Riprendendo il dibattito aperto in modo lucido e puntuale sulla questione dei ‘fuori-corso’ nell’università, vorrei sottolineare alcuni aspetti che si stanno dibattendo nel nostro ateneo per trovare soluzioni che non siano né puramente assistenziali o di ipocrita ‘facilitazione’, né drasticamente punitive per gli studenti al solo scopo di evitare punizioni alle casse universitarie.

Certamente bisogna conoscere perché uno studente rimane fuori corso, e le ragioni possono essere tante e molto diverse tra loro. A partire da un insufficiente orientamento in entrata (la scelta del corso da frequentare era sbagliata o di ripiego), e dalla insoddisfazione di ciò che effettivamente si studia; passando per la mancata comprensione dei meccanismi dell’organizzazione e dello studio all’università, e l’insufficiente programmazione e metodo di studio; per arrivare al disagio di vivere costantemente da pendolare o da fuori-sede, di restare isolati e senza riferimenti di socializzazione, di non sapersi relazionare con i docenti, fino alla vera e propria ansia di esame o ad atteggiamenti e comportamenti chiari indicatori di stress o depressione.

Il Centro di Orientamento e Formazione del nostro ateneo sta avviando un progetto, chiamato “Aiutaci ad Aiutarti”, che si propone anzitutto – mediante un questionario anonimo online – di conoscere le ragioni del ritardo negli studi, e poi di intervenire in due direzioni: mediante il potenziamento del tutorato all’interno dei dipartimenti e dei corsi di laurea, e con interventi mirati sul disagio di quanti sono in difficoltà per ragioni personali e che vogliono affrontare le cause delle loro difficoltà con specialisti che lo stesso ateneo mette gratuitamente a disposizione in appositi contesti di counseling.

Direzioni diverse, una di supporto alle dinamiche di insegnamento-apprendimento, l’altra di aiuto personale, che vanno adeguatamente valutate e non interscambiate in modo superficiale e improduttivo, proponendo sostegno psicologico a chi avrebbe bisogno invece di metodo di studio, o al contrario fornendo consigli didattici a chi ha ben altri problemi.

Queste iniziative di “aiuto mirato” hanno bisogno di diffusione capillare per essere recepite, comprese come effettivo aiuto (e non come ulteriore forma di ‘controllo’) e attuate in modo estensivo e proficuo. Hanno bisogno di essere attivamente sostenute dai dipartimenti e da tutti i docenti, coinvolgendo soprattutto quelli che registrano un alto tasso di bocciature agli esami e/o ricevono una quantità notevole e generalizzata di rilievi critici nelle valutazioni da parte degli studenti, dati ormai disponibili a tutti i direttori delle strutture. Questi docenti hanno bisogno, prima ancora che di richiami o sanzioni, essi stessi di ‘tutorato’ perché non sempre alla capacità scientifica corrisponde quella didattica (quanti docenti hanno studiato metodologia di insegnamento o docimologia?).

I consigli di corso e le commissioni paritetiche dipartimentali devono passare da esecutori riluttanti di adempimenti burocratici spesso puramente formali – come le schede imposte dall’ANVUR e i documenti di riesame – a gestori di una riflessione reale sulla didattica e sui miglioramenti che ad essa bisogna apportare con il coinvolgimento di tutti. Affinché sempre meno studenti, specie i fuori-sede, siano fuori-corso e restino ‘fuori’ (non perché non capaci e non meritevoli) dal diritto di accedere ai gradi più elevati di istruzione.

A proposito dell'autore

Docente di Psicologia, Università di Catania

Laureato in Filosofia e in Psicologia, è dal 1990 professore ordinario di Psicologia, già preside della Facoltà di Scienze della Formazione, attualmente presidente della struttura didattica di Psicologia dell’Università di Catania e Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Responsabile del Servizio di Counseling psicologico e di orientamento dell’Ateneo. La sua produzione scientifica riguarda aspetti metodologici e psicometrici della ricerca in psicologia e nelle scienze cognitive, e le loro applicazioni nei settori educativi, clinici e riabilitativi. Fa parte del Centro “Mind and Sport Team” interateneo fra 8 sedi universitarie italiane. Collabora con il Centre for Robotics and Neural Systems dell’Università di Plymouth (UK), e con altre istituzioni di ricerca italiane e straniere.

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