A suo tempo quel geniaccio incompreso di Giorgio Bracardi all’interno di “Alto Gradimento”, divertimento radiofonico per intellettuali e ragazzi che marinavano la scuola, 70% stupido e 80% geniale (citazione dal siciliano Nino Frassica), s’inventò la classifica dei babà. Babas al plurale. Merito uguale babas o qualcosa del genere. I siciliani nel loro immenso nulla sono abituati a classificarsi in base ai successi. E ne ottengono così tanti da farci pensare che la categoria “nulla” vada rivista ancora, nel terzo millennio. O per dirla con Woody Allen: la parola “nulla” sposa significati che non conoscevamo.

Pif – Pierfrancesco Diliberto – per esempio considerato da “Repubblica“ siciliano dell’anno, è autore di un film pluripremiato come ricorda Ottavio Cappellani sul quotidiano cartaceo di città. Film ingenuo o finto ingenuo “La mafia uccide solo d’estate” sorta di gioco cowboy-contro-indiani. Tanto per farci capire chi sono i buoni e chi i cattivi. Utile anche per farci sapere che i mafiosi si possono prendere per il sedere. Non è poco ma non è una novità. Mi preferisco generoso: un cannolo e mezzo – i cannoli sono “nostri” i babà, no?

A seguire, Luca Parmitano astronauta sul quale, scommetto, pochi conoscono il necessario. Andiamo nello spazio senza sapere perché, magari ce l’hanno spiegato ma ci siamo distratti immediatamente, e facciamo il tifo come casalinghe dinanzi a una partita di calcio. Quand’è rigore e quand’è calcio d’angolo? Chissà. Due cannoli, uno per l’astronauta, l’altro – simbolico più degli altri – per chi organizza la macchina dell’informazione. Ricotta e Cioccolata.

Seguendo la classifica di “Repubblica” ricordo anche Vincenzo Nibali vincitore del tour de France. E di Vuelta e Giro. Il ciclismo è alla frutta. Nibali è un campione, ma cosa penserà chi ricorda non dico Gimondi ma soltanto Moser coi relativi rivali? Un cannolo. E via ad allenarsi.

Di siciliani che hanno onorato la loro regione (uso formula usurata), ce ne sono a tonnellate. Dai vincitori dei reality, presto dimenticati, ai fortunati emigranti che trovano l’America a un centinaio di chilometri da casa. Ma anche questa è categoria consumata. Pif non è Bergman, Parmitano non è Armstrong e Nibali non è Mercks. E la Sicilia è un’isola che fa male quel che può. Qui ad ogni soffio di zefiretto si citano i mostri sacri Pirandello, Sciascia (che in vita ne subì e non poche) e Bufalino. Che altro si deve fare? Ancora Cappellani a ricordarlo: in Lombardia Manzoni non lo si cita ad ogni piè sospinto. Quando visitai la fondazione Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo, trovai alcuni locali chiusi da tempo. Lì la “spacchiocultura” termine da me coniato su questo blog, è del tutto sconosciuta. Lì per strada non ci si annaca, si cammina e basta. Zero cannoli ai “pirandelliani”. Cinque a Pavese e a tutti i piemontesi.

Un cannolo anche al mio amico Fabrizio Pulvirenti – glielo offrirò quanto tornerà a Catania – medico di Emergency. Agli altri penserà la famiglia. In ultimo onoro un siciliano per metà, o quasi, Claudio Abbado scomparso all’inizio del 2014. Dieci cannoli per come dirigeva Mahler, dieci per Brahms e dieci per Rossini. E quell’“Egmont” lì? Altro che suor Cristina.

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