In tempi non sospetti – era il 1993 agli albori di “Mani pulite” – sui problemi della corruzione, della trasparenza amministrativa e del contrasto al crimine organizzato auspicai l’istituzione di una procura “ad hoc” che si occupasse esclusivamente di lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata all’interno della quale distinguere e tipizzare, sul modello anglosassone, le strategie di prevenzione e di repressione di queste due tipologie di reato che asfissiano il nostro Paese. L’istituzione di questo organismo dovrebbe poter esplicare un’azione plurima soprattutto sull’intreccio mafia-politica-affari capace di attecchire a livello capillare ormai ovunque, dal più piccolo Comune, sino alla Capitale d’Italia. Ovviamente, la nuova struttura investigativa e giudiziaria dovrà essere fornita di mezzi e uomini, per il coordinamento e la cooperazione in tutte le attività di contrasto a livello centrale e periferico. Tanto per dare una idea del progetto, ovviamente, in fieri, il nuovo organismo potrebbe essere composto da magistrati ordinari, contabili ed amministrativi e da forze di polizia specializzate nella lotta contro tali delitti. Per combattere simili fenomeni criminosi sono necessarie strategie a breve termine e spetta alla politica mettere in campo un vero “rimodernamento giudiziario”, puntando su una maggiore efficacia delle attività di contrasto che passa dalla organizzazione territoriale specialistica, alla massima informatizzazione delle procedure, dal coordinamento e dalla cooperazione distrettuale, alla semplificazione, dalla celerità del processo penale, alla massima efficacia ed effettività della pena. Per lottare mafie e corruzione il nuovo organismo investigativo-giudiziario dovrà giocoforza concentrarsi sui settori economici nevralgici quali appalti e subappalti, aiuti di Stato ed europei, concessioni e autorizzazioni, mondo dell’impresa e della nuova economia, poiché i due fenomeni criminosi non hanno confini e possono sviluppare tutto il loro potenziale devastante in ogni parte del pianeta. La corruzione e il clientelismo rappresentano il terreno di incontro tra mafie, politica e pubblica amministrazione. Clientelismo, affarismo e corruttele varie rendono gli apparati centrali e periferici dello Stato pronti ad essere infiltrati ed impiegati ad uso e consumo dei mafiosi di turno. Corruzione, clientelismo e voto di scambio giocano, quindi, un ruolo centrale e determinante che solo una nuova struttura “ad hoc” può provare a frenare. Occorre assolutamente punire in maniera esemplare i colpevoli di simili crimini come forma di risarcimento per i cittadini onesti e rispettosi della legge. Attualmente purtroppo assistiamo ad una palese insufficienza degli strumenti di lotta usati per combattere questi fenomeni delinquenziali. Occorre prendere atto della necessità di una svolta “rivoluzionaria” che punti a spezzare il legame mafie-politica-corruzione. Certo, al momento, lo stato della legislazione antimafia e anticorruzione è assolutamente obsoleto e sconfortante. Ad analizzare le statistiche giudiziarie si direbbe che il fenomeno corruttivo sia in forte calo. Purtroppo così non è. Non si denuncia, non si controlla e ci si adegua all’illegalità sempre più diffusa. Proprio a fronte di queste situazioni paradossali sono fermamente convinto che la nuova istituzione dovrà avere forti poteri di controllo, un apparato investigativo-giudiziario potenziato e moderno, la possibilità di operare con strumenti evoluti nei settori economici maggiormente a rischio. In queste condizioni, quindi, la lotta alla corruzione ed alle mafie assumerebbe un duplice significato: rigenererebbe il ceto politico punendo soprattutto il clientelismo e le raccomandazioni in favore del merito e nel contempo spezzerebbe i suoi legami con le organizzazioni criminali di tipo mafioso. La rottura di questi legami è l’unica via per provare a sconfiggere i due fenomeni criminosi che stanno annientando il nostro Paese ed il futuro dei suoi giovani. Ovviamente, oltre a tutto questo, occorrerà prevedere poderosi investimenti in campo culturale e scolastico, motivando e selezionando gli insegnanti affinché inculchino nelle nuove generazioni nuovi valori e nuovi principi di convivenza civile.

 

Vincenzo Musacchio

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