Caro Presidente Crocetta,

oggi dovevo partire per Roma e poi Tirana. Incendio all’aeroporto di Fiumicino, volo Ryanair cancellato. Riprotezione impossibile in giornata: dopo pochi passeggeri voli tutti esauriti. Di conseguenza salta anche il volo per Tirana. Si fosse stati in qualunque altra parte d’Italia, da Salerno in su, si poteva optare per qualsiasi altro mezzo, treno incluso; in poche ore tutto risolto. Dalla Sicilia no; non v’è alcuna alternativa. Mi dirà Lei: cose che succedono; cosa ci può fare il governo regionale, che colpa ne ha? Giusto.

E allora – ecco la mia modesta proposta – mi permetto di consigliare a questo punto di aiutare tutti i conterranei a sviluppare una consapevolezza buddhista: la sofferenza e il dolore per i siciliani esistono; è questa una condizione esistenziale: è motoria, sociale, economica. So che lei è sensibile alla spiritualità religiosa, per cui la invito a favorire un’opera di metànoia interiore e a rinunziare di alimentare la falsa speranza che le cose esterne possano cambiare; non abbiamo più la pazienza e la capacità di illuderci in governi siciliani salvifici, in salvapatria nazionali sempre pronti a venirci in soccorso per avere voti e consenso senza dare in cambio nulla.

La giusta disposizione d’animo buddhista sulla impossibilità di cambiare il mondo incoraggerà il cambiamento di noi stessi, sviluppando il non attaccamento e spegnendo la brama; esercitiamo quindi la virtù della rinuncia: alla possibilità di partecipare ai grandi eventi nazionali (Sicilia EXPO 2015 docet), ad avere un ruolo che riteniamo consono alle nostre qualità nella cultura, nell’economia, nella società, evitiamo di alimentare in noi false illusioni, speranze di riscatto e di emancipazione. Facciamo allora della nostra isolanità una virtù: recludiamoci dal mondo, crogiolamoci nella nostra spazzatura, nelle nostre miserie quotidiane, nell’inciviltà del nostro prossimo, nella mafia, nella delinquenza spicciola. L’uomo è la specie animale più adattabile e alla fine anche noi finiremo per abituarci alle nostre miserie; riusciremo persino a trovarle  belle, ad esempio riscoprendo la naturalità del trasporto a dorso di mulo, il solleticante ondeggiare di un animale vivo, piuttosto che lo sferragliare meccanico di rotaie. A condizione però di non guardare il vicino di casa, perché l’infelicità nasce non dalle condizioni in cui si versa, ma dal confronto tra esse e quelle che crediamo siano migliori.

E allora si organizzino corsi di spiritualità buddhista. In fin dei conti i corsi di aggiornamento sono la cosa che più è riuscita di organizzare alla Regione, per non aggiornare a nulla ovviamente. Ma forse lo sviluppo del non-attaccamento potrebbe almeno aiutarci, anche a sopportare coloro che si ruberanno gran parte dei soldi che verranno stanziati per tali corsi; anzi, sarebbe questa una vera e propria “prova iniziatica”. Si abbia quindi il coraggio di imboccare l’unica via che oggi ci pare possibile.

Questo di tanta speme oggi ci resta…

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