ROMA – L’interrogazione con risposta scritta è stata presentata al presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca dai parlamentari del Movimento 5 Stelle: Giarrusso, Bertorotta, Santangelo, Puglia, Cappelletti, Moronese, Donno e Blundo. Riportiamo di  seguito il testo integrale con la successiva nota del rettore di Catania, Giacomo Pignataro.

“La legge 30 dicembre 2010, n. 240, recante “Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, ha imposto alle università statali di provvedere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa ( il 29 gennaio 2011), alla modifica dei propri statuti, in materia di organizzazione e di organi di governo dell’ateneo, con l’osservanza di principi e criteri direttivi, nonché nel rispetto di procedure, dettati dall’art. 2 della medesima legge, rubricato “Organi e articolazione interna delle università”;

il 21 luglio 2011, il senato accademico ha adottato (ai sensi dell’art. 2, comma 5, della predetta legge) il nuovo statuto dell’Università di Catania, previo parere favorevole del consiglio di amministrazione del 20 luglio 2011; successivamente, l’adottato statuto è stato trasmesso al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ai sensi dell’art. 2, comma 7, della legge n. 240 del 1010 e dell’art. 6 della legge 9 maggio 1989, n. 168;

con nota prot. n. 5039 del 24 novembre 2011, il citato Ministero ha rinviato lo statuto all’università catanese, con rilievi di legittimità e di merito; l’Università, anziché sottoporre nuovamente lo statuto alle necessarie deliberazioni del consiglio di amministrazione e del senato accademico, per decidere (con le prescritte maggioranze) se conformarsi o meno ai rilievi, e comunque non conformandovisi, ha emanato lo statuto (con decreto rettorale n. 4957 del 28 novembre 2011) che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2011;

il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha tempestivamente impugnato lo statuto innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia, sezione staccata di Catania, lamentando la violazione dell’art. 6 della legge n. 168 del 1989 e dell’art. 2, comma 7, della legge n. 240 del 2010 (evidenziando un vizio caducatorio dell’intera procedura, consistente nel fatto che lo statuto era stato emanato e pubblicato senza la “riapprovazione”, necessaria a seguito dei rilievi del Ministero stesso, da deliberare con le maggioranze prescritte dall’art. 6, comma 10, della legge n. 168 del 1989);

il TAR della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha pronunciato sentenza di rigetto del ricorso ministeriale, con sentenza n. 2181 del 2012, depositata il 18 settembre 2012. Il 28 febbraio 2013, è stato eletto rettore il prof. Giacomo Pignataro, che, a seguito delle dimissioni anticipate del precedente rettore, prof. Recca, è stato nominato con decreto ministeriale n. 163 del 13 marzo 2013;

il suddetto Ministero ha appellato la sentenza n. 2181 del 2012 del TAR Catania, di fronte al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana. Con sentenza n. 150, pubblicata il 27 febbraio 2015, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana ha annullato lo statuto del 28 novembre 2011 ed il decreto rettorale che lo incorpora e veicola nonché ogni altro atto connesso e/o consequenziale, “per violazione del combinato disposto dell’art. 6, comma 10, della legge n. 168/1989 e dell’art. 2, comma 7, legge n. 240/2010”;

è indubbio che, dopo l’annullamento dello statuto del 28 novembre 2011, l’Università di Catania si sia trovata senza statuto; pertanto, con decreto rettorale n. 881 del 23 marzo 2015, l’Università di Catania, a seguito delle modifiche effettuate, in data 17 marzo 2015, dal senato accademico (previo parere favorevole del consiglio di amministrazione) per adeguarsi ai rilievi ministeriali, ha provveduto ad emanare un nuovo statuto chi cui è stata disposta la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2015;

emanato il nuovo statuto, la professoressa Febronia Elia, ordinario di Storia romana presso l’università di Catania e componente del consiglio di amministrazione dell’Ateneo, ha inutilmente atteso che venissero avviate le procedure per la ricostituzione dei nuovi organi statutari dell’Ateneo, ai sensi dell’art. 2, comma 8, della legge n. 240 del 2010 (“… entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dei nuovi statuti nella Gazzetta Ufficiale, i competenti organi universitari avviano le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari”), nonché, in coerenza con la previsione di legge, ai sensi dell’art. 42, comma 1, proprio dello statuto emanato il 23 marzo 2015 (“Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del presente statuto nella Gazzetta Ufficiale, il rettore avvia le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari”);

la professoressa Elia si è vista costretta a chiedere al giudice amministrativo di accertare l’illegittimità dell’inerzia e del silenzio serbato dall’Università di Catania sulla richiesta di avviare le procedure volte alla ricostituzione degli organi statutari e sull’obbligo del rettore di agire tempestivamente in tal senso ed al fine di realizzare tale obiettivo;

