Apprendiamo dai giornali che l’XI corso interdisciplinare di aggiornamento in “Adolescentologia”, tenutosi recentemente a Genova, ha messo in evidenza l’inquietante  diffusione tra gli adolescenti del cosiddetto “vampirismo”, che consiste nel bere sangue umano, in una vera e propria emulazione dei vampiri.

Dice Vito Teti (ordinario di Etnologia all’Università della Calabria) nel libro La melanconia del vampiro: «I vampiri sono come gli “umani”, gli umani sono dei vampiri. I vampiri non vivono più fuori dal mondo degli uomini, nascosti tra le rovine e nelle bare, ma nel mondo, in mezzo agli uomini, camuffati da uomini, come loro tristi e melanconici».

La pediatra Teresa de Toni, dell’Università di Genova, e il direttore dell’Istituto di Ortofonologia, lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco  affermano che alcuni soggetti, influenzati dalla moda corrente si riuniscono segretamente, assumendo un ruolo che può essere distinto in «una categoria di giovani donatori e una di giovani bevitori … il cui comportamento deviato e immaturo  non è provocato da una vera e propria patologia» ma da una aberrazione che spiega l’insicurezza dei nostri ragazzi. Gli adolescenti, oggi, avendo  tutto ciò che la società elargisce (amicizie virtuali, uso di smartphone che serve pure per controllare il proprio profilo Facebook , droghe facili e per tutti i gusti) sentono il bisogno di estremismi come il bere sangue, che li fa appartenere in maniera fisica all’altro che si concede, come in una sorta di rito ancestrale: il dono del sangue caldo e vitale come una sorta di sigillo di fedeltà.

L’infanzia e l’adolescenza non sono esenti da angosce, paure, preoccupazioni; il disagio di questi adolescenti è sicuramente emotivo, dettato dalla noia, dalla ricerca della loro identità, dalla ricerca spasmodica del mettersi in mostra, che nulla ha a che vedere con la vera patologia del vampirismo cioè con la “sindrome di Renfield”; questa patologia è un quadro psicologico caratterizzato dal bisogno dell’assunzione orale di sangue, diffusa soprattutto tra gli individui di sesso maschile, causata da gravi traumi infantili.

Come curare gli adolescenti , influenzati dalla recente moda?  Questi adoloscenti problematici che vivono una condizione di difficoltà devono essere sottoposti non a terapia farmacologica ma a terapia comportamentale operata dai genitori che, riappropriandosi del loro ruolo, non lascino i propri figli soli davanti alle mode, ma li sappiano dirigere verso specifici e mirati interventi di sostegno e recupero, sia con colloqui con psicoterapeuti, sia realizzando attività di informazione che spieghi la pericolosità nel bere sangue. Il sangue è una sospensione di una fase solida corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) in una fase liquida, costituita da proteine, ormoni, lipidi, zuccheri, elettroliti, enzimi in mezzo acquoso; esso può essere  veicolo di numerose malattie ed è mezzo diretto per diffondere infezioni da soggetto a soggetto, anche se la possibilità di trasmettere l’infezione dipende anche dallo stadio dell’infezione e dalla quantità di virus presente nel sangue (HIV, epatiti etc).

I genitori per poter aiutare il proprio figlio adolescente devono cercare di capire i loro problemi comportamentali (voti scolastici scadenti, mancanza di interesse negli hobby, attività sospette, uso di droghe, esperienze sessuali) e psicologici (autostima e ego). Comprendo perfettamente che il compito dei genitori si fa sempre più arduo, soprattutto se tale ruolo non è supportato dalla società civile, dalle istituzioni (es. la scuola), da servizi di sostegno alla famiglia; ma, ribadisco, bisogna sforzarsi di sapere insegnare ai figli creando un canale di comunicazione con loro. Il fine della comunicazione è quello di produrre un comportamento; la messa in atto di questo comportamento è quello che ci dirà se la nostra comunicazione è andata a buon fine o meno. In ogni caso, bisogna  andare alla radice del problema, capire “perché” i figli sono insoddisfatti, aiutarli sia a rendersi conto della loro situazione attuale, sia a comprendere quali sono le cose che non riescono a fare e che sono alla base della difficoltà; i genitori debbono elaborare risposte che personalizzano l’obiettivo, parlando apertamente e con franchezza.

Genitori, ascoltate soprattutto il  linguaggio non verbale dei vostri figli, mettendo da parte opinioni e punti di vista. Non dimentichiamo che le strategie di comunicazione e di ascolto che possono andar bene con un figlio, possono rivelarsi inefficaci con un altro e se i risultati che otteniamo non corrispondono alle nostre aspettative, sta a noi trovare il linguaggio corretto per farlo. So che è molto più comodo dare la colpa a chi ci ascolta, ma questo non corrisponde a verità, perché sarebbe analogo al caso di una persona che, parlando una lingua sconosciuta, ci chiede un qualcosa che noi non comprendiamo e magari si arrabbia perché non lo capiamo.

A proposito dell'autore

Medico e mesoterapista

Nato a Messina il 21-08-1948, dopo la maturità classica ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia (anno accademico 1975-76)  presso  l’Università Degli Studi di Catania; iscritto all’Albo dei Medici della provincia di Catania col N° 5315. Dal  Giugno 1977 ad oggi è medico di Medicina Generale convenzionato. È iscritto alla Società Italiana di Mesoterapia, alla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) dove copre il ruolo di probiviro, alla Società Scientifica dei Medici di Medicina Generale (METIS), alla Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Svolge attività didattica e tutoriale per i corsisti nel Corso triennale di Formazione Specifica in Medicina Generale. Medico valutatore ai sensi del D.M.445/2001 è abilitato alla valutazione dei neo laureati in Medicina e Chirurgia ai fini dell’abilitazione professionale e altresì, sempre per conto dell’Università degli studi di Catania, svolge attività didattica e tutoriale (tirocinio professionalizzante) nei confronti degli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia.  

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