Il regista nisseno  ricostruisce la vita di San Felice da Nicosia beatificato il 12 febbraio 1888 da Papa Leone XIII e canonizzato il 23 ottobre 2005 da Benedetto XVI

CALTANISSETTA – Approderà nelle sale cinematografiche tra ottobre e novembre, “Un Santo senza parole”, il film che ricostruisce la vita di San Felice da Nicosia diretto dal regista nisseno Tony Gangitano e prodotto dalla Pregiro event film,e Coccinella Music. Le celebrazioni per i 300 anni dalla nascita del santo sono state l’occasione per la proiezione del primo trailer della pellicola. A vestire i panni di San Felice, l’attore Angelo Maria Sferrazza, che è anche l’autore della sceneggiatura assieme a due frati Filosofi del Convento .
San Felice, il suo nome di battesimo era Filippo Giacomo, nacque a Nicosia del calzolaio Filippo Amoroso e da Arcangela La Nocera.Schermata 2015-09-07 alle 14.30.46
Molto devoto, fin da bambino, il padre morì  15 giorni prima che lui nascesse; vista la povertà, da ragazzino, per aiutare la famiglia frequentò  la bottega del calzolaio Giovanni Ciavarelli, soffrendo non poco per il linguaggio scurrile che vi si usava. Della sua infanzia si tramanda un episodio miracoloso: lo stesso, facendo passare il dito bagnato di saliva su un pezzo di cuoio tagliato male da un operaio che se ne disperava, ottenne che il cuoio ritornasse intatto.
Per ben sette anni chiese di essere ammesso fra i frati cappuccini di Nicosia, ma veniva sempre rifiutato perché analfabeta. Fu il padre provinciale di Messina in visita a Nicosia, a farlo entrare nel convento dei cappuccini della vicina cittadina di Mistretta, dove venne consacrato con il nome di Felice.
Dopo un anno tornò a Nicosia, dove si dedicò alla questua, visitava sia le case dei ricchi per invitarli a condividere i loro beni, sia quelle dei poveri per dare loro conforto materiale e spirituale. Era molto paziente anche quando veniva cacciato malamente. Definiva se stesso ‘u sceccareddu’, l’asino che portava sulla soma tutto quanto aveva raccolto al convento. Il superiore, Padre Macario, nonché sua guida spirituale  spesso lo trattava duramente, lo scherniva dandogli nomignoli quali ‘gabbatore della gente’ e ‘santunazzu scuntentu’,  fra Felice rispondeva umilmente dicendo: «Sia per l’amor di Dio». Una volta gli ordinò di esibirsi nel refettorio del convento vestito da pagliaccio e gli fece distribuire ai frati un impasto di cenere e acqua come se fosse ricotta fresca, che miracolosamente diventò ottima ricotta.
Essendo analfabeta, apprendeva a memoria i testi biblici durante le funzioni religiose e assimilava tutte le letture edificanti lette in convento durante la mensa. Aveva una gran devozione per Gesù crocifisso. Tutti i venerdì digiunava a pane ed acqua e contemplava la passione e la morte di Gesù Cristo stando nel coro del convento, con le braccia aperte a forma di croce.
Si dedicò anche alla cura degli infermi, sia nel corpo che nello spirito, ottenendo spesso per essi guarigioni miracolose. Era particolarmente dedito alla preghiera ed alla penitenza.
Un Santo senza parole 2Nel 1777 il vicino paese di Cerami venne colpito da una grave pestilenza, il superiore dei cappuccini del luogo chiese a Felice di andare ad assistere i malati, cosa che egli fece con grande abnegazione, nonostante fosse già avanzato in età. Morì il 31 maggio 1787.
Una storia incredibile che colpisce ed emoziona già dal trailer, presentato nella piazza di Nicosia in occasione del trecentesimo anniversario della nascita del Santo.
“Il film – dice il regista e attore Tony Gangitano – nasce da un’idea di una signora di Nicosia, Enza Amoruso che, insieme ai frati cappuccini, mi ha proposto di parlare di questo Santo fino a quel giorno a me sconosciuto”.
“Volevano realizzare un cortometraggio – prosegue Gangitano – ma una volta giunto a Nicosia fui completamente conquistato dalle meraviglie che la circonda e dalla storia di San Felice. Non bastava un cortometraggio per parlare di questo meraviglioso uomo, prima ancora che Santo. Serviva un lungometraggio e così è stato”.
Un anno e mezzo di lavorazione con un impegno totale da parte di Tony Gangitano che ha anche vestito i panni di padre Macario, la guida spirituale del cappuccino beatificato il 12 febbraio 1888 da Papa Leone XIII e canonizzato il 23 ottobre 2005 da Benedetto XVI.
“Si provano emozioni uniche – conclude Gangitano – a girare le scene di un film come questo perchè  ancor prima di andare avanti col progetto ho vissuto per sei mesi in convento con l’intento di seguire passo passo il modo di vivere e i luoghi dove questo straordinario uomo aveva vissuto”,visto che lui stesso ebbe ad indossare i panni di Padre Macario cioè il padre spirituale dello stesso Santo .
A scegliere come protagonista l’attore Angelo Maria Sferrazza per interpretare parte del film è stato lo stesso regista, perché in lui ha visto il vero Santo da giovane e quindi lo ha preparato giorno dopo giorno a farsi sopportare sia da regista che da Padre Spirituale . “Ottima scelta – dice ora con soddisfazione Tony Gangitano – tutto è andato come volevo e forse meglio”.
Un film da vedere e apprezzare dalla prima all’ultima scena con un cast di attori di tutto rispetto, tra i quali figurano volti molto noti al grande pubblico come Guia Jelo, Luigi Burruano, Fabrizio Bracconeri, l’attore romano noto anche per la sua conduzione di Forum sui canali Mediaset. Inoltre, non possiamo non citare l’attore alcamese Benedetto Lo Monaco, che interpreta l’eremita amico del Santo di  Nicosia, le bellissime attrici Mariella Giuffrida e Selene Gangitano che interpretano con straordinaria bravura due sorelle disperate con un fratellino moribondo che sarà miracolato da fra Felice, e i piccoli, ma non meno bravi, Pierangelo Gullo, Manuel Sciacca, Angelo Bulgarello, Taylor Cocuccio e Angelo Cassarino; e ancora l ‘attore  Giuseppe Scaglione, i fratelli Andrea e Fabio Lo Guzzo, l’attrice sceneggiatrice e scrittrice Giusy Ferrante, il catanese Alessandro Spina e Elisabetta Cannuli.

Salvo Reitano

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