con sentenza n. 2593 del 6 novembre 2015, il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha respinto il ricorso avanzato dalla professoressa Elia; avverso tale sentenza del TAR Catania la professoressa Elia ha proposto ricorso in appello, di fronte al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana;

il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, con sentenza n. 243, pubblicata il 29 luglio 2016, in totale accoglimento delle domande spiegate dalla professoressa Elia, ha dichiarato l’illegittimità della condotta silente e comunque inerte tenuta dall’Università di Catania e l’obbligo del rettore del predetto ateneo di avviare senza indugio, e comunque non oltre il termine indicato in motivazione (pari a trenta giorni, scaduti il 28 agosto 2016), le procedure per la ricostituzione degli organi statutari dell’università, ivi comprese le procedure per l’elezione del rettore; ha, altresì, nominato, per il caso di persistente inottemperanza e/o di inutile decorso del termine assegnato (28 agosto 2016), Commissario ad acta il Segretario generale in carica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consigliere Paolo Aquilanti (con facoltà di delega), con l’incarico di adottare gli atti ed i provvedimenti idonei e strumentali all’adempimento degli obblighi sopra indicati;

considerato che:

la sentenza n. 243/2016, sia nella parte motiva sia in quella dispositiva, così come richiesto dalla ricorrente/appellante professoressa Elia, è chiara e non esclude alcun organo statutario dall’avvio delle procedure di ricostituzione; gli organi statutari sono agevolmente individuabili sulla base della legge (art. 2, comma 1, lettera a, della legge n. 240 del 2010) e dello statuto dell’ateneo (art. 5). Essi sono: “il rettore, il senato accademico, il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori dei conti, il nucleo di valutazione, il direttore generale”;

la stessa sentenza n. 243/2016 precisa che “va adesso immediatamente applicato – e veramente senza indugio, visto il tempo ormai trascorso – l’art. 2, comma 8, della predetta legge, che impone di avviare le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari. Ciò che in effetti avrebbe dovuto essere fatto entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione, nella GURI n. 79 del 4 aprile 2015, del decreto rettorale n. 881 del 23 marzo 2015”;

in data 31 luglio 2016, la professoressa Elia ha espressamente diffidato, con formale P.E.C. (Posta Elettronica Certificata), il prof. Giacomo Pignataro, ed invitato il decano dell’Università di Catania, ad avviare subito e dunque “senza indugio” le procedure di elezione e/o costituzione del rettore, del senato accademico, del consiglio di amministrazione, del collegio dei revisori dei conti, del nucleo di valutazione e del direttore generale;

malgrado le prescrizioni del giudice amministrativo e l’espressa diffida della professoressa Elia, il prof. Giacomo Pignataro, mirando a tutelare solo la sua posizione di rettore, non ha inteso dare esecuzione agli obblighi sorgenti dalla predetta sentenza n. 243/2016 ed anzi, rendendo ancora più evidente il suo intento esclusivamente dilatorio, ha frapposto ricorso ex art. 112, comma 5, c.p.a. (codice del processo amministrativo), al fine di ottenere dal medesimo Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, a parere degli interroganti, fantomatici “chiarimenti ottemperativi” in ordine alle modalità di esecuzione di una sentenza, la n. 243/2016, invero chiarissima; per di più, riproponendo illegittimamente, in sede di ricorso ex art. 112, questioni già affrontate e risolte nel corso del giudizio conclusosi con la sentenza n. 243/2016 ed ampiamente dibattute, sia in primo che in secondo grado, con gli scritti difensivi;

in data 25 agosto 2016, vista la persistente inerzia del rettore Pignataro nell’ottemperare all’ordine contenuto nella sentenza n. 243/2016, i difensori della professoressa Elia, gli avvocati Giovanni Immordino e Giuseppe Immordino del Foro di Palermo, con nota inviata, a mezzo P.E.C. al Commissario ad acta, Consigliere Paolo Aquilanti, hanno comunicato formalmente allo stesso l’imminente scadenza del termine ultimo del 28 agosto 2016, assegnato in sentenza per l’adempimento spontaneo da parte dell’università soccombente, rappresentandogli la piena disponibilità per qualsivoglia ipotesi di partecipazione collaborativa alle attività commissariali. Tale nota non ha avuto alcun riscontro;

inutilmente decorso il termine del 28 agosto 2016, e non avendo parte soccombente provveduto al pieno adempimento degli obblighi derivanti dalla sentenza n. 243/2016, il Commissario ad acta avrebbe dovuto procedere all’insediamento nelle sue funzioni, con contestuale sostituzione alla parte soccombente nell’adozione degli atti e provvedimenti idonei e strumentali all’adempimento degli obblighi specificati in sentenza: l’avvio, senza indugio, delle procedure per la costituzione degli organi statutari (rettore, senato accademico, consiglio di amministrazione, nucleo di valutazione, collegio dei revisori dei conti, direttore generale) dell’Università di Catania;

