Riceviamo e pubblichiamo.

CATANIA – Il Giudice del Lavoro ha disposto, con sentenza del 17.05.2016, il ripristino del rapporto del Dott. Lucio Maggio nel suo ruolo di Direttore Generale.  Nonostante varie diffide, l’Università ha opposto il proprio ostruzionismo.  Impossibile, del resto, che il Dott. Maggio, pur vittorioso, si auto-inserisca nel suo ruolo ed infatti ha sollecitato più volte l’Ateneo ed il Rettore personalmente affincbé si attivassero per consentirne la ripresa delle funzioni. Impossibile, anche, il ricorso al giudice dell’ esecuzione, per ragioni banalmente temporali.

Un provvedimento di reinserimento forzoso sarebbe intervenuto non prima della fine del mese di agosto, data in cui comunque verrà a scadere l’originario contratto di Direttore Generale. Frattanto, l’Università, nella pervicace volontà di opporsi con qualunque mezzo all’ordine giudiziale, ha proposto istanza di sospensione  dell’esecuzione della sentenza che infine, all’udienza svoltasi ieri 12.07.2016 di fronte alla Corte di Appello di Catania, si è vista costretta a ritirare a fronte delle difese esposte dallo stesso Dott. Maggio.

Resta il fatto che una pubblica amministrazione è tenuta a dare pronto ed immediato ossequio agli ordini impartiti dalla magistratura.  Prendiamo atto cbe fin qui così non è stato e che piuttosto l’Università, in persona del legale rappresentante, ha frapposto ogni ostacolo per impedire il rientro del Dott. Maggio.  Si confida sempre, tuttavia, nella pronta resipiscenza degli organi responsabili e pertanto il Dott. Maggio conferma ancora una volta la propria disponibilità all’immediata ripresa delle funzioni così come ordinato dal Tribunale di Catania e resta in attesa di idoneo invito in tal senso da parte del soggetto obbligato.

Ferma restando ogni altra azione in sede civile, penale, amministrativa e contabile, a sanzionare il ritardo.”

Avvocato Concetto Ferrarotto

Dall’Ufficio stampa dell’Università abbiamo ricevuto:

A rettifica di talune affermazioni contenute  in un comunicato della difesa del dott. Lucio Maggio, basandosi su una prima sintetica rappresentazione del procedimento fornita dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, si intende precisare quanto segue.

Nell’udienza tenutasi il 12 luglio dinanzi la Corte di Appello di Catania, sezione lavoro, il legale del dott. Maggio, senza svolgere alcuna difesa, si è limitato a prendere atto dell’impossibilità tecnica e fattuale di portare ad esecuzione l’ordine di reintegrazione del suo assistito. Nel corso della stessa udienza, la difesa dell’Ateneo ha ribadito la palese illegittimità di tale ordine, prendendocomunque atto della dichiarazione formulata dalla difesa del dott. Maggio, e non ha pertanto insistito sulla richiesta di inibitoria. La Corte non ha dunque rigettato l’istanza dell’Ateneo, dichiarando invece il  non luogo a provvedere, e non mancando di far rilevare, nel corso della stessa udienzae proprio al legale del dott. Maggio, che l’ordine di reintegrazione risulta comunque giuridicamente incoercibile.

Ho richiesto oggi stesso all’Avvocatura dello Stato un parere sui provvedimenti da assumere in relazione all’esito dell’udienza, al fine di poterlo sottoporre al Consiglio di amministrazione, in coerenza con un percorso segnato dall’intervento della stessa Avvocatura e da decisioni dell’organo collegiale, che non sono certamente riconducibili alla volontà del solo Rettore.

Prof. Giacomo Pignataro, rettore Università di Catania

Dall’avvocato Concetto Ferrarotto abbiamo ricevuta un’ulteriore precisazione che pubblichiamo.

Ancora una volta, si è costretti a replicare alle notizie non veritiere veicolate pubblicamente dagli organi Universitari, sia all’interno dell’Ateneo che all’esterno, sulla vicenda processuale concernente il mio assistito Dott. Lucio Maggio. Già ieri, in effetti, lo scrivente aveva diffuso un comunicato stampa a scopo preventivo, per evitare il propalarsi di fantasie giuridiche che non trovano fondamento negli atti processuali, eppure non è bastato. Infatti, si è avuta oggi la e-mail del rettore in oggetto, che ha trovato eco anche negli organi di informazione. Ciò mi costringe non soltanto all’ennesima replica nell’interesse del mio assistito, ma anche ad inviare ai destinatari i predetti atti processuali, affinché chi legga possa verificare testualmente dove risieda il vero.

Anzitutto, si consideri un elemento imprescindibile: l’Università di Catania, in persona del suo Rettore pro tempore, è stata condannata a ripristinare il rapporto di lavoro del Dott. Lucio Maggio, nel ruolo di Direttore Generale dell’Ateneo, oltre al risarcimento dei danni nella misura a Voi nota. La sentenza n. 2125/2016 del Giudice del Lavoro di Catania è, per legge, immediatamente esecutiva e Vi è stata notificata con formula e la sentenza pone l’obbligo, alla Pubblica Amministrazione, di eseguirla. E veniamo all’udienza del 12 luglio 2016.

