di Maria Morelli

“Con un taglio di oltre il 15% rispetto allo scorso anno la vendemmia 2014 rischia di classificarsi come la più scarsa dal 1950, con una produzione di vino che potrebbe scendere fino a 41 milioni di ettolitri, anche se molto dipenderà dalle condizioni climatiche delle prossime settimane”. E’ la stima di Coldiretti che evidenzia come a condizionare i risultati siano stati gli effetti del maltempo che ha colpito gran parte dei vigneti italiani. “Nonostante l’ampia forbice delle previsioni in questa fase, è ormai certo che l’Italia perderà quest’anno il primato mondiale nella produzione di vino a vantaggio della Francia dove – afferma una nota – le stime per il 2014 danno una produzione di 47 milioni di ettolitri, secondo l’istituto del ministero dell’agricoltura d’oltralpe”.

In Sicilia la produzione registra un calo del 27% soprattutto per colpa della peronospera, un terribile patogeno favorito dal meteo instabile di questi ultimi mesi, che ha colpito ettari ed ettari di vigneti. Nel trapanese, la provincia più vitata della Sicilia, la peronospora causata appunto dal clima umido della primavera, ha determinato danni ingenti, anche se a macchia di leopardo, soprattutto per il Nero d’Avola, uno dei vini siciliani più famosi che insieme al Syrah contribuisce all’export nazionale del vino.

Il valore delle esportazioni dei vini siciliani si aggira complessivamente sui 99 milioni di euro alimentando, ma non eccessivamente, il dato nazionale che nei primi 4 mesi del 2014 ha visto l’export aumentare del 3% sul 2013. E’ quanto rileva la Coldiretti siciliana commentando la vendemmia in corso che nell’Isola ha complessivamente una minore produzione, una qualità nella media, e chiedendo l’immediata convocazione del tavolo vitivinicolo regionale per affrontare le problematiche del comparto.

“Anche quest’anno – sostiene il presidente regionale della Coldiretti, Alessandro Chiarelli – i produttori che chiudono la filiera dimostrano il valore della nostra viticoltura che sta raggiungendo grandi successi anche grazie al brand Sicilia che valorizza gli sforzi di chi, imbottigliando, riesce a conferire il valore aggiunto del territorio. Si tratta di produttori che hanno investito in tutti gli ambiti del comparto, dall’uva al packaging e quindi riescono a trovare spazio in un mercato che cresce sempre di più”.

Per il momento i produttori vinicoli dell’Isola si trovano concordi nell’affermare che la produzione sia stata scarsa a livello quantitativo e con un minor grado zuccherino, ma non possono ancora esprimersi sulla qualità, rimandando ogni valutazione alla verifica in cantina”.

 

Maria Morelli

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