CATANIA – Non altre settimane, ma al massimo qualche giorno e non di più, per presentare  una soluzione “salva vita” su misura per la Tecnis e dunque per salvare anche le centinaia di lavoratori che rischiano il peggio. La Cgil e la Fillea Cgil di Catania propongono l’eventuale richiesta di utilizzo della legge Marzano per la ristrutturazione economica e finanziaria delle grande aziende in stato di insolvenza ed anche l’eventuale cessione di complessi aziendali. In alternativa potrebbero essere valutati anche strumenti similari che comunque mettano al riparo tutti dallo “spezzatino” aziendale e dai risvolti catastrofici.
L’appello arriva dai segretari generali della Fillea di Catania, Giovanni Pistorio e della Camera del Lavoro, Giacomo Rota, che chiedono: “Adesso che il piano di ristrutturazione del debito è stato ritirato e che, comunque sia, non è stato ancora stata presentata una proposta alternativa, concordato concorsuale o altro, quali sono le misure da potere adottare per mettere in sicurezza le attività, l’occupazione ed il completamento delle opere?”
Rota e Pistorio sottolineano che il sindacato “da atto al Prefetto di Catania di aver fatto, con coscienza e diligenza, quanto è stato sinora possibile per salvaguardare il patrimonio umano e professionale di Tecnis, delle sue controllanti, collegate e consortili e di aver posto le condizioni per il completamento delle opere pubbliche appaltate. Anche la nomina, a seguito dell’ interdittiva antimafia di metà novembre 2015, a commissario del docente Ruperto che adesso, a seguito del sequestro giudiziario disposto dal Tribunale di Catania a fine febbraio è stato nominato commissario giudiziario, è stato in questo senso una scelta giusta. Adesso ci conforta pura la notizia che da un giorno all’altro potrebbe essere revocata anche l’interdittiva antimafia il che metterebbe l’azienda nelle condizioni di poter partecipare a nuove gare di appalto e di potere sottoscrivere i contratti di appalto per le gare già aggiudicate ed i cui lavori, naturalmente, non sono stati avviati. Ma basterà questo a salvare il patrimonio professionale e a mettere al riparo la comunità dal rischio dal danno che emergerebbe per il mancato completamento dei lavori della Ferrovia Circumetnea e di quelli relativi all’Ospedale San Marco di Librino, opere il cui completamento è propedeutico all’avvio di tutta una fase di nuovi lavori?”
La risposta la daranno i fatti e per questo, secondo il sindacato degli edili, ogni giorno perduto è una pericolosa assunzione di nuove responsabilità.”Nel caso di crollo aziendale, quale potrà essere il destino delle migliaia di fornitori e di chi lavora per loro, 900 dei quali risiedono nel nostro territorio, ai quali si devono complessivamente quasi 100 milioni di euro? – concludono Pistorio e Rota- Se qualcuno pensa che l’intervento della giustizia nel caso in questione così come in casi simili sia, anche se necessario, la causa del tracollo dell’imprenditoria nostrana, è un mistificatore.
La causa del crollo di questo colosso dai piedi d’argilla è imputabile soprattutto alla malagestione , tanto è vero che quasi contemporaneamente ai fatti giudiziari ed a partire dal 9 novembre 2015 Tecnis ha presentato in Tribunale un programma di ristrutturazione del debito per circa 300 milioni di euro che non tenendosi in piedi è stato ritirato, prima della eventuale omologa/rigetto, il 18 febbraio scorso. Adesso è necessario entrare nell’ottica della proposta e non rassegnarsi a subire gli accadimenti e l’inevitabile fine”.

«Tecnis, il tempo passa, non si sa più niente, i lavoratori sono senza stipendio e i lavori bloccati: siamo in caduta libera. E senza paracadute!». Commenta duramente Nunzio Turrisi, segretario generale della Filca Cisl di Catania, la situazione di stallo in cui versa la vicenda Tecnis, alla vigilia del ritorno in città del commissario Saverio Ruperto.

«Abbiamo appreso dalla stampa – aggiunge Turrisi – che la Prefettura era intenzionata a togliere l’interdittiva antimafia all’azienda, ma ancora non ci risulta. Il 21 febbraio, poi, si doveva presentare il 182 per mettere al riparo l’azienda e i creditori, ma non è stato presentato né 182 né concordato preventivo. Non arrivano soldi da alcun ente appaltante. L’Anas, che ne è il maggiore, non ha erogato una lira e chiede continuamente pareri e contro pareri, prima all’Anac, poi al Tribunale, e chissà ancora a chi altri. E così non pagherà mai».

«Le banche – continua – non si sono ancora espresse sull’apertura di linee di credito. I lavori sono fermi con i cantieri messi in sicurezza, la cassa integrazione non è stata ancora finanziata. I lavoratori sono disperati e persino le imprese di pulizia degli uffici sono a rischio. Dobbiamo aspettare ancora altri appuntamenti mancati?».

Il numero uno della Filca Cisl etnea si chiede amaramente: «Che si vuole fare? Arrivare al fallimento, all’amministrazione straordinaria? Quale miracolo bisogna aspettare? Davvero dobbiamo arrivare a pensare che si stava meglio col precedente sistema e che lo Stato e la politica nelle sue massime espressioni locali e nazionali non riescano ad agire con efficacia?»

«Il messaggio che rischia di passare – conclude Turrisi – diventerebbe devastante. E’ urgente fare qualcosa, non possiamo continuare così».

 

 

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