Riceviamo e pubblichiamo.

CATANIA – Ormai giunti alle soglie del voto per il Senato accademico, voglio innanzitutto esprimere il mio sentito ringraziamento ai tantissimi colleghi che hanno voluto offrirmi il loro personale contributo di idee e di sensazioni, che è stato per me fondamentale al fine di conoscere, in maniera ancor più approfondita, l’attuale situazione dell’Ateneo, il clima che si respira nei luoghi di lavoro, i desideri e i bisogni di chi è quotidianamente impegnato a dare corpo e sostanza all’Università di Catania.

Il mio ringraziamento va anche al Rettore Pignataro, che ha ritenuto di partecipare in prima persona al confronto elettorale per i rappresentanti del personale tecnico-amministrativo in Senato accademico, soffermandosi anche su questioni che troveranno la propria sede “naturale” di approfondimento nel dibattito che si svolgerà a breve per l’elezione del nuovo Rettore. Alludo, in particolare, alla consistente perdita di studenti subita dall’Ateneo in questi ultimi anni, di cui tutti parlano a Catania, talmente grave e vistosa da indurre otto senatori del Movimento 5 Stelle, primo firmatario il senatore Giarrusso, a sollecitare il Governo nazionale ad adottare immediati provvedimenti “per rilanciare la performance didattico-scientifica, per riguadagnare credibilità nei confronti dei giovani studenti e delle loro famiglie, che preferiscono affrontare i costi dello studio fuori sede, insoddisfatti di un ateneo che risulta poco competitivo nel contesto nazionale e internazionale, nonché per offrire un valido contributo alla necessaria crescita del territorio in cui è chiamato a operare”.

Vogliamo iscrivere anche loro nel plotoncino “dei soliti noti e dei soliti pochi” a cui il Rettore Pignataro non consentirà “che possa essere danneggiata l’immagine e la reputazione dell’Ateneo avvalendosi di dati del tutto infondati”? Otto senatori che operano in rappresentanza dei milioni di cittadini che si riconoscono in una delle principali forze politiche del Paese! E di questo plotoncino fanno per caso anche parte – e spero di non dimenticare nessuno – l’onorevole Centemero di Forza Italia, l’onorevole Albanella e l’onorevole Raia del Partito Democratico, l’onorevole D’Alia di Area Popolare (NCD-UDC), il segretario generale della Cgil di Catania Giacomo Rota, il segretario regionale della UIL RUA Nino Gatto, il Codacons? In sostanza, la quasi totalità del tessuto politico e sociale del Paese, che ha ovviamente a cuore – come il sottoscritto, come tutti noi – l’immagine e la reputazione del nostro Ateneo, Istituzione nobilissima, autorevole e prestigiosa, bene comune dei cittadini e di chi li rappresenta, e che, proprio per questo, nel corso degli ultimi due anni, ha espresso, in Parlamento e attraverso gli organi di informazione, la sua forte valutazione critica nei confronti di chi, anche e soprattutto per le sue tendenze divisive, ha commesso numerosi e gravi errori nel governarla e nel gestirla!

