Di Pina Mazzaglia

Ben undici importanti musei siciliani sono a rischio chiusura per mancanza di fondi. Tra questi ci sono istituzioni come le Fondazioni Leonardo Sciascia e Ignazio Buttitta, la Fondazione Piccolo di Calanovella, l’Istituto Gramsci siciliano, il museo di marionette Antonio Pasqualino e il Mandralisca di Cefalù, ennesima dimostrazione di una politica, quella dei Beni Culturali, completamente assente. In Sicilia i Beni culturali potrebbero essere meglio gestiti quando si pensa che lo Statuto Speciale assegna totale autonomia di gestione alla Regione in questioni di materia. Ed invece non è così. È sempre mancata una vera cabina di regia del settore, vi è sempre stata molta distanza tra il potenziale di sviluppo del Patrimonio culturale e lo sviluppo economico della Collettività. Una non curanza, una totale apatia per quella “Ricchezza” che appartiene a tutti. In Sicilia, non è mancata solo la capacità di progettare la valorizzazione dell’immenso Patrimonio culturale regionale. 250px-Antonello_da_Messina_080È mancato, cosa ancora più grave, lo spirito di conservazione dell’integrità dei tanti monumenti e beni paesaggistici regionali lasciati nell’abbandono per incuria di quanti in passato sono stati chiamati a gestirli, per cui, oggi, la Sicilia, rischia, e qui sta il paradosso, la revoca anche di alcuni riconoscimenti come quelli dell’Unesco. La Regione Siciliana per il 2015 ha destinato la somma di 1,6 milioni di euro al dipartimento dei beni culturali, somma che si è rivelata insufficiente e che espone a un rischio di chiusura molto serio, alcune fra le più importanti istituzioni museali. Una situazione difficilissima, come quella che vede coinvolto il Museo Mandralisca di Cefalù, custode del ritratto di “Ignoto marinaio”, di Antonello da Messina, uno dei dipinti più riusciti del pittore siciliano e tra i capolavori rappresentativi del Rinascimento italiano.
Il Mandralisca è aperto al pubblico tutto l’anno, anche nei giorni di feste, con otto dipendenti a tempo indeterminato, con 3.950 ore di lavoro notturno, alle quali si aggiungono gli straordinari dei festivi. Il museo in questione conta una media di ventunomila visitatori all’anno, e i biglietti da soli non bastano a coprire i costi di gestione. Oltretutto il 2015 ha registrato un calo del 15/20% di visitatori, calo che purtroppo riguarda la maggior parte dei musei siciliani, portando così allo stremo la gestione di quasi tutti gli enti. La maggior parte di essi resiste perché c’è la volontà di tenere in piedi strutture e per non creare un danno all’economia dell’indotto evitando licenziamenti, anche se nella maggior parte dei casi si registrano arretrati con gli stipendi. Ma fino a quando si potrà andare avanti così? Si lamenta una situazione che sta andando sempre più al collasso e fortemente indebitata. Lo sperpero di denaro pubblico e la perdita di risorse comunitarie sono la conseguenza di ciò che sta avvenendo nel settore dei Beni culturali che, ha subito negli ultimi trent’anni le minori modifiche ed innovazioni legislative e tecnologiche. Perché non cambiare direzione? Perché non avere il coraggio di iniziative mirate nel settore? Qualche anno fa si parlava della nascita di un vero Piano strategico turistico regionale che prevedeva, fra l’altro, il coordinamento dei poli dei beni culturali regionali con i distretti turistici, creando quelle sinergie tanto auspicate tra le diverse entità territoriali siciliane, ma ancora nulla di fatto. Il legame tra turismo e cultura è chiaro ed evidente: lo straordinario patrimonio artistico e paesaggistico costituisce una delle risorse fondamentali per lo sviluppo sostenibile del turismo e ne definisce uno dei caratteri di identità della nostra Regione.

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