CATANIA – La mancanza di investimenti per la St Microelectronics di Catania significherà non solo la già prevista chiusura del Modulo a 6 pollici ma anche la mancata implementazione del Modulo 9, per il quale invece erano già stato promessi 270 milioni di euro destinati alle produzioni delle fette di silicio ad otto pollici. Per i lavoratori catanesi di St, è dunque di nuovo tempo di lotte e confronti anche aspri con l’azienda, e stamattina, di fronte la sede della zona industriale, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, nonché delle Rsu e dei relativi sindacati di categoria, hanno sventolato accanto ai lavoratori (2024 di loro sono già in cassa integrazione) e sindacalisti. Nelle loro mani c’era anche una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al quale in sostanza viene chiesto un atteggiamento fattivo, che eviti di pensare ai tagli come l’unica via di fuga dalla crisi.

Ai segretari generali di FIOM, Fim, Uil, e Uglm, Stefano Materia, Pietro Nicastro, Matteo Spampinato e Angelo Mazzeo, “preoccupa molto la mancanza di visione e di politica industriale da parte del governo italiano, e preoccupa ancor di più in considerazione del fatto che il settore della microelettronica continua ad essere considerato strategico a livello mondiale. Questa forma di protesta è stata attuata anche dai lavoratori di Milano e Grenoble, e in Francia, l’atteggiamento del governo in sinergia con il sindacato, è stato di accorata partecipazione proprio per evitare il licenziamento di un migliaio di dipendenti. A Catania non ci si può permettere di azzerare la scommessa del Modulo 9, che potrebbe garantire almeno un decennio di attività sicura”.

Nella lettera a Renzi, i lavoratori catanesi parlano di “eccesso di attenzione all’aspetto finanziario che ha portato il top management a tagliare diverse attività del gruppo, dalle memorie al mobile, e a non investire in modo adeguato in nuove tecnologie e nuovi prodotti. Questa politica, nonostante la riduzione sensibile di posti di lavoro, non ha sortito gli effetti sperati ed oggi ci troviamo ad affrontare una situazione molto difficile che rischia di impattare in modo tragico l’assetto industriale di ST.- si legge- Un pezzo importante della ST, la divisione digitale, denominata EPS, i cui lavoratori sono prevalentemente collocati in Francia, versa in condizioni gravissime al punto che da diversi mesi sia i sindacati francesi, che lo stesso Governo transalpino, si sono mobilitati per porre un argine ad un probabile licenziamento collettivo, quantificabile, secondo le nostre stime, in circa 1000 unità. (…) Il rischio che paventiamo e`che una Vostra poca attenzione ci lasci in balia di una, ormai imminente, riorganizzazione dell’azienda ancora una volta tesa a “tagliare” piuttosto che a “ricostruire” con l’aggravante di una soluzione che preveda la “spartizione” di eventuali tagli tra l’Italia e la Francia o comunque una “redistribuzione” di prodotti e tecnologie tra i due paesi che potrebbe portare a conseguenze negative per noi nell’immediato futuro”.

Anche i tre segretari generali di Cgil, Cisl, UIL, e Ugl, Giacomo Rota, Rosaria Rotolo, Fortunato Parisi e Carmelo Mazzeo hanno partecipato al presidio di oggi (presente anche la segretaria confederale della Cgil, Margherita Patti), e dichiarano: “È necessario che il governo Renzi inverta la rotta sulle politiche industriali ed è necessario che un segnale importante arrivi proprio a favore dei lavoratori ST Microelectronics di un territorio ricco di esperienza e nuove potenzialità per il futuro della microelettronica, come di fatto è quello catanese. Cgil, Cisl, Uil e Ugl di Catania continueranno la loro battaglia a fianco dei lavoratori. Siamo certi anche il governo italiano possa eguagliare il livello di interlocuzione di quello francese, se ha realmente a cuore la sorte di 4000 dipendenti di altissimo livello professionale”.

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