di Agnese Maugeri

Catania- Un libro missione, un libro testamento. Con questi termini è stato presentato il testo di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo “Ti racconterò tutte le storie che potrò”, per la rassegna Maggio dei Libri, dagli illustri ospiti intervenuti all’incontro tenutosi al Coro di Notte del Monastero dei Benedettini di Catania . Tra i partecipanti, il sindaco di Catania Enzo Bianco, l’assessore Orazio Licandro, i giornalisti Andrea Cassisi e Francesco Santocono, la Professoressa del dipartimento di Scienze Umanistiche Dora Marchese, e l’autore foto 1-3del libro, il giornalista Salvo Palazzolo.

La vita professionale del Magistrato Paolo Borsellino è nota a tutti, la sua battaglia insieme al Giudice Giovanni Falcone contro la mafia e non solo, contro il potere dilagante che essa aveva in ogni settore, economico, politico e istituzionale, fa parte ormai della storia contemporanea del nostro paese, cosi come, purtroppo, le loro sconvolgenti morti, le due stragi impunite di Capaci e di Via D’Amelio che a distanza di vent’anni ancora riecheggiano, sconvolgono e non conoscono verità.

La vedova di Borsellino, Agnese, due anni fa mentre combatteva contro una durissima malattia degenerativa che l’ha costretta per un lungo periodo su una sedia a rotelle, fino allo stremo delle sue forze, ha deciso di contattare il giornalista Salvo Palazzolo e di raccontargli la storia della sua famiglia.

La scelta della signora Agnese è stata da lei ben ponderata, il suo desiderio è stato, infatti, quello di voler lasciare un racconto basato sulla realtà dei fatti che testimoniasse la verità, quella stessa verità che lei ha tentato di cercare per tutta la vita.

Il libro si struttura intorno a due tronconi principali, il racconto storico e quello familiare, d’amore.

Gli spunti storici che vengono forniti sono quelli che ricalcano la strada lavorativa di Borsellino tutta la sua ricerca e lotta fino alla tragica conclusione e all’attentato; in queste pagine si nota il desiderio di denuncia che Agnese vuol testimoniare raccontando quello che conosce e che ha provato, tutta la sua verità dettata e trascritta da Palazzolo nero su bianco per svuotare la sua anima.

Accanto a Paolo Borsellino si citano molte persone che in quel periodo hanno collaborato con lui e che dopo la sua morte sono rimasti accanto alla vedova sostenendola, ma la verità su quella triste pagina di storia bisognerebbe chiederla a tanti uomini istituzionali che sanno ma che non hanno mai parlato; Agnese sostiene che fare un appello affinché muovano le loro coscienze, sarebbe inutile, quello che bisognerebbe fare è metterli alla berlina e beffeggiarli cosi come avrebbe fatto suo marito.

Palazzolo durante il suo discorso, si lascia andare raccontando anche degli aneddoti che la signora Borsellino durante i loro incontri gli ha rivelato, come per esempio la telefonata che un giorno la donna ricevette da parte dell’ex presidente della repubblica Francesco Cossiga. Una mattina squillò il telefono, Agnese rispose, Cossiga si presentò e le disse che l’attentato di Via D’Amelio fu un vero colpo di stato, dopo di che riattaccò; un mese dopo l’ex presidente morì. Cosa volesse dirgli Cossiga in quella chiamata Agnese non lo sa ma pensa che in fondo con quelle parole si volesse liberare l’anima.foto 3

“Ti racconterò tutte le storie che potrò” non è solo un libro di denuncia, ma è soprattutto un libro d’amore, voluto proprio per raccontare la vita familiare di Paolo Borsellino, quello che la società conosce di lui è solo l’aspetto professionale, invece lui era anche un uomo di casa, amante degli scherzi e della buona cucina, un padre attento e apprensivo.

Sono tanti gli episodi che, attraverso i piccoli e numerosi capitoli del libro, rimandano a emozioni e ricordi personali, un ritratto molto intimo della famiglia Borsellino; tutto inizia con l’incontro tra Agnese e Paolo nello studio di un notaio amico comune, si racconta la timidezza di quel ragazzo che non riesce a dichiararsi fino a un fatidico giorno dove una passeggiata a mare fu galeotta.

