Pina Mazzaglia

La storia è la manifestazione contemporanea di motivazioni, è il racconto delle vicende degli uomini, l’espressione consapevole di volontà ricostruite, attraverso una ricerca che parte dalle tracce lasciate. È la realizzazione di interessi, cioè dell’essere tra simili che condividono bisogni, desideri e scopi: una filosofia della vita radicata nel presente e proiettata nel futuro sia sul piano individuale, sia su quello sociale che collettivo. Conoscere le proprie origini, cioè chi siamo, da dove veniamo, perché siamo diventati quello che oggi siamo, per poi tramandarle, cioè far conoscere alle generazioni future tutto ciò che fa parte dell’esperienza che un gruppo, un popolo ha vissuto in un determinato momento, è dovere di ogni coscienza, intesa nella sua integrità fisica e morale, mentale.

Nel 1972 la comunità mondiale adottò, su mandato della Conferenza generale dell’Unesco, la Convenzione internazionale sulla protezione del patrimonio culturale e naturale, firmata da 140 Paesi. I siti attuali sono oltre 700, scelti dal Comitato del patrimonio mondiale, con la consulenza dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, e del Centro studi internazionale per la conservazione e il restauro dei beni culturali. Per l’Italia ad occuparsene è il ministero dei Beni culturali, che sottopone le candidature dopo averle selezionate in virtù del loro pregio e della loro unicità. Lo scopo di tale convenzione è di identificare, secondo precisi criteri, aree, siti e luoghi che rappresentano delle peculiarità di particolare importanza da un punto di vista culturale, artistico, archeologico, ambientale o paesaggistico. Alla Sicilia vennero riconosciuti sei siti: il Parco Archeologico di Agrigento e la Villa Romana del Casale furono i primi ad essere ammessi al patrimonio dell’umanità; poi fu la volta delle Isole Eolie; l’intera area barocca del sud – est invece, la magnifica “val di Noto”, fu insignita del riconoscimento nel 2002; Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica nel 2005; dulcis in fundo l’Etna, che appena due anni fa entra nel circuito Internazionale dell’Unesco. Fin qui plausi e lode. Ma andiamo alla nota dolente. Lo scorso maggio i funzionari dell’Unesco, dopo aver esaminato i siti siciliani patrimonio dell’umanità, hanno dato un ultimatum di sei mesi alla Regione Siciliana. Perché? Beh… Al centro delle contestazioni c’è il fatto di non aver ancora provveduto alla costituzione del Comitato di gestione imposto dal regolamento Unesco. A che cosa servono i Comitati? E come mai la Regione Siciliana non ha ancora provveduto? Ai Comitati spetta l’applicazione delle linee guida prescritte dall’Unesco e l’utilizzo delle risorse finanziarie stanziate per la protezione e il monitoraggio del patrimonio naturale; i comitati, dovrebbero essere composti da alcuni rappresentanti di enti pubblici e privati presenti sul territorio da tutelare, per far sì che tutto proceda in ordine e non correre il rischio di essere cancellati dalla lista. Il perché è da inscriversi nelle lungaggini che la macchina amministrativa regionale, insieme a tanta burocrazia impiega nella propria politica. Facendo eco all’allarme lanciato da Nello Musumeci, componente della commissione cultura all’ARS, evidenziamo il paventato rischio di vedere

cancellati tutti i siti Unesco siciliani proprio per l’assenza di un ente gestore dei singoli siti. Ci chiediamo ancora perché il governatore siciliano non si attivi per ristabilire la gestione del nostro patrimonio in maniera corretta. E domandiamo: perché la Regione non riesce neanche a spendere i pochi finanziamenti che arrivano per la tutela dei beni archeologici, ambientali, storici, arrecando danni enormi soprattutto a carico del settore turismo, messo a dura prova da trasporti pessimi, infrastrutture scadenti, musei e siti archeologici, gestiti troppo spesso da orari di apertura ridotti o addirittura chiusi al sabato e la domenica, a causa di accordi sindacali sulle festività. Incalza pure a danno di tutto questo l’incapacità di creare mappature progettuali regionali, capaci di far fronte al nuovo mercato turistico incentrato, in larga parte sul web, dando possibilità di creare una sorta di sinergia capace di stimolare tutto il territorio interessato. Siamo particolarmente indignati davanti a questa inefficienza, lentezza che rischia di cancellare l’identità di un isola che conserva nel suo DNA migliaia di anni di coscienza culturale. C’è chi, in questo frattempo suggerisce una collaborazione tra alcuni enti tecnici regionali, in particolare tra GAL Sicilia e Fondazione Unesco Sicilia. Ma a monte di tutto questo sta che i “comitati guida”, previsti nel Piano di gestione dei siti, non sarebbero stati costituiti secondo criteri ragionevoli, da qui il rischio la permanenza dei luoghi nella lista del Patrimonio dell’Umanità.

Conoscere il passato ci serve insomma per vivere in modo più consapevole la complessità del presente, le difficoltà dei vari problemi con cui l’uomo si è rapportato all’ambiente: economia, ecologia, tecnologia, politica, religione, intercultura. Riusciranno i nostri politici ad uscire in tempo da questa impasse? Avranno inteso l’importanza che riveste il patrimonio storico (con i suoi annessi e connessi) di un luogo? Lo speriamo di cuore e vivamente… Intanto non nascondiamo il nostro sconforto davanti a tanta desolazione.

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