di Marco Spampinato
Foto servizio di Marco Spampinato

CATANIA – “Dovrei arrivare in via Carro, c’è una conferenzastampa…saprebbe indicarmi il percorso?” “Non può sbagliare, guardi – fa un eloquente gesto direzionale con la mano – appena gira l’angolo, a destra, ed è arrivato”. A indirizzarci, provenendo a piedi dalla più nota via De Curtis, la già famigerata via Di Prima dell’ex quartiere a luci rosse di San Berillo, una donna dai modi gentili e, al contempo, spicci. Una contraddizione in termini ma con tanto di sorriso finale, benevolente, gradevole e non ipocrita. Probabilmente questa donna, superati i cinquant’anni da qualche stagione, tra quelle pittoresche viuzze ci abita ancora, o, forse, più probabilmente, ci “lavora”. Il mestiere più antico, così si riconosce, lo stesso della donna che, rotti i sigilli è aperta una porta di una “casa chiusa” aveva pensato bene, giusto un giorno prima, di offrirsi così la possibilità di tirare su qualche euro intrattenendo, in un contesto grossolano, indecoroso , “pulp” qualche occasionale cliente dalle miti pretese. È la signora che ci fornisce l’indicazione non è la sola “abitante” del piccolo borgo ad essere incuriosita dalla iniziativa culturale promossa dall’architetto Renato Basile (deus ex machina del Museo REBA). Qualcuno si avvicina, si parla sottovoce tra la via Grasso e la via Buda, una discreta presenza di forze dell’ordine con un’auto e due poliziotti della municipale, e la sensazione è che tutti, sia chi è di passaggio, come gli stanziali, sorridano del fermento che pare rianimare San Berillo in questa fresca mattinata di soleWP_20141024_028
ottobrino.
“Porte aperte”, ci vien da pensare, come in una felice e recente occasione creata “fatta” e promossa, grazie ad artisti di strada, installazioni, mostre e testimonianze di catanesi per i catanesi;di catanesi per il turismo, sostenibile, che verrà. Proprio qui, a San Berillo. Siamo alle spalle del centrale, e mai sviluppato Corso Sicilia,un’arteria importante per la città, un’ennesima sfida persa, e malamente, nei raggianti anni ’60 della fiera, e già tronfia, “Milano del Sud”. Un’arteria, tutt’oggi, deserta e mal frequentata di notte, caotica e aggredita di giorno da
rappresentanti di decine di etnie differenti intenti a vendere o propinare qualcosa alle spalle della popolare “fera o’luni” o, in italiano, “mercato di piazza Carlo Alberto”.  C’era il lavoro, allora, negli anni ’60. Si svuotava il vecchio San Berillo per riempire il nuovo con una operazione di “travaso sociale” quanto meno approssimativa ma, si capii tardi, assurda e, a suo modo, cruenta e dalle ricadute disastrose. Ma Catania era la “Milano del Sud”, e che capperi! Quali “mulinciani”!  C’era davvero gran fermento e ancora più fertile inventiva.  Artigianato fiorente e libere professioni per tutti, una piccola industria agguerrita che avrebbe accompagnato l’attività imprenditoriale dall’area della non distante via Raffineria alla nuova Zona industriale; c’era quella Catania che sarebbe diventata la “Catania dei Cavalieri del Lavoro” con tutti gli annessi e connessi di grandi commesse e lavori di pregio ben eseguiti su scala internazionale, di una forte occupazione poi, anche, in espansione, di successivi problemi con la Giustizia, dei cavalieri di cui sopra,documentati dagli atti giudiziari e dalla Storia. C’era la mafia, come c’è, e non solo le brave persone con tutta la loro febbrile voglia di crescere che contagiava l’Italia intera da nord a sud, la Penisola delle televisioni per ogni famiglia, degli elettrodomestici nella sognata cucina componibile e poi, da noi, a Catania, c’era pure quel “maledetto” palazzaccio in piazza della Repubblica, quello che “misu di latu e ppi longu” deviò maldestramente, e oscenamente, il senso di corso Sicilia spezzando in due parti la nuova
“importantissima” arteria viaria. Non si sarebbe più vista la stazione centrale delle Ferrovie dello Stato e, anni prima dell’avvento di Kenzo Tange, architetto nipponico per Librino, già Catania cambiava se stessa, stravolgendosi, contorcendosi e “schifiandosi” da sé con buona pace dell’allora sindaco Drago che, pare, anche per opinabili scelte compiute dalle sue Giunte non fosse poi così amato dai concittadini. Proseguendo per corso Sicilia, in direzione stazione ferroviaria, due ampie fosse nel terreno, due buche che sprofondano come vero e proprio “bradisismo di civiltà” servono, ancora e mWP_20141024_024algrado l’impegno messo a folate, da tre diverse Amministrazioni comunali, a contenere varia umanità. Gli ultimi degli ultimi, i diseredati dalla vita ma anche, presumibilmente, una buona parte di soggetti pericolosi perché senza neppure l’ombra di una speranza, ammassati in situazione ad alto rischio.