tutto ciò, però, non è avvenuto, pertanto, con istanza del 2 settembre 2016, rivolta al presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana e notificata all’Università di Catania ed al Commissario ad acta, Consigliere Paolo Aquilanti, gli avvocati Immordino hanno chiesto la sostituzione del medesimo Commissario, in ragione sia dell’inutile decorso del termine, scaduto in data 28 agosto 2016, per l’adempimento spontaneo da parte dell’università soccombente all’ordine del giudice, sia dell’inadempimento, da parte del medesimo Commissario, all’ordine del giudice di sostituirsi alla parte soccombente in caso di inutile decorso del termine;

con nota del 2 settembre 2016, l’Avvocatura generale dello Stato, in nome e per conto del Commissario ad acta nominato ed in risposta all’istanza del 2 settembre di sostituzione del medesimo Commissario, ha comunicato che, stante la pendenza di ricorso ex art. 112, comma 5, c.p.a., fino alla pronuncia del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, né l’Università di Catania adempirà all’ordine di cui alla sentenza n. 243/2016, né il Commissario ad acta si sostituirà alla parte soccombente per l’esecuzione dell’ordine del giudice;

in data 5 settembre 2016, gli avvocati Immordino hanno depositato formale memoria per insistere, ulteriormente argomentando, nella richiesta di immediata sostituzione del Commissario ad acta e di immediato insediamento di nuovo Commissario nelle sue funzioni di cui alla sentenza n. 243/2016;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

il comportamento del Commissario ad acta appare gravemente elusivo dell’ordine del giudice, poiché il ricorso ex art. 112, comma 5, peraltro avanzato solo dalla parte soccombente, non ha effetto sospensivo della sentenza n. 243/2016;

stranamente e inspiegabilmente, il Commissario ad acta, anziché rivolgersi al giudice, di cui è un organo ausiliario, e come era in suo potere e dovere, ha ritenuto di pronunciarsi per mezzo dell’Avvocatura dello Stato, che, nel caso di specie, ha difeso e difende processualmente le posizioni dell’università soccombente nei giudizi avviati dalla professoressa Elia;

così operando, il Commissario ad acta, assistito dall’Avvocatura dello Stato, ha realizzato di fatto, proprio attraverso il suo comportamento inadempiente all’ordine del giudice, un inammissibile effetto sospensivo sine die della sentenza n. 243/2016, non ammesso e non previsto da alcuna norma di legge;

il Commissario ad acta sembra così essere venuto irrimediabilmente meno ai suoi doveri di imparzialità e terzietà, ormai evidentemente in modo non più recuperabile, proprio in ragione della documentata assistenza ricevuta da chi (Avvocatura dello Stato) tutela le posizioni processuali dell’università soccombente, obbligata giudizialmente ad eseguire la sentenza n. 243/2016;

l’illegittima inerzia dell’amministrazione soccombente, accertata e sanzionata con la sentenza n. 243/2016 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione siciliana, potrebbe generare nei cittadini, considerato anche l’alto ruolo dell’istituzione universitaria, l’aberrante convincimento che le leggi e le sentenze esecutive della magistratura possano restare impunemente ineseguite quando siano “sconvenienti” per chi detiene posizioni di potere;

ancora più evidenti sono i danni per la vita universitaria che derivano dall’inottemperanza all’ordine del giudice in quanto l’Università di Catania è in atto costretta, e ciò fino a che non si sarà provveduto alla costituzione di nuovi organi statutari pienamente legittimati, allo svolgimento delle sole attività di ordinaria amministrazione.

è sicura fonte di caos e impedisce lo svolgimento di ogni attività straordinaria di programmazione (dalla programmazione finanziaria a quella dell’edilizia universitaria, dagli interventi per il diritto allo studio ai programmi di reclutamento), oggi vitale per un ateneo come quello di Catania,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti e, in particolare, dei comportamenti inadempienti all’ordine del giudice tenuti dal prof. Giacomo Pignataro e dal Consigliere Paolo Aquilanti;

quali iniziative urgenti intenda assumere per ripristinare immediatamente il legittimo svolgimento delle attività istituzionali dell’Università di Catania, con la costituzione dei nuovi organi statutari, a partire dal rettore, così come ordinata dal giudice amministrativo;

se non ritenga opportuno, nell’immediato, rilanciare la performance didattico-scientifica, per riguadagnare credibilità nei confronti dei giovani studenti e delle loro famiglie, che preferiscono affrontare i costi dello studio fuori sede, insoddisfatti di un ateneo che risulta poco competitivo nel contesto nazionale e internazionale, nonché per offrire un valido contributo alla necessaria crescita del territorio in cui è chiamato a operare.

