#unafotoperagata

Di Graziella Nicolosi, Foto Servizio di Vincenzo Musumeci

VALVERDE – Più di 100 foto pubblicate, 30 partecipanti (fra cui diversi fotografi professionisti), 5795 “like” ricevuti: sono questi i numeri di #unafotoperagata, il secondo contest fotografico indetto da Sicilia journal, che nel mese di febbraio ha deciso di onorare così la patrona della città di Catania. I due giovani vincitori del contest sono stati premiati ieri al termine di una conferenza sulla festa agatina, tenutasi a Valverde nella Masseria Carminello, sponsor dell’evento. A moderare l’incontro sono stati il direttore di Sicilia journal Daniele Lo Porto e Agnese Maugeri, che ha curato gli aspetti organizzativi del concorso.

Ad aggiudicarsi il primo premio, con più di 2700 “like”, è stata una foto del catanese Damiano Schinocca, giovane fotografo che ha già al suo attivo importanti esperienze nel mondo dello spettacolo musicale (avendo ritratto famosi cantautori italiani) e in quello cinematografico e teatrale, dove opera come fotografo di scena. Uno dei suoi scatti in bianco e nero, che raffigura un devoto intento ad offrire alla Santa un cero votivo, è stato dichiarato vincitore assoluto da parte dei lettori.

Al secondo posto, con 1300 “like”, la foto a colori di Erica Minnì, anche lei originaria di Catania, con in tasca un diploma accademico di primo livello in Restauro dei Beni culturali e attualmente iscritta al corso di laurea specialistica in “Fotografia” presso l’Accademia delle Belle Arti di Catania. La sua foto si concentra su un dettaglio della festa: il guanto bianco di un devoto rischiarato appena dalla luce di una candela.

La scelta delle foto vincitrici è stata condivisa da Oriana Tabacco, docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, che si è soffermata agli aspetti tecnici della festa “da fotografare”. “Nella foto che si è classificata per prima – ha precisato – emerge in tutta la sua forza il valore del reportage, capace di cogliere il trasporto, anzi quasi il dolore di un devoto che abbraccia il suo cero votivo e urla a squarciagola la sua fede. Il bianco e nero le regala profondità e significato. La seconda foto invece privilegia l’aspetto concettuale, soffermandosi su un particolare introspettivo, quasi a richiamare l’intimità della preghiera”. “Le due foto – ha aggiunto monsignor Gaetano Zito, vicario episcopale per la Cultura della diocesi catanese – sono pienamente complementari”.

È stato proprio monsignor Zito a trattare durante la conferenza i temi spirituali della festa di Sant’Agata, con un interessante excursus storico che ha preso le mosse da Papa Gregorio Magno, il primo a dare impulso alla devozione agatina. Senza dimenticare il ruolo decisivo del cardinale Dusmet, che di fatto cambiò il corso della festa aprendo una sottoscrizione con cui fossero gli stessi catanesi a finanziarla, sottraendola al sostegno economico e quindi alle ingerenze della politica.

Monsignor Zito ha rivendicato la scelta della Chiesa catanese che negli ultimi anni sta puntando ad un recupero della dimensione spirituale delle celebrazioni agatine, con un lavoro lento e faticoso, ma costante. In questo contesto si inserisce ad esempio la sua proposta di esporre tutto l’anno, e non solo ai primi di febbraio, il busto reliquiario della Santa, e soprattutto quella di ricollocare le reliquie nella sua sede naturale, ovvero l’altare centrale della cattedrale, dove si trovavano un tempo. Questo restituirebbe alla devozione agatina e a tutta la città catanese il senso vero della festa, radicato in una giovane martire, Agata, che ad appena 16 anni ebbe la forza di opporsi al governatore romano Quinziano, difendendo la sua fede e la sua dignità di donna. “Non a caso – ha spiegato monsignor Zito – di Agata non ci è stata tramandata una biografia; le uniche notizie che conosciamo sono quelle che interessavano i cristiani, cioè gli atti della sua passione e del suo martirio esemplare”.

Il desiderio di recuperare e approfondire l’aspetto religioso della festa non è però in contrasto con il legittimo desiderio degli operatori turistici di attirare in città un numero sempre maggiore di fedeli. Anzi, le due esigenze possono andare di pari passo. Come ha sottolineato Franz Cannizzo, presidente di Abbetnea Catania, l’associazione che riunisce i titolari di bed and breakfast della città, durante la settimana delle ultime celebrazioni agatine sono giunti a Catania ben 15.000 turisti, che, con il solo pagamento della tassa di soggiorno, hanno prodotto un introito di 350.000 euro. Una cifra che è di grande aiuto per sostenere le spese della festa. Anche Cannizzo sposa l’idea di un’esposizione permanente delle reliquie di Sant’Agata in cattedrale, e più in generale di una maggiore fruibilità delle chiese catanesi, ricche di spiritualità e di preziose opere artistiche. Troppo spesso, infatti, gli orari di apertura non vengono incontro alle richieste di turisti e fedeli. Una lacuna che si potrebbe colmare, ad esempio, affidando la gestione di visite guidate a cooperative di giovani, come già avviene in altre città d’Italia. Soluzione che avrebbe ricadute positive anche in termini occupazionali.

Insomma, se è vero che la città di Catania si identifica a pieno titolo con la sua Santa patrona, sarebbe utile non limitare la devozione agatina solo al mese di febbraio, ma scandirla con varie iniziative durante tutto l’anno.

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