Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – Quella dello stabile di via Furnari è una storia complicata, che inizia negli anni ’60 quando lo stabile viene costruito, abusivamente, dall’impresa dei Fratelli Venezia, che successivamente dichiara fallimento. Lo stabile, di cui è stato difficile identificare gli effettivi proprietari, rimane abusivo e abitato per più di cinquant’anni da diverse famiglie e più recentemente da altre, che si vedono pervenire nell’agosto del 2014 un’ordinanza di sgombero. L’ordinanza arriva nel bel mezzo dei lavori di costruzione di un complesso residenziale che la Ibis Srl, di Sergio Pedullà (co-fondatore di Unimed e proprietario della Scuola Empedocle), vuole realizzare nello spazio adiacente allo stabile, dopo aver raso al suolo la villetta liberty acquistata dall’on. Anna Finocchiaro.

L’ordinanza parla chiaro : lo stabile è pericolante e deve essere immediatamente abbandonato. Fatto sicuramente singolare è che la perizia tecnica allegata all’ordinanza viene prodotta dalla Ibis Srl e non dai tecnici degli uffici comunali, motivo per cui il TAR di Catania in un primo momento da ragione ai residenti, accogliendo la richiesta di sospensiva.

Da allora inizia un estenuante braccio di ferro tra il comune, che per motivi di sicurezza intima lo sgombero, e le famiglie, che non avendo possibilità di poter pagare un affitto, non vogliono lasciare lo stabile, perché significherebbe finire letteralmente in mezzo alla strada.

Si arriva al 16 febbraio, quando viene eseguito lo sgombero coatto, con il dispiegamento, forse eccessivo, delle forze di Polizia, Carabinieri e Vigili Del Fuoco. Si registrano momenti di grande tensione a causa della reazione disperata di un abitante dello stabile, che arriva a minacciare di buttarsi giù dal balcone dell’abitazione in cui aveva vissuto per tanti anni.

Per Matteo Iannitti, esponente di Catania Bene Comune, che segue la vicenda dal 2014, il comune ha preferito usare la forza, senza aver dato risposte concrete alle famiglie, che nell’arco di questi due anni hanno ripetutamente chiesto all’amministrazione comunale di intervenire per la messa in sicurezza dello stabile.IANNITTI

“Se l’attenzione a via Furnari e lo sforzo di trovare alloggi popolari fosse stata reale – afferma Iannitti – doveva concretizzarsi nei due anni intercorsi tra l’emissione dell’ordinanza di sgombero e lo sgombero effettivo. Si potevano trovare le case e accompagnare le famiglie da un immobile a un altro senza alcun pericolo, trauma, utilizzo delle forze dell’ordine. Nel corso del consiglio comunale, che si è svolto ieri mattina, è emersa da più parti la necessità di riqualificare immediatamente alcuni immobili comunali chiusi o anche di altre istituzioni, che potrebbero essere utilizzati subito per far fronte all’emergenza abitativa e su questo non c’è mai stata risposta da parte dell’amministrazione. La soluzione secondo noi auspicabile è quella di mettere in sicurezza lo stabile di via Furnari 31 e far si che le famiglie, senza reddito, che vivono in quegli alloggi possano diventarne proprietarie. Sarebbe la soluzione ottimale – continua l’esponente di Catania Bene Comune –  perché è una soluzione a lungo termine, invece prevalgono gli interessi dei soggetti privati, che hanno sconvolto la vita di tante persone e soprattutto di tanti bambini. Non mi stupirei del fatto che in un futuro non molto lontano, lo stabile venisse messo all’asta e acquistato dagli stessi soggetti che negli spazi adiacenti hanno abbattuto una bellissima villa dell’800 e vogliano magari costruire un ampio parcheggio”.

– Ma perché non si è intervenuti in tempo, mettendo in sicurezza lo stabile ed evitando lo sgombero ?

Lo abbiamo chiesto al vicesindaco Marco Consoli, che ha precisato come lo stabile non sia di proprietà del comune.

