Continua la nostra inchiesta sulla struttura commerciale al Porto di Catania. Per Fiorenzo Napoli è mancata l’adeguata valorizzazione dell’edificio per mancanza di progettualità e coordinamento tra società di gestione e attività commerciali ospitate.

di Alberto Molino

CATANIA – Fiorenzo Napoli, direttore artistico della compagnia Marionettistica Fratelli Napoli, “parlatore” principale in scena e maestro costruttore dei pupi, ha rilasciato un’intervista a Sicilia Journal per spiegare meglio, dal proprio punto di vista, quello che sta accadendo all’interno della Vecchia Dogana a Catania, storica struttura di design, ristrutturata soltanto nel 2011 con fondi UE e ora in uno stato di lento declino per mancata promozione degli spazi e una gestione da parte del Consorzio Vecchia Dogana S.p.A. non sempre impeccabile, per non dire fallimentare.

IMG_1500Il presidente del Consorzio, Angelo Cutrone, si è rifiutato di rispondere alle nostre domande, tuttavia sono stati parecchi i malumori riscontrati dai proprietari delle botteghe situate vicino al teatro della Vecchia Dogana che ospita la sua attività di puparo.

«Io personalmente non ho a che fare con il Consorzio, il mio socio qui è Vecchia Dogana Edutainment Srl. Patisco, come tutti, soltanto le conseguenze generali derivate dall’assenza di servizi. Se prima questa struttura poteva offrire alla gente locali e negozi a volontà e di qualità adesso non è più così. La mia attività forse rimane uno dei pochi punti saldi di questo spazio, perché ce la siamo gestita noi e perché offre qualcosa di particolare. Abbiamo riversato in questo luogo tutte le nostre energie per regalare la possibilità alle scuole di conoscere l’opera dei pupi, per ridare stabilità alla tradizione siciliana e per permettere agli appassionati di continuare a seguirci, dal momento che gli altri spazi di Catania sono stati cancellati dalle precedenti amministrazioni comunali che hanno impoverito culturalmente l’intera città. Bisogna avere rispetto per la filologia del nostro mondo e per la tradizione siciliana. Ogni cosa innesca un come, un quando e un perché. È nella storia di tutti noi attraversare il mare calmo o in tempesta.»

Tornando al problema del declino della struttura, che investe anche il “Cineteatro Francesco Alliata” e il museo dei pupi, è possibile che la Marionettistica Fratelli Napoli in futuro decida di spostarsi dalla Vecchia Dogana e di trovare, quindi, un’altra sede?

«Dipende da molti fattori. Tanti commercianti se ne sono già andati. Noi abbiamo creduto nel progetto della Vecchia Dogana e ci tengo a sottolineare che non è la nostra tradizione ad essere in crisi, questo spazio o il museo; in crisi è la totalità della struttura in generale. Per manchevolezze l’edificio ha tradito quelle che erano le aspettative, senza accusare nessuno in particolare perché non è un mio problema diretto.»

Le attività ad avere già chiuso bottega sono tantissime, la libreria fra le prime. Sembra una storia tipica della città di Catania e già sentita più volte in altri contesti. Stavolta qual è il motivo?

«Il motivo, secondo me, è il mancato rispetto di determinate regole all’interno di rapporti lavorativi. Noi, per dignità personale e per l’impegno preso con i catanesi e non, continueremo la nostra storia qui finché potremo. Il cartellone che abbiamo programmato verrà rispettato, gli spazi verranno abbandonati se non quando tutto sarà compiuto. Prenderemo le nostre decisioni in merito ad altri sviluppi che potrebbero accadere o meno, ma non sappiamo quale sarà il destino ultimo della Vecchia Dogana.»

Avrebbe preferito una maggiore promozione della struttura?

«Senza ombra di dubbio e a beneficio di tutti. Questo poteva e doveva essere uno spazio moderno e funzionale con grandi orizzonti di accoglienza. Non esiste nulla di tutto ciò.»

È esistito?

«All’inizio sì, ma esaurita la novità non è stato più così. Qui i catanesi potevano riunirsi per mangiare, divertirsi e fare cultura. Purtroppo non lo è più stato.»

Sarebbe azzardato dire “cattiva amministrazione”?

«Probabilmente no, perché se nella mia attività io facessi qualcosa che non riscontra il favore del pubblico o che non dia la soddisfazione del prezzo pagato, sicuramente a poco a poco non ci sarebbero più spettatori e anche questo luogo diverrebbe un deserto.»

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Secondo lei, quindi, questa struttura merita più una destinazione di tipo turistico o commerciale?

«Anzitutto culturale, turistico anche, ma uno dei tanti errori è stato inoltre quello di collegare la Vecchia Dogana specialmente al turismo crocieristico. Noi ci troviamo in un porto che non è come quello di Genova o di Palermo, la particolarità di Catania è che quando il turista approda in città ha la possibilità di raggiungere il centro storico in cinque minuti e a piedi. Chi è stato a bordo e scende e ne è consapevole credo che preferisca fare una passeggiata, piuttosto che rinchiudersi qua dentro per tutto il tempo concesso dalla sosta di permanenza della nave. Tra l’altro, ho sempre spiegato ai miei referenti che qui dentro il mondo dei pupi non è stato concepito solo per la fruizione turistica; ci è interessata poco. Prima di tutto noi abbiamo cercato il meglio per i catanesi e i siciliani.»

In conclusione, per Fiorenzo Napoli, puparo e artista di professione, cosa si dovrebbe fare per evitare la chiusura della Vecchia Dogana e, al contrario, favorirne il suo rilancio?

«È una domanda difficile perché intorno a me ho visto fantasmi, persone che hanno agito non lasciando concretezze, passandosi di mano in mano il nulla per arrivare a questa desertificazione. Io non ho rimpianti, la mia compagnia non ha pesi e rimorsi sulla coscienza. La Marionettistica Fratelli Napoli non ha mai contribuito al disfacimento di questo spazio, anzi suppongo che siamo stati l’unico virgulto rimasto… sinché e fino a quando la sopportazione, e il mancato rispetto di determinate regole e accordi, non ci farà dire “punto e basta”.»

Alberto Molino

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