presentare un buon quadro, aldilà del soggetto a cui mi ispiro o al luogo dove mi è data l’opportunità di interagire.

P.M.: Quali progetti per il futuro ci sono nel suo cassetto?

S.C.Z.: Parecchi e non facili da realizzare, però cerco di non frustrarmi, perché ho la possibilità, grazie a chi ripone fiducia nel mio operato, di poter continuare ad esprimermi liberamente.

P.M.: Cos’è il colore per lei?

C S.C.Z.: Considero il colore l’elemento primario del mio lavoro anche quando esso stesso è non – colore. Mi riferisco alle superfici su cui lavoro, le quali hanno prevalentemente delle tonalità monocrome tipiche del multistrato che spero creino il giusto equilibrio con la materia pittorica.

P.M.: Quale può essere il ruolo dell’arte in questa società che sembra svuotata dell’umanità e della sensibilità?

S.C.Z.: Penso che alla base di un’idea (se buona, di conseguenza trasformata in “opera”), ci debba essere un principio di utilità comprensibile a tutti come per esempio far riflettere, aprire gli occhi, scuotere le coscienze, ecc. Tale sistema, fondato su questo principio però, a mio avviso, non riesce che a colmare solo una minima parte del grande vuoto e nel momento in cui si decide di farlo ci si trova a doversi scontrare con chi fatica a recepire l’importanza di tale utilità.

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