Le catapecchie vengono rimosse, le mura riprese e chiuse ma li, nelle fosse di corso Sicilia, qualche decina di disperati, come topi attorno allo scarto di formaggio, tornano sempre.
Ecco, la ex via Di Prima, ormai riconosciuta come via De Curtis, è la parallela del Corso Sicilia. Il vecchio, potenzialmente bellissimo,
quartiere di San Berillo si dipana di lì verso il mare arrivando ad affacciarsi su via di San Giuliano di fronte alla fascinosa piazza Teatro
Massimo. La Vertical garden mania arriva a San Berillo grazie al Museo REBA, lo accennavamo all’inizio, con l’intento di rianimare lo storico quartiere catanese e lo fa assieme a tanti designer provenienti da tutta Italia che hanno accolto l’invito rivolto loro dall’architetto Basile, moderno mecenate che ha fatto della Cultura ragione di vita.
Il nuovo allestimento, proposto per questo  fine settimana e, quindi, fino a domani, sarà fruibile dalle 10.00 alle 17.00 in un palazzetto di prossimo recupero messo a disposizione da “noti imprenditori catanesi” (come si legge dal comunicato) che vogliono, però, mantenere il riserbo sulla propria identità o sulla ragione sociale dell’azienda proprietaria del palazzo tardo ottocentesco.
L’intento resta quello di assaporare l’arte, vive la cultura per la strada, creare un fermento positivo nei cittadini e nei visitatori che vengono condotti in una sorta di viaggio sensoriale alla scoperta di luoghi per troppo tempo dimenticati.WP_20141024_009
Il quartiere resta degradato ma, soprattutto, rappresenta una grande opportunità per il prossimo, si spera armonioso, sviluppo della città di
Catania. Se ne dice convinto anche l’assessore comunale Salvo Di Salvo presente all’incontro di venerdì mattina con architetti e giornalisti. Per
Giuseppe Scannella, presidente dell’ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della Provincia di Catania la cui Fondazione, in collaborazione con l’Associazione Culturale Officina 21, ha promosso e realizzato il nuovo plastico su San Berillo (futuro, aggiungiamo noi) e le relative tavole di analisi e progetto sul workshop internazionale “Aretè – abitare le rovine” proposte all’interno di questa sorta di “temporary museum” che è il Museo REBA si tratta di “…Non snaturare questi luoghi dove l’elemento umano presente non va allontanato ma contestualizzato. Un quartiere dove dovrebbero tornare ad operare, soprattutto, gli artigiani che diedero, coi loro mestieri, anche i nomi a diverse vie. Un luogo dove promuovere anche un corso d’acqua, momento importante per la creazione, ed il mantenimento, di un particolarissimo microclima”.
Suggestioni, opportunità, idee per una città che verrà e che, sempre secondo Scannella, non deve essere sfiorata, soprattutto a San Berillo da
ipotizzabili “colate di cemento”. Nel fine settimana la via delle Finanze, all’angolo con la via Buda, ospiterà una mostra fotografica degli artisti locali: Adele Statello,Alberto Contarino, Alessandro Grasso, Alfredo Pappalardo, Andrea Nucifora, Claudio Giuffrida, Fabio Agatino, Francesco Raciti, Francesco Trainiti, Lele Bressan, Linda Cannilla, Marcello Trovato, Luisa Scavone Crash, Mary Roma, Salvo Puccio, Roberta Venniro, Tiziana Blanco.
Il nuovo progetto della Vertical garden è il laboratorio creativo vivificato dall’utilizzo di materiali di recupero e in parte biodegradabili, ala pulizia e allestimento di ambienti di design ricreati con materiali di riciclo e all’evento di richiamo centrale, quel giardino verticale fatto con vecchie bottiglie di plastica e piante grasse offerto alla fruizione del pubblico nelle belle via Carro e via Buda.
L’ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni sull’evento, durante le ore d’ufficio (per tutto sabato mattina) è possibile chiamare il numero 3480327084.

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