Nei giorni scorsi, nella splendida cornice di palazzo dei Chierici a Catania, si è svolto il “Contest Day” dell’iniziativa “Start Up Your Business – Un Vulcano di Idee”, dove si sono sfidati 13 progetti imprenditoriali proposti da altrettanti team di studenti del corso di laurea in Economia Aziendale. Ha vinto Meishi, la proposta di una app social che consente di creare e condividere biglietti da visita on line, eliminando così definitivamente il fastidio di doverli raccogliere e conservare in formato cartaceo. Il Prof. Rosario Faraci, promotore dell’iniziativa, ci racconta come si organizza un Contest del genere e quali obiettivi si propone.

“Un Vulcano di Idee” è nato lo scorso anno. È stato concepito principalmente per due motivi. Il primo era di proseguire sulla tradizione dei contest universitari, cioè della competizione fra team, per premiare i migliori progetti imprenditoriali proposti dai giovani, sulla scia di Start Up Academy, una iniziativa di seminari professionalizzanti traghettata dal Dipartimento di Economia e Impresa all’intero Ateneo di Catania. Il secondo motivo era quello di associare il nome del contest all’Etna, assimilando la bellezza di quest’ultima alla creatività del vulcano di idee della gente che vi abita nel territorio. L’esperimento è perfettamente riuscito. In appena due anni, “Un Vulcano di Idee”, quest’anno preceduto dal pay off “Start Up Your Business”, ha mobilitato circa venticinque progetti, coinvolgendo oltre un centinaio di studenti. Alcuni di loro sono andati avanti, altri si sono arenati, altri non hanno accantonato affatto l’idea di dar vita ad una vera iniziativa imprenditoriale. Il mondo delle cosiddette start up è fatto così e il contest risulta il momento apicale di un percorso che inizia e matura nelle aule universitarie. È nelle aule che prende corpo quell’idea di Università Capovolta cui da tempo siamo affezionati. I giovani tornano al centro del processo di apprendimento, magari divertendosi attraverso il gioco, e poi iniziano a lavorare in team (cooperazione) per dar vita ad un progetto che non rimane fine a se stesso ma va sottoposto al confronto con gli altri (competizione). È nell’alternanza cooperazione-competizione che gli studenti apprendono il significato di fare impresa, anche quando – come per “Un Vulcano di Idee” – si tratta soltanto di un gioco. In aula imparano i fondamentali, ma è sul campo che devono giocarsi la partita. Quest’anno, come per la stagione scorsa, ho potuto fare affidamento su un team di studenti universitari che, interpretando magistralmente il ruolo di mentori, è presto diventato il punto di riferimento per gli altri colleghi nel dare suggerimenti, nel formare, nell’indirizzare i lavori progettuali. Il professore lentamente passa in secondo piano ed è giusto che sia così. A lui spetta il compito di cogliere un’esigenza degli studenti e di interpretarla trovando la giusta formula didattica. Per iniziative del genere, che animano dal basso il movimento del fare impresa giovane, il modello tradizionale di insegnamento non serve più. Ci vuole una didattica nuova, animata dagli stessi giovani e dalle testimonianze di professionisti e di startupper che da portare in aula. Ci vuole un modo diverso di verificare l’apprendimento, dopo aver utilizzato il gioco per imparare i concetti fondamentali. Il modo diverso è far nascere un progetto e poi sottoporlo alla valutazione di esperti, di una giuria e persino di tutti i presenti al contest finale. Per questo l’evento del 23 aprile è stata una grande festa, che ha visto protagonisti i nostri studenti universitari. Ed è un tipo di festa dove non si beve né si balla, ma dove si comunica e si socializza.

Rosario Faraci
Presidente del corso di laurea in Economia Aziendale

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