Riceviamo e pubblichiamo.

CATANIA – È giunta l’ora di fare un primo bilancio, a valle dei tanti contributi di idee che ho avuto modo di raccogliere, incontrando i colleghi, nel corso di questa campagna elettorale.

Ciò che è emerso, sin dalle prime battute, è che mi sono trovato di fronte un elettorato poco libero ed anzi molto intimidito: tanti sono stati i colleghi che, nell’assicurarmi il loro voto e il loro contributo, si sono tuttavia detti preoccupati delle azioni “di controllo” sul loro operato, sistematicamente condotte da altre figure, che si accreditano essere vicine al vertice di Ateneo. Ciò, al punto di indurre tanti colleghi a chiedermi di tenere riservati i nostri incontri. Cautela che non mi è risultata eccessiva, in un’Amministrazione in cui, corre voce, si sarebbe giunti finanche ad esercitare pressioni indebite per “convincere” colleghi a cambiare sigla sindacale.

Come ho avuto modo di constatare, ragionando anche con diversi colleghi che operano attivamente nel contesto di alcune organizzazioni sindacali confederali, il segnale è davvero preoccupante, ma non sorprende più di tanto: da troppo tempo il clima in Ateneo è reso “pesante” da logiche aberranti di netta separazione tra “amici da premiare” e “nemici da punire”, magari trasferendoli da un giorno all’altro, senza alcun rispetto delle regole contrattuali, in uffici scelti un po’ a caso, con conseguenti demansionamenti e, soprattutto, con importanti sacrifici di professionalità. Occorre, lo chiedono in tanti, dire basta a favoritismi e punizioni!

Occorre operare, presto e bene, un radicale cambio di rotta, in forte discontinuità col metodo adottato da chi oggi governa l’Ateneo. Occorre farlo, anzitutto, nell’interesse di ciascun collega, che deve potere lavorare in un clima di serenità, con salvaguardia della sua dignità, umana e professionale, e dei suoi diritti, a partire dal rispetto di leggi e sentenze, che in troppe occasioni non vengono rispettate ed eseguite, in particolare quando risultano “sconvenienti” a chi oggi detiene il potere.

Occorre farlo, anche, nell’interesse generale dell’intera Istituzione universitaria: con questo andazzo, chi può restare sorpreso se la qualità dei servizi è precipitata? Se l’Ateneo sprofonda in qualsiasi classifica? Se perde una marea di studenti? Di chi è la colpa: del personale dell’Ateneo (docente e tecnico-amministrativo) o di chi, dal vertice, sembra metterci tutti i mezzi per affossare l’Ateneo e per gettarlo nel caos più totale? A voi l’agevole risposta! Dobbiamo e possiamo trovare la forza di ripartire, cominciando da alcuni fatti concreti.

Non è immaginabile che possa ben funzionare un’Amministrazione in cui “ci si ritrovi alla fine del 2016 a definire il contratto relativo all’anno 2015” (prendo a prestito le parole del collega Lo Presti a commento della seduta di contrattazione integrativa svoltasi lo scorso 19 settembre). Finalmente, la delegazione trattante di parte pubblica si è accorta, con imbarazzante ritardo, che vanno ancora chiuse le spettanze relative all’anno 2015! Guarda caso, proprio a ridosso della scadenza elettorale, con uno dei candidati che, sempre guarda caso, è stato di recente trasferito (in questa circostanza, non certo per “punirlo”) all’Area del personale. Ci sarà forse qualche “piccolo” conflitto di interessi? Sempre a voi l’agevole risposta!

Per non parlare, poi, dei problemi di legittimazione, giuridica e politica, della delegazione trattante di parte pubblica, non essendosi data ancora corretta esecuzione alla sentenza del CGA del 29 luglio scorso, che impone l’immediata sostituzione di tutti gli organi statutari, categoria che certo ricomprende anche il Rettore e il Direttore generale. Nello stesso comunicato di cui sopra, sempre il collega Lo Presti reclama maggiore trasparenza per ciò che riguarda la corresponsione del salario accessorio e i criteri seguiti per l’individuazione delle responsabilità e delle professionalità. Sono stati tanti i colleghi che, parlandone insieme, hanno inteso queste parole riferendole ai pochi incarichi molto ben retribuiti affidati ai “soliti noti”, una sorta di “premio fedeltà”, a danno dei tantissimi lavoratori che, non conoscendo nessuno del “cerchio magico”, restano esclusi da questa spartizione e devono tutt’al più accontentarsi di pochi spiccioli di salario accessorio, di somme così modeste che risultano quasi offensive della loro dignità professionale.

O forse, mi dicono, si voleva alludere alle cosiddette “PEO discriminatorie”, di cui qualcuno ha beneficiato sin dal 1° gennaio 2015, qualche altro dal 1° gennaio 2016, e tanti altri ancora attendono! Diciamolo chiaramente: ben venga la PEO, misura che fronteggia in qualche modo il blocco della contrattazione nazionale che persiste da anni, con danni enormi e, per tanti versi, irreparabili al nostro trattamento retributivo. Ma non possono esistere figli e figliastri, anche perché la PEO viene finanziata con la riduzione delle altre spettanze accessorie, e quindi col sacrificio di tutti i colleghi.

Sempre per restare ai fatti concreti, come può mai funzionare un Ateneo in cui i processi di stabilizzazione, avviati nel 2010 per i TD e nel 2011 per i PUC, vanno così a rilento da non essersi ancora conclusi, malgrado le “mirabolanti” promesse di chi poi fu eletto alla carica di Rettore, il prof. Giacomo Pignataro. Ho sollecitato in più occasioni la rapida soluzione di questo problema. Il vertice è rimasto sordo. E nel frattempo tanti precari (impegnati nell’amministrazione e nelle strutture di ricerca, e penso anche al Cutgana e agli ex COEM) restano tali, col rischio di dovere entrare in competizione coi nuovi precari, visti i tanti contratti TD stipulati, anche in queste ultime settimane, dall’attuale Amministrazione, con qualche “malpensante” (a pensar male si farà pure peccato, ma spesso si ha ragione) che insinua che tali contratti abbiano riguardato per lo più “parenti e amici”.

Alla luce dei fatti sopra riportati, e dei tanti altri, altrettanto gravi, di cui si parla diffusamente in Ateneo e nel territorio, sono certo che questa volta, al momento del voto, il personale tecnico-amministrativo si ricorderà di tutte le promesse non rispettate dal Rettore in carica, per quanto scritte e pubblicate nel suo programma elettorale (http://www.unict.it/sites/default/files/magazine/Giacomo%20Pignataro_Programma.pdf), a partire da quella clamorosa rivolta al personale del Policlinico, che aspetta ancora di rientrare nei ruoli universitari.

Giulio Fortini

 


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