Il convincimento comune è che la sfiducia che manifestano i tanti studenti (che, anche con sacrificio economico, abbandonano il nostro territorio per andare a formarsi altrove) non possa derivare certamente dall’azione dei docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, il cui impegno e la cui professionalità non possono essere messe (e infatti non sono state messe) in discussione da nessuno. È il vertice dell’Ateneo che deve assumersi la responsabilità di un quadro così preoccupante. E i dati ufficiali sono purtroppo impietosi! E ci dicono che gli iscritti totali all’Ateneo di Catania sono passati da 59.389 dell’a.a. 2010/2011 a 46.405 dell’a.a. 2015/2016. Ci dicono anche che la situazione è ancora più preoccupante per quanto riguarda gli studenti immatricolati al primo anno dei circa cinquanta corsi di laurea magistrale attivati dal nostro Ateneo: complessivamente, nell’a.a. 2015/2016 hanno proseguito i loro studi presso l’Università di Catania soltanto 1.840 studenti (erano stati sempre più di 2000 negli anni precedenti); gli altri vanno in giro per l’Italia, se non anche all’Estero, alla ricerca di un titolo di studio più apprezzato dal mercato del lavoro e delle professioni. Siamo di fronte alla principale fotografia di un disastro, confermata dal pessimo posizionamento del nostro Ateneo nelle più diffuse classifiche nazionali (quelle pubblicate da la Repubblica e da Il Sole 24 Ore, proprio quelle che orientano tanti studenti e le loro famiglie nella scelta dell’Ateneo in cui iscriversi): negli ultimi anni, siamo precipitati da metà classifica agli ultimi posti; per usare una metafora calcistica, siamo costantemente in piena “zona retrocessione”. Il che diffonde l’idea di una Università “terremotata”, che perde progressivamente la sua ragion d‘essere territoriale. Ed è assai poco confortante sapere che nell’a.a. 2015/2016 abbiamo guadagnato circa 700 neo-immatricolati in più rispetto all’a.a. precedente (per complessivi 6.496 studenti, in sostanza tanti quanti erano nell’a.a. 2010/2011), perché tutti sanno che ciò deriva pressoché esclusivamente dal venire meno del numero programmato in gran parte dei corsi di laurea che compongono la nostra offerta formativa e che ciò non sarà privo di conseguenze negative in futuro (c’è chi è giunto a parlare di un probabile tsunami di fuori corso, che penalizzerà il finanziamento pubblico per anni).

Un quadro desolante, purtroppo. Ma noi vogliamo, possiamo, dobbiamo risalire la china. Col contributo di tutti e di ciascuno; con una compiuta “pacificazione” che superi finalmente le divisioni tra “amici” e “nemici”, esasperate da questa Amministrazione; con un forte recupero di legalità e con le decisioni dei giudici che vanno rispettate sempre, anche se possono risultare più o meno gradite. In sostanza, con un radicale e immediato cambio di rotta, in forte discontinuità col metodo adottato da chi oggi governa l’Ateneo.

Un radicale cambiamento che deve vedere protagonista anche il personale tecnico-amministrativo, che vuole lavorare in un clima di ritrovata serenità, con piena salvaguardia della sua dignità umana e professionale e dei suoi diritti, fissati dalle leggi e dalla contrattazione collettiva. E ciò passa, innanzitutto, dal definitivo tramonto dell’attuale stagione gestionale, troppo fatta di condizionamenti, di promesse non mantenute e di intimidazioni, che rischiano di inficiare anche l’attuale competizione elettorale.

Voglio raccontarvi un aneddoto. Lo scorso 27 settembre, il giorno dopo la diffusione del mio comunicato elettorale, soprattutto gli amici più cari mi hanno detto: “Giulio, tu hai detto il vero, ma chi te l’ha fatto fare? Adesso, si sente dire che apriranno un procedimento disciplinare contro di te, che potrebbero addirittura giungere a licenziarti”. Ma che Università è questa? Un’Università in cui, avendo l’evidente scopo di ripristinare il violato prestigio dell’Ateneo, dobbiamo preoccuparci di esprimere liberamente le nostre valutazioni critiche nei confronti di chi l’ha mal gestita; un’Università di questo genere non è più un’Università, non è più l’Università di un grande Paese libero e democratico, che tutela costituzionalmente la libera manifestazione del pensiero. Se il clima è purtroppo diventato questo, allora siamo davvero al capolinea! Servono nuovi conducenti! Anziché prendersela con Fortini, che denuncia le cose che non vanno, dando voce e offrendo rappresentanza alle tante coscienze critiche presenti in Ateneo, il vertice istituzionale ha gli strumenti e ha il dovere di svolgere ogni accertamento in ordine ai fatti denunciati. Se intende farlo, non ha bisogno di ulteriori indicazioni circostanziate fornite da Fortini, liquidandolo come autore di illazioni. Piuttosto, indaghi. Sarei stato ben felice di descrivere un Ateneo sereno, di riscontrare soddisfazione tra tutti i colleghi, ma purtroppo c’è grande disagio e forte richiesta di trasparenza.

