…pronto …pronto … Mauro, mi senti? Hai saputo? Sono stati condannati. Il tuo assassinio è stato riconosciuto come delitto di mafia. Certo, sono passati 26 anni; ma, in fondo, cosa sono per te 26 anni? No, sulle indagini subito deviate non si sa ancora nulla. Sulle collusioni “istituzionali”, nemmeno; sulle complicità c’è ancora tanta nebbia, più nebbia di quella che improvvisa compare sulla collina di Erice in certe giornate senza vento. Però ci sono finalmente dei colpevoli, e stanno in carcere.

Oddio, sai come vanno queste cose: non è una sentenza definitiva come quella che è stata inflitta a te; in Italia ci sono gli appelli, i controappelli, i TAR, le Cassazioni, le Corti costituzionali e quelle incostituzionali, e ciascuno ha una sua verità. E una corte di Gorgonzola può contraddire quella di Mongiuffi. La Giustizia, in questo mondo di ladri, è talvolta un’immigrata semiclandestina; per cui non ti deve troppo stupire se ci sono stati, e ci sono, magistrati che rischiano … l’espulsione a vita.

E alla fine, pare non sia poi così difficile, né raro, poter scappare dalle carceri. Però in tutti noi c’è la sensazione che, almeno nei confronti della mafia, qualcosa cominci davvero a cambiare; magari in maniera contraddittoria, contorta, altalenante, ma cambia. Cosicché questa sentenza  ha regalato a tutti noi sensazioni in agrodolce: una rabbia ancora “giovane” per ciò che fu, un conforto “senile” per un piccolo risarcimento alla tua memoria e alle nostre illusioni.

RostagnoMa come, “ … noi chi?” . Noi, tutti quelli che seguivamo le tue inchieste e le tue denunce, quelli che andavamo alle manifestazioni per gridare slogans oggi improponibili, quelli che la serietà dell’impegno la mettevamo negli studi come nella protesta, quelli che volevamo cambiare la Sicilia, l’Italia e il mondo. Noi non abbiamo cambiato quasi niente, ma il mondo è peggiorato; e stanno scontando i nostri figli tutte quelle nostre delusioni …  che a te sono state “risparmiate” (ci stai, vero, allo scherzo?). Eppure, c’è ancora chi se la prende con “i figli del ’68”. Bella faccia tosta!

No, non vestivamo alla “marinara” come i coccolini della Real Casa Agnelli. Ma ci riconoscevamo anche senza bandiere e senza divise. Eravamo tutti ricercatori dell’Altrove terreno: chi si ispirava alla Cina, chi a Cuba, chi all’Albania, chi preferiva i sentieri di Utopia; sparsi in gruppi più o meno piccoli, sempre a litigare tra di loro, tutti alla ricerca di un proletariato in buona parte di fantasia. Ma tutti liberi dal conformismo dominante, dal cloroformio di un benessere che indovinavamo già malato, da una politica classista e clientelare di cui si denunciava il percorso diseguagliante e discriminante. E oggi, Mauro, ci tocca leggere i guru del pensiero e dell’informazione che si allarmano sorpresi per il degrado politico e civile dell’Italia e degli italiani.

Nessuna nostalgia, per carità: è perniciosa sempre, e ostacola l’uso critico della ragione. Più utile prendere atto che nei tribunali la parola “mafia” non corrisponde più ad un nebuloso concetto dai contenuti vaghi e dubitabili, ma ad una “Cosa” precisa con caratteristiche sempre criminali. Ed è bello vedere sui muri esterni del carcere catanese di Piazza Lanza degli splendidi murales di “Addio Pizzo!” che ricordano quanti, poliziotti magistrati e cittadini, hanno perso come te la vita per combattere queste cellule cancerose che si nutrono di mancato sviluppo economico, di losche complicità politiche, di finta indolenza e ignavia.

Pensa: se tu volessi, potresti rispondermi al telefono, quello cellulare, senza preoccuparti se c’è un maresciallo ad “ascoltare”. Oggi potremmo parlare anche senza disporre della strumentazione antintercettazione di un Greganti o di uno Scajola, perché denunciare mafia, mafiosi e collusi non è considerato azione provocatoria di pericoloso estremista né reato, ma merito civile. E ad indicare nella Mafia la responsabile della tua morte non si rischia più di essere incriminati di “voler depistare le indagini” (v. http://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Rostagno ), come accadde a Craxi e Martelli.

E le scuole, e gli imprenditori sono spesso in prima fila nella diffusione di una cultura dell’onestà e della liberazione dalla mafia. Quanta strada, da allora.

Rostagno3Mi pare di sentirti, vecchio rompiscatole che non sei altro. Certo che non sono tutte rose e fiori: adesso la mafia ha invaso l’Italia intera; il mercato della droga è più che mai fiorente; non ci sono più partiti che rubano con “discrezione”, perché tanti amministratori del bene pubblico rubano in proprio quando e come possono; singoli uomini politici possono investire in Borsa (in sostanza, come se un calciatore scommettesse sulle partite in cui gioca), o fare gli “ambientalisti” contro il Ponte sullo Stretto di Messina perché hanno azioni nelle società di navi-traghetto, le Fondazioni “culturali” detengono azioni e funzionari di partito siedono nei Consigli di Amministrazione di aziende pubbliche (ti stupisce che Berlusconi se la rida ogni volta che si parla di legge sul  “conflitto d’interesse?).

E anche sull’amministrazione della Giustizia, una mente che non abbia perduto la fiducia imparziale nella certezza del diritto non può che avanzare seri dubbi in merito all’uso talora strumentale di qualche “pentito” più o meno fasullo, alla presunzione di colpevolezza con le “manette” preventive, alle contorsioni giuridiche tipo “… concorso esterno in concorso esterno ad associazione mafiosa” con arresti di mogli, fidanzate, parenti e amici dei “concorrenti esterni” pur di arrivare alla verità. Forse. Ma fammi dire una banalità: non c’è rosa senza spine.

Mauro, non so se puoi sentirmi; questa linea telefonica è un po’ come la Giustizia: tutti speriamo che ci sia, tutti la desideriamo, tutti la vorremmo perfettamente funzionante. Ma non può esserci alcuna certezza assoluta; e  anche quando se ne raggiunge un grado parziale, esso stesso può sempre essere messo in discussione o ribaltato.

È il prezzo che paghiamo alla libertà: se davvero esistesse la perfetta Giustizia assoluta, sia quella umana che quella sovraumana, saremmo perfetti ma non liberi, e quindi gravemente imperfetti. In fondo, se il padreterno c’è, non può che essere un buon compagno anarchico, che ha creduto nella libertà come nel fondamento di tutti i beni. Ti è dunque di buona compagnia.

A noi altri, tutti quelli  che continuano a cercare l’Altrove terreno e un grado accettabile di giustizia, non disposti a rinunciare a una società di liberi ed uguali, a un mondo più pulito anche in Sicilia; a tutti quelli che, seppur gravati da sconfitte, ferite e delusioni ma anche da piccole o grandi vigliaccherie, da chiari od opachi opportunismi, non rinunciano ancora ad alzare le voce; a tutti quelli che non hanno più bandiere né libretti da sventolare, ma che non rinunciano a togliersi la cravatta e a tirare una scarpa se necessario; a tutti quelli che hanno gioito della sentenza che ha condannato dei mafiosi ed ha reso ufficialmente l’onore a te ed alla Comunità Saman, non resta che mandarti un affettuoso saluto ed una promessa: la lotta continua.

Rostagno4

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