Questa la replica del rettore Giacomo Pignataro:

L’interrogazione dei deputati del Movimento 5 Stelle, primo firmatario il senatore Mario Giarrusso, riceverà indubbiamente una pronta risposta dal governo. Di fronte alla diffusione di questo testo sugli organi di stampa, occorre tuttavia rilevare che tale interrogazione, mediante la quale il Parlamento dovrebbe svolgere la sua attività di ispezione e controllo sull’operato dell’esecutivo, finisce per riportare unilateralmente le tesi di una parte di un procedimento amministrativo in corso.

L’Università degli Studi di Catania applicherà integralmente le disposizioni dettate dal Supremo Giudice amministrativo siciliano non appena esse verranno esplicitate, come appare indispensabile. Va infatti rilevato che è quanto meno temerario affermare che con la sentenza n. 243, pubblicata il 29 luglio 2016, il CGA abbia prescritto l’obbligo del rettore di avviare le procedure per la ricostituzione degli organi statutari dell’università “ivi comprese le procedure per l’elezione del rettore”, giacché tale prescrizione non risulta esplicitata nel testo della sentenza.

Si può inoltre affermare con certezza che il Ministero competente è già informato dei fatti in quanto, in data 10 agosto 2016, esso ha espresso un parere a firma del Direttore Generale del suo Dipartimento per la formazione generale e per la ricerca, che è bene riportare per esteso a beneficio dei firmatari della suddetta interrogazione.

***

“Occorre innanzi tutto premettere che il Supremo Giudice amministrativo siciliano ha ritenuto ultimato il procedimento di approvazione dello Statuto con l’emanazione del decreto rettorale n.881 del 15 marzo 2015, chiarendo che lo stesso costituisce ‘il primo ed unico statuto validamente ed efficacemente emanato dopo l’entrata in vigore della riforma introdotta con la L. n.240 del 2010’ e ha conseguentemente dato mandato al Rettore di avviare tempestivamente le procedure per la costituzione dei nuovi organi statutari ai sensi dell’articolo 2, comma 8, della legge n.240 del 2010.

Nel prendere atto che codesto Ateneo ha già avviato tutte le procedure per la costituzione degli organi, si osserva che le norme transitorie contenute nel comma 9 del citato articolo 2 della legge n.240/2010 devono essere applicate proprio in considerazione del fatto che il testo statutario di cui al D.R. n.881 del 2015 costituisce il ‘primo’ Statuto dell’Università.

In particolare, il terzo e quarto periodo dell’art.2, comma 9, prevedono che ‘il mandato dei rettori in carica al momento dell’adozione dello statuto di cui ai commi 5 e 6 è prorogato fino al termine dell’anno accademico successivo. Sono comunque fatte salve le scadenze dei mandati in corso previste alla data dell’elezione dei rettori eletti, o in carica, se successive al predetto anno accademico’.

A parere della scrivente Direzione Generale, tenendo conto che il Rettore si è insediato in data 13 marzo 2013, si applica, alla fattispecie in questione e analogamente a quanto avvenuto nelle stesse situazioni in altri atenei, la disposizione che fissa la scadenza del mandato rettorale al termine naturale dello stesso.

Del resto la sentenza del CGARS conferma tale interpretazione rinviando esclusivamente alle procedure di cui all’articolo 2, comma 8, della legge 240/2010 ed incaricando proprio il Rettore in carica della loro applicazione”.

***

Fin qui la nota ufficiale del Ministero. Appare dunque evidente che, in presenza di una parere così esplicito, il Rettore in carica non poteva far altro che rimettere al medesimo Consiglio di Giustizia Amministrativa richiesta di chiarimento ottemperativo in ordine alle modalità di esecuzione della sentenza. Tale istanza è stata rivolta con la massima urgenza, già nei primi giorni di agosto, e con l’unica preoccupazione di garantire il rispetto della legge.

L’accusa di avere assunto un atteggiamento dilatorio, ricalcata dalla unilaterale assunzione delle tesi di una parte, risulta infondata. Poiché non c’è da dubitare sulla buonafede dei proponenti, c’è da credere che essa sia stata determinata da una superficiale conoscenza degli atti.

D’altra parte, quale che sia l’esito del chiarimento ottemperativo atteso a breve, la conclusione di questo lungo e travagliato iter amministrativo è da salutare con soddisfazione perché mette fine a un’anomalia provocata dalle scelte inopportune compiute dalla precedente amministrazione.

Qualora, per dettato del CGA, si dovesse andare a nuove elezioni anche per la carica di rettore, si procederà senza esitazione alcuna all’indizione di tale elezione, coerentemente con uno stile di questa amministrazione, caratterizzato dal massimo rispetto del principio di legalità e certamente non timoroso della democrazia.

Prof. Giacomo Pignataro

Rettore Università di Catania

 


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