Marco Iacona –

Non solo Picasso. Parlo di mostre ovviamente e di Catania. All’Archivio di Stato di via Vittorio Emanuele, è in corso una mostra su “Editori e tipografi a Catania e provincia tra Cinquecento e Novecento”.  In esposizione lungo il corridoio del primo piano, documenti e libri che raccontano la storia dell’arte tipografica e dell’attività editoriale a Catania e provincia.  La mostra sarà visitabile fino a al 30 maggio, tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00. Sabato dalle 9.00 alle 13.00. Domenica chiuso.

Mostra divisa in più sezioni, per luoghi e periodi. Una storia particolarmente complessa. Diciassette anni dopo l’invenzione di Gutenberg, Enrico Alding introduttore della stampa in Sicilia venne a Catania poì andò subito a Messina. Catania dovette attendere ancora un po’, almeno fino a quando Giuseppe Cumia stampò le sue “Rime”. Militello ebbe un ruolo importante nella diffusione della stampa, come dimostra tra l’altro il “Gioco degli scacchi” di Pietro Carrera (1617).

L’introduzione della stampa a Catania nel Seicento non avvenne per esigenze di studi ma per iniziativa del Senato. Quest’ultimo nel 1623 concesse ai Giovanni Rossi e Francesco Petronio i locali per una tipografia nel palazzo senatorio. Il primo libro stampato fu probabilmente il “Tesoro spirituale della religione della gloriosa vergine del Carmine”, uscito nel 1624. Tolto ai due il privilegio di servire il Senato esso fu dato a Vincenzo Pretonio, figlio di Francesco che pubblicò opere di Mario Cutelli e di De Grossis. Poi venne il periodo di Giuseppe Bisagni che pubblicò due poemetti eroici di Francesco Garsia in onore del vescovo di Catania, e nel 1666 il “Catanese dispensatorium, sive antidotarium di Nicola Catanuto. La sua prima pubblicazione fu comunque il “De animo rum pertubationibus” di Ottavio Branciforti vescovo di Catania.

Tra il 1664 e il 1669 ebbe la tipografia nel palazzo del Senato, Bonaventura La Rocca. Nell’ultima parte del secolo invece operò a Catania, Paolo Bisagni proveniente da Messina. Dopo il terremoto del 1693 il tentativo di sollevare l’attività tipografica va attribuito ancora al Senato che nel 1701 fece stampare nelle stanze dell’illustrissimo Senato, nella stamperia del Bisagni: “Il trionfo catanese nell’acclamazione della reale Maestà di Filippo Quinto” di Pietro Gulotta. Nel 1730 la tipografia, rinnovata, prese il nome di Nuova stamperia del Bisagni.

La produzione della stamperia può essere suddivisa in due periodi. Il primo è dedicato alle pubblicazioni ufficiali del Senato. Il secondo inizia nel 1730 con la pubblicazione di opere di Vito Maria Amico Statella e del “Codex arriganus” di Francesco Arrigo. Oltre i libri, Bisagni pubblicò diversi fogli contenenti inni e sonetti dedicati a personaggi illustri. Alla tipografia del Senato si affiancano altre tipografie: Simone Trento proveniente da Siracusa e la tipografia Gioacchino Pulejo. Nel 1758 Pulejo diede inizio alla pubblicazione del periodico “Opuscoli di autori siciliani” stampandone il primo volume.

In seguito lavorarono a Catania, Francesco Siracusano, Domenico Reggio e l’accademia degli Etnei, fondata da Ignazio Maria Paternò Castello, V principe di Biscari. L’accademia era dotata di una stamperia affidata al tipografo Giacomo Pastore. Nel 1781 Pastore acquistò le attrezzature della tipografia del seminario vescovile fondata da monsignor Ventimiglia.

Con l’Unità d’Italia inizia il periodo d’oro dell’arte tipografica a Catania. Nella prima parte del secolo si contano sette tipografie. Tra queste quella dell’università raggiunge un ottimo livello. L’istituzione di una scuola tipografica e l’apertura di una tipografia nel Reale ospizio affidata al napoletano Crescenzio Galatola suscitò proteste dei tipografi locali. Dopo l’unità d’Italia cambieranno moltissime cose. C’è l’estensione a tutta la penisola dell’editto del 1848 concernente la libertà di stampa e la fine del controllo ella censura di stato che funzionava come deterrente. Senza intoppi burocratici e controlli i processi di stampa si velocizzano, consentendo la rapidità dell’informazione.

La stampa permette il formarsi dell’opinione pubblica e contribuisce alla selezione e al riconoscimento di un ceto dirigente. Il giornalismo politico prospera. Catania viene “invasa” da testate politiche e satiriche. Ma si pubblicano opuscoli e bandi per diverse ragioni – compresa quella dell’appalto del teatro Bellini. Si pubblicano libri di testo per le scuole e opuscoli delle società di Mutuo soccorso. Nasce infine un’altra scuola di tipografi presso l’Istituto salesiano.

Sorgono infine vere e proprie imprese editoriali che si appoggiano alle tipografie o hanno loro tipografie. Tra i tipografi editori, si ricordano: Michele Galatola, Roberto Giuntini, G. Marziani e la Scuola salesiana. Tra le case editrici di singole persone o di società: Casa editrice musicale di C. Catanzaro, Cosimo Mollica, Società internazionale degli intellettuali. Editoriale siciliana tipografica, Studio editoriale moderno, Edizioni Sabe, De Martinis & C. Ma le più note, a Catania sono certamente le librerie editrici. Iniziando da Niccolò Giannotta, la cui casa editrice nasce nel 1874; nel 1899 inaugurò pure uno stabilimento con macchinari propri. Giannotta pubblicò opere di Pitrè, Verga, Capuana, Pirandello, Rapisardi e Fogazzaro.

Infine operarono le case editrici Filippo Tropea, Battiato, Etna di Concetto Battiato, Romeo Prampolini, Minerva, Muglia, Musumeci, Crisafulli e Tringale. E questa è praticamente storia dei nostri giorni.

 

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