In dispregio delle norme contrattuali, non c’è traccia dei criteri prefissati che devono necessariamente sovrintendere alle procedure di mobilità interna, da un ufficio all’altro; non c’è traccia dei criteri con cui vengono assegnati gli incarichi e le relative indennità; non c’è traccia di indicazione circa la misura e i percettori delle stesse. Un difetto di trasparenza, valore fondamentale nella gestione di una Pubblica Amministrazione, nei confronti dei dipendenti e dei cittadini, che genera forte demotivazione e che alimenta fondati sospetti di sperequazione. E invece, attraverso il sito di Ateneo, nell’apposita sezione dedicata ai bandi per il reclutamento del personale e collaborazioni, si contano ben quattordici bandi, soltanto nei mesi di luglio e agosto scorsi, non più sottoposti da qualche tempo al vaglio del Consiglio di Amministrazione e destinati all’assunzione di personale TD per vari uffici e strutture dell’Amministrazione centrale. Una nuova ondata di precari che rischiano di rallentare ulteriormente i processi di stabilizzazione già da tempo avviati, processi che il Rettore Pignataro, quattro anni fa, nel corso della sua campagna elettorale, prometteva che si sarebbero conclusi il prima possibile. Sono passati quattro anni ed oggi apprendiamo dallo stesso Rettore Pignataro che bisogna ancora attendere e che la stabilizzazione di 40 precari sarà lasciata in “eredità” al prossimo Rettore. E poi ci meravigliamo se monta la disperazione!

E che devono dire i colleghi del Policlinico? Quattro anni fa, leggevano nel programma elettorale del prof. Pignataro che “Per quanto riguarda il personale universitario trasferito alle dipendenze dell’A.O.U. Policlinico, tenendo conto degli orientamenti espressi dalla Regione e dai Ministeri interessati, anche al fine di evitare un contenzioso giudiziario e una pericolosa situazione di incertezza per i lavoratori interessati, sarà necessario provvedere celermente alla loro reintegrazione nei ruoli dell’Università”. Oggi, quegli stessi lavoratori apprendono dallo stesso prof. Pignataro, divenuto Rettore, che siamo sostanzialmente a quello stesso punto di partenza, a dispetto delle “mirabolanti” promesse (meramente elettoralistiche?) di celere soluzione del problema. E con quale spirito va ogni giorno a lavorare il personale tecnico-amministrativo, che ancora attende che siano saldate le spettanze retributive accessorie relative all’anno 2015? Un ritardo così grande non si era mai accumulato, per lo meno negli ultimi 24 anni, da quando cioè ho preso servizio nell’Amministrazione universitaria. Il Rettore Pignataro ammette candidamente il notevole ritardo, ma prova a rincuorarci facendosi sapere che è aumentato il fondo per il trattamento accessorio. E ci mancava altro! Dopo cinque anni di blocco imposto dal Legislatore nazionale e con il contratto collettivo ancora in regime di blocco, il minimo intervento, per tamponare in qualche modo il forte calo di retribuzione reale che abbiamo subito in questi anni, non poteva che essere questo, considerato che almeno il fondo per la contrattazione integrativa è stato sbloccato con decorrenza 1° gennaio 2015.

E, infine, le PEO, le cosiddette “PEO discriminatorie”. Avevamo la netta sensazione che ne avessero fin qui goduto in pochi. Adesso il Rettore ce ne dà conferma. Restando ai numeri indicati nella sua nota di replica del 28 settembre scorso, apprendiamo che soltanto 155 colleghi hanno sin qui goduto della PEO. Altri partecipanti al primo bando sono stati ammessi a godere di uno scorrimento della prima graduatoria. Un’altra parte di colleghi (per complessive 506 unità, compresi i beneficiari dello scorrimento) deve attendere che si concluda il secondo bando. Rammento che il personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo è costituito da oltre 1.200 unità e che quindi circa metà del personale in servizio non sa se e quando potrà godere della PEO. Per loro, soltanto promesse. “Mirabolanti” anche queste? E dovremmo essere contenti e sereni!

Nel rinnovare il mio ringraziamento ai tanti colleghi che, col loro contributo di idee, hanno arricchito di contenuti e di riflessioni la mia esperienza elettorale, auguro a tutti noi un prossimo futuro lavorativo più entusiasmante e partecipato.

Giulio Fortini


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