 La mail odierna del Rettore, come in altre occasioni, vorrebbe rendere un’interpretazione “autentica” di ciò che non è accaduto, celando invece quanto realmente verificatosi. In particolare, in tale mail viene detto che “il legale del Dott. Maggio” avrebbe partecipato all’udienza “tenutasi il 12 luglio dinanzi la Corte di Appello di Catania, sezione lavoro…senza svolgere alcuna difesa”. Si legge ancora che “nel corso della stessa udienza, la difesa dell’Ateneo ha ribadito la palese illegittimità di tale ordine” di reintegrazione del Dott. Maggio. Si legge, inoltre, che “la Corte” non avrebbe mancato “di fare rilevare, nel corso della stessa udienza e proprio al legale del Dott. Maggio, che l’ordine di reintegrazione risulta comunque giuridicamente incoercibile”. Tali affermazioni sono tutte non corrispondenti al vero, come è provato anche dal verbale di udienza (che qui si allega), ove non c’è traccia alcuna di quanto asserito dal prof. Pignataro nella sua e-mail.

I fatti processuali sono:

 L’Università degli Studi, in seno all’atto di appello, ha proposto un’istanza di sospensione dell’esecuzione della sentenza di primo grado. Ciò, ad avviso dello scrivente e non solo, in palese contrasto con quanto prescritto dall’art. 431, comma 3, c.p.c., giacché soltanto dopo avere eseguito la sentenza, l’Università avrebbe avuto modo di richiedere sospensione dell’esecuzione, dimostrando inoltre eventuali gravissimi danni derivanti dall’esecuzione medesima. Il che è pacifico per legge, per giurisprudenza costante, per dottrina. Avverso tale istanza, il legale del Dott. Maggio, secondo la ricostruzione infondata del rettore, non avrebbe spiegato alcuna difesa. Ebbene, si allega la memoria difensiva, sono 13 pagine, di agevole lettura, depositata l’11 luglio 2016 e alla quale questo difensore si è riportato all’udienza del 12 luglio 2016.

 All’udienza, la difesa del Dott. Maggio ha dato atto di non essere nelle condizioni, meramente temporali, di ottenere un provvedimento forzoso di riammissione in servizio, da parte del Giudice dell’Esecuzione, prima del 31 agosto p.v., data in cui comunque verrà a scadere l’incarico dello stesso Dott. Maggio.

 – La difficoltà tecnica, quindi, non risiede in un’ipotetica incoercibilità di cui mai si è discusso bensì nell’indisponibilità di tempo sufficiente per ottenere la nomina di un commissario ad acta che disponga, prima del 31 agosto, ciò che il Rettore rifiuta di fare spontaneamente, come dovrebbe, eludendo per tale via la sentenza del Giudice del Lavoro del 17 maggio 2016. Ciò lascia emergere il perché della condotta ostruzionistica dell’Università: far scorrere il tempo per sottrarsi all’ordine giudiziale, senza però tener conto del fatto che frattanto si aggrava, giorno per giorno, il danno erariale, consistente nel dover risarcire il mio assistito anche per il periodo in cui gli sia impedita, ingiustamente, la ripresa del suo ruolo. E fatte salve le considerazioni di ordine penale, rimesse alla valutazione dell’avv. Riccioli, che ci legge per conoscenza -.

La difesa erariale, preso atto di quanto sopra, ha rinunciato all’istanza di sospensione.  La Corte di Appello ha dichiarato “non luogo a provvedere. La Corte di Appello non ha mai rilevato che l’ordine di reintegrazione sarebbe incoercibile, non lo si legge affatto in verbale.

 Il risultato è che la sentenza di primo grado non è stata in alcun modo intaccata od ancor meno sospesa, il suo contenuto resta vivo e pienamente efficace.

D’altro canto e ad ogni modo, discettare come vorrebbe il rettore Pignataro nella sua e-mail, sulla coercibilità o meno dell’ordine giudiziale, è un falso problema, poiché, oltre ad essere questione infondata, inverte l’ordine logico e sposta l’attenzione sull’azione di chi, vittorioso, vede ancora opporsi un rifiuto alle proprie ragioni.

In realtà, le domande da porsi sono: perché l’amministrazione, cioè l’Università degli Studi di Catania, rifiuta di eseguire la sentenza? perché rifiuta di riammettere il Dott. Maggio nel suo ruolo di Direttore Generale? perché non intende pagare quanto dovuto?

Ed allora, ricostruita in termini veritieri la vicenda, e sempre sottraendosi – da parte del sottoscritto – a facili impulsi litigiosi cui la nota del Rettore indurrebbe, si chiede tenersi conto dell’ordine giudiziale contenuto nella sentenza di condanna, della diffida alla riammissione già da tempo inoltrata da questa difesa, del danno erariale che l’Amministrazione continua a procurare a sé stessa, e quindi riammettersi immediatamente il mio assistito Dott. Lucio Maggio, nel suo ruolo di Direttore Generale dell’Ateneo.

 Il Dott. Lucio Maggio, com’è noto, ha reso sin da subito, e qui ribadisce, la propria disponibilità alla ripresa dell’incarico. Infine, si evidenzia che non è nello stile del sottoscritto formulare comunicati stampa che contengano elementi diversi dal vero. I documenti qui allegati ne sono piena prova. Né trascendere in sterile o, peggio, strumentale polemica.Per quanto mi riguarda, la difesa è nei fatti. Incontestabili.

                       Distinti saluti

                                                                                                             Avv. Concetto Ferrarotto

 

 

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