La Grecia ha votato e ha scelto Tsipras, che però ha dovuto cercarsi i voti mancanti nella destra di Anel. Un evento che alcuni decenni fa sarebbe stato impensabile è avvenuto: sinistra e destra insieme contro il centro. A conferma apparente della caduta di ogni barriera ideologica e dell’adesione ad una prospettiva pragmatica della politica. Viste così, le cose sembrano semplici, facilmente narrabili. Ma proviamo a ragionarci un po’ su.

La realtà greca è segnata da un lustro di trasformazioni epocali, che hanno visto la perdita secca della capacità salariale, una impennata della disoccupazione, un aumento fuori controllo del debito pubblico e – conseguenza o causa? – una condizione di ricattabilità dalla troika come per nessun altro paese dell’area UE. La tragedia del popolo greco renderebbe qualunque alleanza, che miri ad affrontare una simile emergenza, dotata di un qualche senso.

È da chiedersi: una simile evoluzione è ipotizzabile per l’Italia? Cosa differenzia i due paesi? Cosa manca al nostro perché si determini una configurazione politica simile? La prima risposta che viene in mente è che il nostro è un paese tradizionalmente conservatore, che predilige l’equidistanza ma solo in quanto aborrisce le posizioni nette, che affolla il suo spazio elettorale nella zona centrale. La seconda risposta è che la sinistra italiana è da sempre caratterizzata da un tasso troppo elevato di rissosità interna, funestata da guerre solitarie condotte per l’affermazione di leadership frammentarie e distruttive. La terza risposta è quella più cupa ma forse anche più realistica: il nostro paese non sta ancora male come la Grecia!

Molto si può dire sulle posizioni europeiste di Tsipras, sulla sua diversità rispetto alle voci anti-euro: ciò che ha fatto spesso dire a Diego Fusaro che Syriza è una “finta sinistra”, regolata (anche se non necessariamente pilotata) dai poteri forti di Bruxelles. E ancora di più si può pensare riguardo alla scelta di un’alleanza con la destra di Nokolopoulos, spiegata dallo stesso Tsipras come necessaria anche a tenere a bada l’ambiente dei militari e della polizia. Resta comunque incontrovertibile un fatto: se quella dell’attacco alla strategia dell’austerità fosse l’ultimo tentativo di trasformare l’UE e le sue politiche, esaurito il quale non resterebbe che abbandonare l’euro, smantellandone la struttura di vincoli economici, giuridici e politici che ha di fatto sottratto ai paesi la loro sovranità? Se questo passaggio fosse l’ultima tappa di una opposizione “interna” alla concezione che tiene insieme i trattati, che li giustifica e li riafferma? Se fosse così, cosa impedirebbe all’Italia di proporre, davanti alla commissione europea, l’immagine di un paese finalmente mobilitato, coeso, determinato a farla finita con le regole del rigore e del sacrificio?

Mi viene in mente una sola risposta, al momento: il “centralismo democratrico” è una nozione di stampo leninista che potrebbe ricevere nel nostro paese un’accezione comicamente più rassicurante. In Italia il termine potrebbe indicare semplicemente il fatto che la nostra democrazia si svolge “al centro”, che tutto ciò che ne sta distante non è utile al suo gioco, che il centro garantisce tutto e per tutti!

L’esatto contrario di ciò che è accaduto in Grecia, dove la sinistra e una parte della destra, insieme, fanno fuori il centro.

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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