di Giuliana Avila Di Stefano e Alberto Molino

CATANIA – Vi avevamo lasciato, nella scorsa inchiesta “Catania, Vecchia Dogana la desolazione commerciale” con il cartello «Ripartiamo da zero, scusateci, ci stiamo rifacendo il look», e molto probabilmente non sono solo buoni propositi.
Infatti qualche giorno fa, Oscar Farinetti, fondatore del colosso enogastronomico Eataly, è stato a Catania. Atterrato a Fontanarossa si è recato immediatamente alla Vecchia Dogana dove con il sindaco Enzo Bianco ha visitato la struttura, ha successivamente fatto un giro in pescheria e nel centro storico, per poi ritornare a pranzare con il primo cittadino nel noto ristorante Minà, sito all’interno della struttura dell’Autorità portuale. È la premessa alla prossima apertura di Eataly a Catania.
vecchiodoganaOscar Farinetti non ha mai nascosto la sua riconoscenza verso quel Sud che gli fornisce i prodotti eccellenti e apprezzati in tutto il mondo, e che consentono alla sua catena enormi guadagni. Aprire dei punti vendita nei territori meridionali e svantaggiati è un suo modo per aiutare l’economia locale e combattere la disoccupazione.
Catania è quindi in pole position rispetto a Napoli e Palermo, grazie al suo punto geograficamente strategico che può richiamare a sé tutta la Sicilia orientale, parte della Calabria, la zona del palermitano essendo facilitata dall’autostrada e la vicina Malta; inoltre la città etnea possiede un porto turistico e commerciale e non ultimo il più grande aeroporto del Sud Italia.
La location della Vecchia Dogana pare la più idonea ad ospitare Eataly perché, come ci racconta Mario Paoluzzi, concessionario di Vecchia Dogana S.p.A. è “una struttura già pronta e adatta, avendo le condizioni migliori per ospitare a Catania Eataly, il più grande mercato di prodotti alimentari di altissima qualità. Questi locali sono già pronti e non occorre crearne di nuovi, ma basta fare solo piccoli accorgimenti e adattamenti”.

  • Ingegnere Paoluzi, lei è un imprenditore di macchine di automazione industriale, quando è entrato in Vecchia Dogana?

«Vecchia Dogana nasce dal project financing Kenesya, ed è stata possibile realizzarla grazie a fondi europei, dove i soci erano gli imprenditori edili Maccarrone, Venora ed Ennio Virlinzi. Con il figlio di quest’ultimo, mio amico e socio, ho rilanciato un’azienda di automazioni in fallimento e che oggi va alla grande. Il mio lavoro sono le macchine industriali, ma quando Virlinzi decise di vendere la sua quota in Vecchia Dogana, ho deciso di acquistarla, perché queste mura avevano e hanno delle grandi potenzialità. Questo è un bene demaniale di autorità portuale e la concessione edile è di 29 anni. Nell’aprile del 2013, periodo in cui questa struttura ha sofferto maggiormente, ho acquisito anche le quote degli altri due soci restanti. Non ho velleità speculative, anzi ho anche paura di fallire, ma il mio obiettivo è portare Vecchia Dogana alla sua naturale destinazione ed Eataly mi sembra l’unico progetto possibile.»

  • Perché Vecchia Dogana non ha avuto sin dall’inizio successo?

«Sono tanti i motivi. Sicuramente una commercializzazione sbagliata e una mancata strategia aziendale hanno poi portato ad una serie di errori a catena dove questa bella scatola rimaneva vuota o con pochissimi contenuti e poca professionalità. La gestione di questa realtà è divisa tra Vecchia Dogana S.p.A., che è concessionaria dei lavori e responsabile degli affitti degli immobili e il Consorzio, che è formato dagli esercenti e i cui compiti principali sono la cura dei servizi e della gestione manageriale. Da pochi mesi l’amministratore del Consorzio, scelto dagli esercenti, è Angelo Cutrone titolare del negozio Grigio Pallina.»
Ricordiamo a chi legge che questo nome era già stato fatto nel precedente articolo e i pochi esercenti rimasti si lamentano per il taglio dei servizi, dello spegnimento degli ascensori e altro. Sin dal primo anno di vita Vecchia Dogana ha avuto l’80% di morosità sul canone annuale. Sicuramente ciò è dovuto a una cattiva gestione dei singoli locali e a una non corretta amministrazione del plesso, ma anche alla presenza di attività, oggi fortunatamente scomparse, che erano legate alla malavita. Tutto ciò ha causato un processo involutivo e di debito di una struttura embrionale.
Usando un termine di marketing potremmo dire che le variabili per trasformare Vecchia Dogana in ciò che doveva essere, un polo enogastronomico d’alta qualità, sembra ci siano tutte: Mario Paoluzi, imprenditore giovane e creativo che crede in un possibile sviluppo locale e non ha bisogno di autorealizzazioni, Oscar Farinetti che pur dovendo investire desidera aprire un altro Eataly al Sud (se lo aprisse all’estero, sarebbe pagato senza dovere sborsare un euro, ndr) e, altro soggetto fondamentale per il matrimonio fra la città del vulcano e la città del gianduiotto, il sindaco Enzo Bianco, uomo che come Farinetti è vicino al premier Renzi e che è stato protagonista della primavera di Catania.

  • Ingegnere  Paoluzi, immaginiamo Eataly qui dentro: entrando a destra le eccellenze – Eataly, Città del Gusto – a sinistra il teatro e le realtà commerciali esistenti. Poi qualche cambiamento qua e là. Farinetti cosa fa, affitta o compra il tutto? 

«Io, come ho già detto, li agevolerò per qualsiasi cosa. Vogliono affittare o comprare tutto o una parte. Li agevolo. Faccio altro di lavoro, e per me tutto questo è un problema. Non cerco mica di recuperare i quattro milioni di euro della Comunità Europea. Certo, sarebbe una bella soddisfazione essere fra i fautori del progetto, perché io credo in questa città e Eataly può essere l’unica attività per far nascere questa struttura che a sua volta è l’unica già pronta ad ospitare un’organizzazione simile.»

Giuliana Avila Di Stefano
Alberto Molino

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