Abbiamo tantissime volte invitato i proprietari a mettere in sicurezza l’immobile,- ha affermato Consoli – ma senza ottenere risposta. Già la loro individuazione non è stata facile, ma frutto di un lavoro costante portato avanti nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Alcuni di loro hanno addirittura rinunciato all’eredità, perché far fronte alla sistemazione dello stabile avrebbe comportato un investimento economico importante. Questo per dire che all’azione di sgombero non siamo arrivati dall’oggi al domani”.

– Verrebbe da chiedersi come mai non è intervenuto il comune nella messa in sicurezza dell’immobile, visto che per far fronte all’erogazione del buono casa di 250€ a famiglia dovrà spendere quasi 100.000 euro l’anno, per un massimo di due anni ? Tra l’altro non avete preso in considerazione il progetto presentato dalle famiglie occupanti per la messa in sicurezza dello stabile e la sua riqualificazione, che avrebbe potuto rappresentare una via d’uscita valida.

CONSOLI“Per noi quel progetto è carta straccia per un semplice motivo : gli occupanti abusivi non hanno alcuna titolarità a presentare progetti di riqualificazione di uno stabile di cui non sono proprietari. Di fronte ad un immobile seriamente danneggiato la prima cosa che un’amministrazione responsabile può fare è convincere le famiglie ad abbandonare gli alloggi”.

– Le famiglie che abitano nello stabile da cinquant’anni hanno però lamentato il fatto che il pericolo di crollo imminente si sia materializzato solo quando nel 2014 arriva la perizia della Ibis Srl, che ha fatto partire l’ordinanza di sgombero del comune.

“Non ricordo esattamente quale perizia sia stata presentata per prima, ma di fronte alla situazione di un immobile seriamente danneggiato ribadisco che l’unica cosa da fare è sgombrarlo. Va detto che anche il comune ha presentato le sue perizie, che hanno successivamente determinato l’accoglimento da parte del TAR dell’ordinanza di sgombero.

La prossima settimana terrò una riunione con l’assessore all’urbanistica e l’assessore ai lavori pubblici per individuare quali soluzioni è possibile attuare per mettere in sicurezza l’immobile e l’area. Per fare questo è necessario capire quali siano i costi, che gravano sui proprietari, e se ci sono le condizioni tecniche per poterlo recuperare. Se non fosse possibile l’alternativa è l’abbattimento dello stabile”.

– Se i proprietari non si sono fatti carico fino ad ora delle spese necessarie per mettere in sicurezza l’edificio, risulta difficile pensare che lo facciano adesso. Non sarebbe stato meglio cercare fin da subito una soluzione alternativa ? Matteo Iannitti proponeva l’utilizzo di locali del comune e dell’ex provincia, attualmente inutilizzati, che potrebbero ospitare le famiglie.

“Iannitti essendo fuori dal comune non conosce per nulla la situazione interna alla direzione patrimonio. Abbiamo in realtà pochissimi alloggi disponibili, che riserviamo a quelle famiglie che sono da anni in graduatoria, alcuni dei quali consegneremo il prossimo ottobre. Ciononostante nel caso di via Furnari attenzioneremo le famiglie caso per caso, perché ci sono situazioni con minori anche di pochi mesi o con problemi di salute. Mi dispiace che ci sia gente come Iannitti, che specula su queste disgrazie. È facile dire che si possono fare ristrutturazioni, che gli alloggi ci sono ma che il comune non li rende disponibili o che ci sono dietro degli interessi privati. Mi sarei aspettato da Iannitti e dalle associazioni che hanno puntato il dito sull’amministrazione una collaborazione maggiore, come sta avvenendo con alcune associazioni di volontariato, che ci stanno dando una mano nel trovare dei locatari”.

– Passato questo mese, cosa succederà se non si dovessero trovare delle sistemazioni adeguate per le famiglie di via Furnari ?

“Il nostro obiettivo è che entro un mese le famiglie siano sistemate. Se dovessimo di poco sforare i 30 giorni non è un problema per l’amministrazione. Già da lunedì ne discuteremo con l’assessore Villari, le associazioni di volontariato, i servizi sociali e l’avvocato Pulvirenti, per trovare il prima possibile dei locatari. Sono molto fiducioso che la vicenda si risolva nel migliore dei modi, perché la stiamo affrontando con la giusta serietà”.

 

 

 

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