di Davide Di Bernardo

CATANIA – Tra Catania a Zurigo, in Svizzera, ci sono ben 1808 chilometri secondo Google Maps.Eppure tra gli anni ’50 e ’70 tantissimi siciliani emigrarono proprio in Svizzera alla ricerca di un avvenire migliore e di una paga dignitosa.

In quegli anni, che oggi si ricordano con nostalgia, l’Italia viveva il suo boom economico, la Fiat produceva auto in quantità elevate e creava industrie sul territorio, ma la Sicilia, anche allora, viveva degli “aiuti” inviati dal Nord per fronteggiare il disavanzo creato forzatamente con lo stesso durante l’unificazione nazionale.

Oggi, in tanti ripetono quel viaggio della speranza e spesso ci dimentichiamo degli immigrati che affollano le nostre coste e di quanto simili siamo a loro.Ma c’è anche chi decide di fare il viaggio all’inverso e, cosa ancora più eclatante, a piedi.

Johannes Bardill è un pastore della Chiesa Valdese che si è preso sei mesi sabbatici, come permesso una sola volta nella vita dalla propria curia, ha deciso di utilizzarli per vivere l’esperienza del viaggio, inteso come 1000 anni fa, quando il mezzo primario erano le proprie gambe.Raggiunto durante la sua tappa catanese ci ha spiegato l’importanza del viaggio, più che dello spostamento che può avvenire con mezzi quale l’aereo, e del gustarsi tutti i momenti che esso possa regalare.

– Dove la porterà ancora il suo viaggio?

“Ho da poco preso una bicicletta per ripartire verso casa, dopo però aver fatto tappa a Riesi, dove farò uno stage di formazione diretto proprio dalla comunità valdese del luogo.Il mio viaggio non è stato dettato da un percorso predefinito, ma è nato man mano, passo dopo passo. Ho cercato di usare il più possibile le strade più piccole, quelle che raccontano la storia dei luoghi, quelle che regalano ancora i profumi della tradizione.Sono partito alla fine dell’inverno, ho scelto l’Italia perché ne parlo abbastanza bene la lingua e per la curiosità che da sempre ha creato in me, mi sono ritrovato a Catania in piena primavera. Tutta l’Italia è bella”.

– La Chiesa Valdese in cosa differisce dalla cattolica?

“E’ più piccola e non ha una figura a capo. C’è una sinodo in cui si vota e si decide insieme, inoltre io sono un Pastore, sono sposato ed ho 3 figli. La comunità di Catania, purtroppo, non mi ha risposto e sono molto deluso della cosa. Anche perché durante la pasqua, vicino a Roma, è stata proprio una comunità del luogo che, dopo aver pregato insieme durante il venerdì santo, mi ha invitato a passare con loro le sante feste. E’ stato bellissimo perché credo che sia proprio questa l’essenza della fede verso Dio: accogliere l’altro come un fratello”.
– Come vedono gli svizzeri i tanti immigrati italiani?

“Da piccolo ricordo erano tanti gli stranieri venuti da questo paese e mia madre diceva di stare attento agli italiani “pericolosi”, ma poi ho capito che tutti sono uguali e che non è possibile generalizzare. Esistono anche svizzeri “pericolosi” e italiani, come quelli che ho incontrato, magnifici.Eppure ho riflettuto su come si viva ad essere considerati stranieri, proprio con questo mio viaggio, ed ho visto che l’Italia non tratta in maniera diversa lo straniero, almeno non è capitato con me.Le uniche paure che ho avuto sono state nelle nevi del nord, dove ho incontrato un cinghiale e visto le orme di un orso!”

– Qual è il messaggio che vuoi dare con il tuo cammino di fede e di vita?

“Io spero di poter dare a tutti la possibilità di conoscere la bellezza della chiesa Valdese, non per far convertire le persone, ma semplicemente per far sapere a tutti che esiste quest’altra comunità, e non considerare il proprio cammino di fede solo come qualcosa lasciatoci in dote dai genitori, ma proprio come una scelta”.

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