Ebbe inizio una storia d’amore profondo, le parole “amore mio, gioia mia” sono ricorrenti tra le pagine del libro e trasmettono quella gioia quell’affetto che neanche vent’anni di separazione hanno mutato, la signora Borsellino descrive il rapporto con il marito come se lo avesse vissuto fino a quell’istante.

L’amore è il filo portante, nelle sue mille sfaccettature, l’amore per un uomo, per la sua famiglia, per la città di Palermo, per una terra martoriata la Sicilia, per un’Italia cinica, per tutti i giovani e infine per la vita stessa.

La frase che dà il titolo al libro “Ti racconterò tutte le storie che potrò” è stata detta da Paolo Borsellino in uno dei primi appuntamenti con la moglie, perché il loro amore diverso e unico doveva vivere ogni giorno di nuove novelle e rafforzarsi costantemente, crescere insieme.

Secondo Agnese Borsellino, sostiene Palazzolo, bisogna raccontare storie semplici perché esse racchiudono la speranza di cui questo paese ha bisogno, le nostre città necessitano di racconti collettivi. La signora Borsellino ringrazia le persone che le sono state accanto in questi anni in particolar modo i giovani che su Face Book o per meglio dire Faccia Libro come lei lo chiamava, hanno creato molti gruppi per commemorare la memoria di suo marito, dando alla vedova forza e coraggio.

Agnese racconta di aver vissuto tante vite prima e dopo la morte di Paolo Borsellino, quando quel pomeriggio del 19 luglio 1992 in Via D’Amelio  una nuvola di fumo uccise suo marito morì anche lei, e la stessa nube avrebbe voluto ingoiare tutta la città, ma poi l’amore per i suoi tre figli Lucia, Manfredi e Fiammetta l’ha fatta resuscitare e le ha fatto iniziare il lungo cammino verso una verità mai trovata.

Quella speranza e volontà di non mollare mai, ci racconta Palazzolo, l’ha portata alla conclusione che bisogna parlare, la signora Agnese al termine del suo libro esplica il desiderio che tutti i giovani debbano discutere della mafia, via radio, televisione, internet, ovunque purché se ne parli. Quell’afoso pomeriggio è cambiata l’Italia è nulla dopo è stato più come prima, capire quegli anni, quei mesi, quei giorni farebbe fare un passo avanti al nostro paese.

Le autobombe iniziarono e finirono con loro, Chinnici, Falcone e Borsellino, uomini che hanno combattuto per la libertà e la legalità dell’Italia, uomini che hanno creato un Pool Antimafia, che hanno ideato e sostenuto per la prima volta un maxiprocesso, che hanno inventato la legge 41Bis dando l’ergastolo ai mafiosi, uomini che non hanno denunciato i rapporti tra la mafia e il potere fatti di relazioni occulte ed evidenti, d’intrecci inesplicabili sotto ogni aspetto politico ed economico; uomini che non hanno avuto paura di morire per portare avanti le loro idee.

Eppure dopo ogni morte, personaggi misteriosi che inspiegabilmente si trovavano sul luogo del delitto hanno fatto sparire ogni loro ricerca, archivi, registri così come la famosa Agenda Rossa di Borsellino.

“Ti racconterò tutte le storie che potrò” è un libro che parla di una famiglia semplice, piena d’amore, che nonostante le limitazioni ha sempre cercato di avere una vita normale, ma è anche e soprattutto un libro patrimonio d’Italia, e questo è reso ancora di più dal materiale iconografico che si trova tra le sue pagine.

La teoria delle storie semplici di Agnese è di recuperarle e renderle vive; Palazzolo termina la conferenza con un interessante invito, togliere dalle strade le lapidi e mettere a loro posto le frasi dei nostri morti per ridare voce e parole a chi sono state forzatamente tolte e ricostruire attraverso esse quel puzzle che serve ad andare avanti, secondo quel progetto che i nostri martiri avevano già in mente.

Agnese Maugeri

Scrivi