CATANIA – Mette insieme la “società civile”, ma non per un formale scambio di auguri, ma per rendicontare i suoi primi sei mesi di mandato europeo, per far sapere quello che succede a Bruxelles e per registrare istanze e richieste della “base2.
Salvo Pogliese continua nel suo stile il confronto con l’elettorato e con le istituzioni, cone le categorie produttive e professionali. Snocciola dati e indica prospettive, smontando falsi miti e leggende metropolitane, come sul fronte dell’accoglienza. Sorvolando la vicenda “Cara di Mineo” esplosa adesso in modo clamoroso, ma ci voleva un minimo di buon senso per capire che c’era qualcosa che non andava, l’on. Pogliese ricorda i dati della fallimentare politica dell’accoglienza e l’esperienza di Mare nostrum, tutta sulle spalle della povera Italia.
“Dal 17 ottobre 2013, quando è partita l’operazione Mare Nostrum, sulla spinta emotiva della strage di Lampedusa, gli sbarchi sono aumentati dell’823%, provocati da un effetto moltiplicatore. I morti in mare sono stati circa 3.000, circa 600 nel solo 2014. Per l’inopportunità delle “regole d’ingaggio” assegnate alle nostre unità navali, paradossalmente – sottolinea Salvo Pogliese – si è fatto un favore agli scafisti che hanno dovuto affrontare meno spese e meno rischi , dato che veniva intercettati in acque internazionali dove scaricavano il loro carico di essere umani. Il progetto Tritone, che coinvolge 26 stato su 28 dell’Unione Europea, dovrebbe ripartire responsabilità e oneri in modo più equo”.
Altro paradosso, ma questo tutto responsabilità del nostro governo nazionale, è il no definitivo ?) al Ponte sulle Stretto, voluto dal Monti e Passera. “Il Ponte sarebbe costato 6 miliardi di euro, dei quali 3,6 dei privati e 2,4 del publico, con una quota dell’Unione Europea. Lo Stato italiano avrebbe inoltre recuperato la quota di Iva. Adesso, ed è un assurdo, si rischia di pagare una penale di oltre 1 milione di euro per non fare l’opera, al termine di un percorso iniziato nel 1971”, aggiunge Pogliese, che accenna appena alle ricadute positivie in termini di occupazione, di valore infrastrutturale e turistico del Ponte.
E, poi, inevitabilmente una “bacchettata” sulla Regione Siciliana: 33 assessori, presto saranno 34, in 24 mesi, addirittura peggio di Lombardo che ne nominò “appena” 44 in quattro anni e mezzo. Ma è, soprattutto, la continua girandola di direttori generali a far andare in fumo milioni e milioni di fondi europei. “Non c’è né continuità politica, né continuità amministrativa. La Sicilia ha il 23% di disoccupati, quella giovanile supera il 60%, il PIL dal 2007 ad oggi è sceso del 13%, ci sono, quindi – ha sottolineato l’on. Pogliese – responsabilità di altri, ma quelle di Crocetta sono sotto gli occhi di tutti. L’unica speranza per la Sicilia sono i fondi strutturali, ma la Sicilia riesce a programmare e spendere troppo poco”.platea1

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